Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

L’uomo, i misteri e l’ignoto

Appuntamento con lo “spettro di Brocken”

Documentazione fotografica di una apparente casualità.

27 Febbraio
11:00 2019

Atto primo

 

Avevo appena terminato di leggere la prima edizione di un curioso libro sulle strane caratteristiche del monte Musinè e sulle leggende narrate intorno ad esso. Il libro, scritto da una nota giornalista torinese, mi incuriosì a tal punto che decisi di indagare direttamente facendo un sopralluogo. Così il 13 novembre 1977, in sei compagni di avventura ci inerpicammo sul monte in questione in cerca di coppelle (piccoli incavi a coppa scavati dall’uomo su rocce piane, aventi significati diversi in relazione alla cultura e religione del luogo in cui sono stati realizzati).

 

Di ritorno dalla cima, nelle condizioni particolari di quel giorno, ci imbattemmo in uno strano fenomeno: il sole alle spalle proiettava la nostra ombra nella nebbia di fianco a noi, ed intorno alle sagome appariva un alone iridescente di cui non sapevamo darci spiegazione. Scattammo delle foto (non riuscite) e delle diapositive sufficientemente esplicative.

 

Successivamente contattai la scrittrice che si rese disponibile ad un incontro. Ne seguirono un articolo su un quotidiano ed il capitolo nella seconda edizione di quel libro.

 

Nelle ricerche che precedettero la nuova edizione trovai informazioni che chiarirono il fenomeno osservato.

 

Si tratta di un fenomeno ottico, denominato “spettro di Brocken” dal nome del monte nel massiccio dell’Harz in Germania dove fu notato la prima volta e dove sovente si manifesta.

 

Brocken e Musinè sono simili per altezza (8 metri di differenza) e leggende (saga delle streghe ).

 

La prima osservazione documentata in Italia avvenne all’inizio del secolo scorso intorno alla croce del Cervino.

 

Tale fenomeno è alcune volte osservato da piloti di aereo (che difficilmente riescono a fotografarlo, sia per la brevità del fatto, sia perché diversamente impegnati in altre operazioni, sia perché privi di macchina fotografica al momento opportuno).

 

Atto secondo

 

Nel 1996, a quasi vent’anni di distanza, ebbi l’occasione di un viaggio in Cina per lavoro, quale accompagnatore di un mio socio, un procacciatore di affari italiano e la sua corrispondente cinese.

 

Durante il viaggio di andata lasciai la macchina fotografica senza pellicola nella valigia in modo che i rullini, racchiusi nel contenitore di sicurezza, restassero protetti dai raggi X dei detector aereoportuali.

 

Avevo acquistato quella macchina fotografica, semplice e particolare (predisponeva alle panoramiche ritagliando una striscia centrale del fotogramma), proprio per quella occasione, in affiancamento alla vecchia fotocamera troppo ingombrante.

 

Alla prima occasione in piazza Tienanmen non riuscii ad usarla e pensai che non funzionasse; invece avevo solamente agganciato male il rullino.

Poi funzionò regolarmente.

 

Sei giorni dopo, durante il viaggio di ritorno, decisi di tenere al collo la macchina, caricata con un rullino vergine. In aereo (11 ore di volo) ogni tanto si parlava, qualche volta si dormiva.

 

Ad un tratto, mentre, prossimi a casa, stavamo sorvolando le Alpi, buttando uno sguardo fuori dal finestrino...

 

eccolo là lo spettro di Brocken!

 

Per la seconda volta.

 

Scattai alcune foto del fenomeno apparso intorno alla figura dell’aereo proiettato sulle nubi sottostanti, e mi sentii in pace come quando si incontra inaspettatamente un vecchio amico dopo tanti anni di lontananza.

 

In quell’istante capii quale era stato il vero motivo del viaggio in Cina!

 

--------------------------

 

PS: “carissimo sdB”,

se è vero che non c’è il due senza il tre … arrivederci alla prossima!

(visto che l’appetito vien mangiando e adesso ho una macchina fotografica digitale che fa anche la pizza, non prenderla come un impegno; semmai come un invito a cena!).

 

Foto e testo

Pietro Cartella

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo