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Terza Pagina

La rabbia ed il cordoglio

I mass media italiani dopo la vittoria di Trump

24 Febbraio
12:00 2019

Succede molto di rado di ridere e di divertirsi leggendo ed ascoltando la stampa e le trasmissioni televisive. Parlano di solito dell’accoglienza degli immigrati, di insulti degli euroburocrati, infastiditi dalla richiesta di Renzi di nuove elemosine, della disoccupazione che aumenta (nonostante Padoan affermi ogni giorno che aumentano gli occupati), della disperazione dei terremotati del centro Italia, che hanno capito che non sarà certo Renzo Piano, l’archistar di Renzi, a ricostruire le loro abitazioni, “dove erano e come erano”.

Un antipasto di allegria era già stato offerto agli italiani dal viaggio a Washington di Matteo Renzi, che accompagnato dal giullare di stato, si era fatto ricevere dal povero Barack Obama, intento a fare le valigie.

Molto divertente, anche perché esaltata dalla prosopopea dei nostri mass media, era stata la notizia che la buona Agnese, portata negli USA su suggerimento dello spin doctor Jim Messina, aveva visitato il celebre orto della Casa Bianca coltivato da Michelle.

Le vette della comicità e del divertimento sono state raggiunte leggendo i resoconti di alcuni giornali ed i commenti dei soliti sedicenti intellettuali sull’elezione.

Molti direttori e molti opinionisti di quotidiani, che perdono copie ogni mese che passa e sopravvivono con gli annunci mortuari, si sono scatenati. Non solo non hanno preso le distanze dal povero De Niro, che ha definito Donald Trump nientemeno che deficiente, cane e maiale, ma si sono scagliati con insolita virulenza anche sugli elettori dell’attuale presidente.

La rabbia ha sconvolto tutta l’élite razzista del nostro paese.

Il direttore de La Stampa, persi i freni inibitori, definisce gli elettori di Trump “tribù bianca”, assimilandoli forse, nel suo tormentato subconscio, a quella tribù del katanga da cui era emersa una ministra nera di Enrico Letta. Dal che si evince che ”bianco” è sinonimo di abbietto.

E’ stato subito seguito da una canea urlante di opinionisti, ancora più sconvolti dalla rabbia, che hanno parlato di quegli elettori come di bianchi senza titolo di studio, circolo degli stupidi, fautori di un machismo da operetta, animali, classe media e bassa, senza laurea,  appartenenti alla comunità rurale, miserabili, populisti ed antiglobalisti, seguaci di un bancarottiere, poveri individui che ragionano con la pancia e non con il cervello. Ed infine l’insulto immancabile: quello di razzisti o più gentilmente xenofobi.

Sono articoli da utilizzare per suscitare, rileggendoli domani, momenti di spensierato buonumore e da conservare in archivio per osservare, in un vicino futuro, il comportamento degli autori di tali raffinate esternazioni.

Anche se siamo sicuri che tutti, a partire dai direttori e dagli opinionisti dei giornali più grandi, cercheranno ogni sotterfugio per cospargersi il capo di cenere e per salire, come da italica abitudine, sul carro di Donald Trump. 

 

 

 

 

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