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Cronaca

Inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese

L’attuazione della Pastorale Giudiziaria

25 Febbraio
08:30 2019

Nella cornice raccolta di Villa Lascaris a Pianezza (TO), si è svolta sabato, l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale interdiocesano piemontese.

Occasione non rituale per verificare le novità e gli effetti della riforma pontificia entrata in vigore nel corso del 2017, volta ad innovare le procedute e le finalità insite nella vita ed operatività dei tribunali ecclesiastici.

La riforma operata da Papa Francesco con il Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus dell’agosto 2015, a cui sono seguiti diversi provvedimenti di esecuzione da parte della Santa Sede e della Conferenza Episcopale Italiana, ha dato un nuovo assetto alle strutture sia, in parte, al procedimento giudiziale per la dichiarazione di nullità del matrimonio.

In Piemonte, in applicazione della riforma, si sono costituiti due Tribunali, quello Interdiocesano con sede a Torino, nel novembre 2017,e quello Diocesano di Alessandria che appella al tribunale Interdiocesano.

Nella sua relazione , il Vicario Giudiziale, monsignor Ettore Signorile, ha così precisato: “Se il 2016 è stato caratterizzato dal grande sforzo e dal notevole impegno per dare operatività e adempimenti richiesti dalla riforma e il 2017 ci ha visti impegnati a dar vita al necessario accompagnamento dei fedeli che si sono rivolti o intendevano rivolgersi al Tribunale, l’anno 2018 ha rappresentato un consolidamento di quanto iniziato fin dai primi e caotici giorni successivi alla promulgazione del Motu proprio.

Tutti gli operatori del tribunale, ha proseguito, si sono sentiti chiamati ad essere sempre di più parte attiva di una pastorale famigliare integrata che deve vedere coinvolti gli uffici, i consultori diocesani e i centri di ascolto richiamati dal Moderatore (L’arcivescovo Nosiglia) nell’intervento iniziale di questa giornata.  Nel 2018. Prosegue Signorile, si è cercato da più parti, ma in modo non ancora soddisfacente, di attuare una sinergia tra le varie realtà operanti sul territorio. Se per un verso ci siamo sentiti chiamati a conformare sempre più efficacemente la legislazione canonica alla salvezza delle anime che è norma “cornice” o di sistema di tutta la vita ecclesiale, per un altro verso, abbiamo cercato di non oscurare la “necessità di tutelare al massimo grado la verità del sacro vincolo”.

Se entriamo nel consuntivo dell’attività del 2018 scopriamo che in Piemonte i matrimoni religiosi sono poco più della metà di quelli civili (4472 contro 8029) e nel 2018 ne sono stati annullati 122 a fronte di 132 richieste. Il dato emerge dalla Relazione sull'attività dell'anno giudiziario 2018 del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese, presentata  dal vicario giudiziale Monsignor Ettore Signorile, in questa occasione.

"I numeri - ha sottolineato il Vicario Giudiziale,  risentono della forte secolarizzazione in cui vivono le nostre comunità cristiane. Si è attestata una tendenza a evitare il matrimonio, optando per le mere convivenze. Una tendenza così radicata da porre l'Italia al penultimo posto in Europa, davanti solo alla Slovenia". Da qui, come annuncia Papa Francesco, nell’allocuzione alla Sacra Rota: “l’obbligo in solidum, con responsabilità primaria dei pastori e la partecipazione attiva della comunità nel promuovere il matrimonio e accompagnare le famiglie con il sostegno spirituale e formativo”.

"Ma nonostante il vertiginoso calo dei matrimoni, sostiene monsignor Signorile,  il Tribunale, in riferimento alle domande di nullità, si mantiene sui livelli di dieci anni fa. Diminuiscono però le sentenze negative. Nel 2018 a fronte di 132 decisioni di primo grado, le negative sono state 10, il 7,6%.

“Anche nel 2018 abbiamo riscontrato il fenomeno di cause particolarmente delicate e complesse, soprattutto per l’impennata delle cause di nullità per incapacità consensuale, che sono la maggioranza.

Il nuovo tribunale continua a svolgere serenamente e diligentemente il proprio lavoro in pieno ausilio al Vescovo giudice. Mi piace pensare al TEIP come un’occasione offerta a tutti e non un privilegio per qualcuno e mi piace sentire questo strumento pastorale come vivo e attivo per il “vero” bene dei fedeli in difficoltà. Fedeli, conclude il Vicario Giudiziale, da incontrare e da accompagnare in un procedimento ai loro occhi astruso e difficile. Il Tribunale Ecclesiastico Piemontese è in prima linea per affrontare questo cambiamento epocale della Chiesa di fronte alle esperienze di fallimento coniugale e lo fa con l’urgente consapevolezza di chi sente sue le parole di Gesù: “Non temere; d’ora in poi tu sarai pescatore di uomini”.

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