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Politica Nazionale

Il “sardista” Christian Solinas eletto presidente della regione Sardegna con oltre il 48% dei voti

Vittoria della Lega, tenuta del PD, schianto dei grillini. La prossima meta sarà il Piemonte

26 Febbraio
08:00 2019

Dopo un lungo scrutinio si è arrivati al voto finale. Vince il candidato di centro destra, il cagliaritano  Christian Solinas di 42 anni, segretario del Partito sardo d'Azione. Il 4 marzo scorso è stato eletto in Senato nella lista di Lega-Psd'Az dopo l'alleanza sancita con il Carroccio.

 

E proprio il leader della Lega Matteo Salvini è stato il principale sponsor di Solinas quando il centrodestra si è trovato ad esprimere il nome del candidato governatore. Una scelta, appunto, che è ricaduta sulla Lega grazie all'accordo con Forza Italia e Fratelli d'Italia che anche in Sardegna, come per le regionali in Abruzzo, si sono presentati da alleati nonostante la separazione avvenuta nella formazione del governo Conte.

 

Il candidato governatore della coalizione di centrodestra e sardista formata da 11 liste, ha già avuto esperienze nell'esecutivo regionale: è stato assessore dei Trasporti nella Giunta Cappellacci, oltre che consigliere regionale nelle ultime due legislature (si era dimesso dall'assemblea sarda nell'aprile scorso a seguito della sua elezione in Senato).

 

Il candidato del centrosinistra, Massimo Zedda, sindaco di Cagliari che ha riportato il 33% ammette la sconfitta, ma sottolinea, comunque, il buon risultato del Pd nella competizione, primo partito e sopra il Movimento cinque stelle nelle preferenze.

Il M5S esce distrutto ed il candidato presidente Francesco Desogiu raggruppa all’incirca l’11% dei voti.

E’ il ritorno dei bipartitismo, maggiormente consono con le leggi elettorali vigenti.

 

A caldo e a buon diritto il commento di Matteo Salvini: "Dalle politiche a oggi se c'è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd. Anche in Sardegna, dopo il Friuli, il Molise, Trento, Bolzano e l'Abruzzo i cittadini hanno scelto di far governare la Lega. E come in Abruzzo anche in Sardegna è la prima volta che ci presentiamo alle Regionali. Grazie a tutti quelli che hanno deciso di darci fiducia".

 

La prima osservazione, analizzando dati, liste e candidati, riporta un tocco di nobiltà alla politica. Infatti quando i candidati proposti agli elettori non sono catapultati dall’alto, ma provengono da radicate e positive esperienze sul territorio, tengono, anche se la palma della vittoria ne premia uno solo e ciò dipende anche da altri fattori.

 

In questo caso, si conferma il traino della Lega Nord che, sino ad oggi, è anche risultato il primo partito della coalizione, oltre ad essere vincente in ogni competizione regionale.

 

L’altro dato che dovrà essere analizzato è la presenza positiva delle Liste Civiche portatrici di contenuti, d’istanze locali condivise e vicine nei programmi, all’Autonomia regionale, oltre a schierare candidati conosciuti e stimati.

 

Dopo 6 verifiche elettorali con il risultato positivo e determinante, la Lega da azionista di minoranza del Governo, potrà permettersi di condizionare meglio l’agenda del governo, anche se, con il voto in Sardegna "a livello nazionale non cambia nulla. Il Governo non è a rischio". Lo ha detto ieri il ministro dell'interno Matteo Salvini a margine di un convegno alla Luiss.

 

Già si parla di resa dei conti all’interno del M5S, di aggiornamento dell’agenda di governo. I prossimi giorni ci diranno cosa veramente potrà succedere nella compagine governativa.

 

C’è però una scadenza che Salvini e la Lega dovranno al più presto onorare e riguarda il Piemonte.

Il 26 maggio, oltre che per il rinnovo del Parlamento europeo, si voterà per il nuovo consiglio regionale del Piemonte.

C’è aspettativa per conoscere in modo definitivo se la Lega confermerà l’alleanza organica di centro destra, ne determinerà il programma e contribuirà alla scelta o all’indicazione del Presidente.

 

Da qui si potrà iniziare a capire l’impegno di  Salvini sulla TAV, rispetto al vociare di Di Maio e Toninelli e lo sblocco delle opere pubbliche che interessano una regione che sta perdendo progressivamente competitività e posti di lavoro.

 

In Piemonte, dopo lo sciagurato voto negativo alla TAV, proposto testardamente in consiglio comunale il 29 ottobre scorso ad opera di Chiara Appendino, sono sorti movimenti di opinione a favore delle infrastrutture. 35 organizzazioni di imprenditori e di lavoratori hanno preso posizione decise in tal senso. Mino Giachino ha raccolto oltre 115.000 firme a favore del progresso ed ha radunato a poca distanza di due mesi, oltre 30.000 in piazza Castello, affiancato dalle Madamine.

Sotto la sigla “SI Lavoro SI TAV” è pronto a presentare una lista civica volta all’affermazione di tali obiettivi.

 

Prevarrà la salvaguardia degli equilibri governativi, o Salvini presenterà un’indicazione chiara ed inequivocabile ai Piemontesi prima del voto? Il centrodestra, a detta di molti anche qui potrebbe avere il vento in poppa, confermando l’impegno per lo sblocco delle Infrastrutture e la ripresa dei cantieri, cercando di prevalere rispetto alla coalizione che Sergio Chiamparino sta alacremente mettendo all’opera, con un programma orientato ai “30 SI per il Piemonte dei SI” e liste a supporto tra le quali annoveriamo i Moderati di Mimmo Portas e la Lista “Chiamparino per il Piemonte” di Mario Giaccone già ampiamente collaudate in precedenti competizioni.

 

E solo questione di tempo e di chiarezza. La partita è aperta!

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