Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Cultura

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: 4 MARZO 1848. Carlo Alberto promulga lo statuto Albertino

Per riflettere sulla nostra Storia

3 Marzo
09:00 2019

Domani il calendario ci ricorda che siamo giunti al 4 Marzo. I commentatori politici, in un anno carico di consultazioni elettorali importanti, faranno riferimento alla pari data dell’anno scorso, ovvero alle ultime elezioni politiche.

Ma quant’acqua è passata sotto i ponti e quanto risulta effimero, a ben vedere, quel riferimento?

Le indicazioni di voto recenti e prevedibili ci fotografano una realtà completamente capovolta.

ll vincitore di ieri ha oramai il destino segnato.

L’inquilino governativo di minoranza è divenuto l’ago della bilancia con previsioni più che potenzialmente egemoni.

Gli ormai appannati partiti (PD e Forza Italia in primis) sconfitti l’anno scorso per le loro inettitudini espresse al governo e all’opposizione, stanno, per forza di cose, svegliandosi dal coma, più per demerito altrui che per rifulgere potenzialità sopite.

 

E così tra realtà e supposizioni si potrebbe continuare.

C’è invece un riferimento certo sul quale vorremmo soffermarci.

Il 4 Marzo del 1848. Perché in quella data lontanissima sotto l’aspetto cronologico è nato, qui a Torino, lo Stato di diritto al quale ogni democrazia o meglio ogni convivenza civile deve e dovrà fare riferimento, se non vogliamo ridurci alla barbarie.

Ci riferiamo allo Statuto Albertino, ossia alla  prima costituzione concessa da re Carlo Alberto ai sudditi del Regno di Sardegna e poi successivamente estesa al Regno d’Italia.

Da quel giorno la monarchia da assoluta si trasformò in monarchia costituzionale.  Lo Statuto Albertino rimase quindi a dettar legge, oltre alla proclamazione della Repubblica e sino all’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana, promulgata nel 1947 ed entrata in vigore il 1° Gennaio del 1948.

 

La carta costituzionale concessa da Carlo Alberto dev'essere inquadrata nella stagione nota come "Primavera dei popoli", ossia la serie di eventi che ha caratterizzato il 1848. Nella penisola italica, come del resto in molti Paesi d'Europa, vi era un gran fermento rivoluzionario e quando a Torino si venne a sapere che il re Ferdinando II di Borbone, sotto la pressione popolare, aveva concesso una Costituzione, la medesima richiesta venne avanzata al re Carlo Alberto. Nel volgere di un mese anche il granduca di Toscana, Leopoldo II, e lo stesso papa Pio IX avrebbero a loro volta elargito concessioni analoghe.

 

Concessioni, appunto. Lo Statuto albertino si presenta come una costituzione "octroyée", ossia concessa per volontà del sovrano. Il re emana il provvedimento «con lealtà di Re e con affetto di padre», come si può leggere nel preambolo. Lo Statuto si presenta come una "costituzione flessibile", ossia una disposizione che può venire modificata con le medesime procedure di una qualsiasi legge dello Stato. E infatti rimarrà in vigore pur nelle mutate condizioni dello Stato liberale prima e della dittatura fascista poi.

 

I principi a cui il sovrano sardo si ispirò erano quelli che avevano animato l'ascesa di Luigi Filippo d'Orleans in Francia, anche se, quando lo Statuto venne concesso, la rivoluzione parigina aveva già spazzato via la monarchia di Luglio.
Lo Statuto albertino è stata l’unica Costituzione concessa a essere sopravvissuta ai moti rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento: tutte le Costituzioni concesse a quei tempi avranno breve durata, da quella di Re Ferdinando II nel Regno di Napoli a quella di Pio IX nello Stato della Chiesa.

 

Lo Statuto di Carlo Alberto invece sarà esteso a tutto il Regno d’Italia dopo l’unificazione nazionale e sarà il testo di riferimento in vigore nel Regno fino alla fine della monarchia.

Inizialmente lo Statuto Albertino prevedeva che i membri della Camera venissero eletti dai cittadini maschi, ma solamente quelli che erano in grado di leggere e scrivere e possedevano un censo quantificato.

Ma già nel 1919, a opera di Giovanni Giolitti, con qualche passaggio intermedio lo Stato liberale introdusse il suffragio universale maschile, ossia tutti i cittadini maschi di età superiore ai 25 anni, a prescindere dal censo, avevano il diritto di eleggere i propri rappresentanti alla Camera. In questo modo, in Parlamento, non vi erano più solamente gli appartenenti ai partiti delle classi più agiate, ma anche quelli che si riferivano ai nuovi partiti (dai socialisti, ai Popolari di Sturzo), che rappresentavano tutti gli strati della società.

Fu ancora Umberto II che con decreto luogotenenziale 2 Febbraio 1945, n.23  estese il diritto di voto alla donne. Così le donne che avevano preso parte alla Resistenza, ricoperto ruoli produttivi per sopperire alle carenze degli organici, al posto dei mariti richiamati al  fronte bellico, avrebbero potuto a tutto campo esercitare il diritto di voto  ed essere elette.

Il godimento dei diritti civili e politici diveniva universale e tutti i cittadini, con il rispetto delle clausole anagrafiche, avrebbero potuto esercitare il diritto di elettorato attivo e passivo.

Con il referendum del 2 Giugno del 1946, la cui legittimità è ancora oggetto di studi e controversie, fu proclamata la Repubblica ed eletta l’assemblea costituente per varare una nuova Carta costituzionale. L'Assemblea Costituente scelse 75 dei suoi membri per formare una Commissione delegata a elaborare il testo della nuova Costituzione, che fu definitivamente approvata dall’assemblea costituente e promulgata, dal Presidente provvisorio della Repubblica italiana Enrico De Nicola, il 27 Dicembre 1947.

La Costituzione entrò in vigore il 1° Gennaio del 1948. Oggi la Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato Italiano. Si divide in due parti, la parte prima (diritti e doveri dei cittadini) è preceduta dai Principi Fondamentali, mentre la parte seconda (Ordinamento della Repubblica) è seguita dalle XVIII disposizioni transitorie e finali. In totale conta 139 articoli.

Viene definita rigida, in quanto modificabile solo mediante procedura aggravata, lunga perché lo Statuto Albertino contava solo 84 articoli, compromissoria, perché è il risultato di forte collaborazione fra tutte le forze politiche del CLN.

Ma quali sono le altre caratteristiche che rendono lo Statuto Albertino e la Costituzione diverse?


La Costituzione di Carlo Alberto è definita pre-risorgimentale, concessa (o, più tecnicamente, “ottriata”) dal sovrano durante le ribellioni che infuocarono l’Europa nel 1848. La Costituzione Repubblicana, al contrario, è votata e approvata dall’Assemblea costituente. Eletta nel 1946, insieme alla scelta della forma di governo.


La Costituzione di Carlo Alberto, in apertura, all’articolo 1, indicava la religione cattolica come la religione di Stato all’interno del Regno di Sardegna e di conseguenza, dopo il 1861, di tutto il Regno d’Italia. Per questo motivo è definita Carta Confessionale. La Costituzione Repubblicana, invece, com’è noto è laica. L’articolo 7, lungamente dibattuto nell’Assemblea Costituente, regola i rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica attraverso l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Carta. L’articolo 8 stabilisce invece il principio di uguaglianza di tutte le confessioni religiose davanti alla legge.


La caratteristica forse più famosa dello Statuto Albertino e la differenza più evidente con la Costituzione Repubblicana è la flessibilità.
La Costituzione del 1948 è rigida, posta al vertice della gerarchia delle leggi in Italia e non modificabile solo attraverso la procedura “aggravata”. Per modificarne un articolo è necessario un doppio voto delle due Camere con maggioranza qualificata e con un intervallo non inferiore a due mesi. In caso di maggioranza assoluta e non qualificata, la modifica costituzionale può essere sottoposta a referendum confermativo.

Negli ultimi mesi non sono mancate irrisioni da parte di parlamentari e qualche ministro, degli istituti basilari della nostra democrazia, a iniziare dalle funzioni delle assemblee parlamentari e all’iter di approvazione delle Leggi. Non si escludono altri tentativi demolitori in tal senso.

È bene, anche con il ripasso della storia recente, meditare sull’essenzialità dello Stato di diritto e della democrazia, dapprima oggetto di  concessioni da parte di un monarca illuminato e successivamente di conquiste democratiche favorite da legislatori saggi. Si è trattato di un percorso lungo che deve ovviamente essere contestualizzato, ma il cui presupposto risiedeva nella crescita civile e politica del cittadino.

Oggi il ritorno all’arbitrio di un sovrano o ai capricci di un demiurgo costituirebbe innanzitutto la negazione dei diritti inalienabili dell’Uomo e delle Libertà che come l’aria, ci si accorge di quanto siano essenziali, solamente se vengono a mancare.

 

Francesco Rossa
Presidente Onorario
CIVICO20NEWS

 

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo