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Scienza e Salute

L’Uranio impoverito: un killer silenzioso che in ambito militare ha già causato troppi decessi

Il punto della situazione alla luce degli ultimi avvenimenti

7 Marzo
08:00 2019

Nell’immaginario collettivo il termine “Uranio impoverito” (depleted Uranium) suscita quasi sempre qualcosa di misterioso, d’indefinibile, trascinandosi dietro un alone di pericolosità.

Pertanto partendo da questa constatazione diventa necessario fare un doveroso chiarimento, cercando di semplificare e rendere accessibile, ai non specialisti, argomenti scientifico-tecnologici molto complessi.

Dal sito www.ing.unitn.it (Università degli Studi di Trento – Facoltà di Ingegneria – Corso di Ingegneria dei Metalli) ricaviamo che:

“Uranio impoverito è il termine con il quale in Italia viene definito l'uranio che è stato processato per estrarne l'isotopo di numero di massa 235 (235U), cioè l'Uranio arricchito utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e come principale elemento detonante nelle armi nucleari.

Il materiale risultante consiste principalmente in 238U, che ha una minore attività specifica dell'Uranio naturale.

Il termine è una traduzione dall'inglese depleted Uranium, che a volte viene tradotto gergalmente con il termine Uranio depleto. Il terzo isotopo naturale dell'Uranio (234U), si concentra a sua volta nell'Uranio-235 arricchito e si disperde nell'Uranio impoverito.

L'estrazione, a partire dall'Uranio contenuto in minerali naturali o dall'Uranio irradiato prodotto dalle centrali nucleari, avviene in diversi modi ed il risultato finale è un prodotto in cui la percentuale di 235U è più bassa che nel materiale originale (passa dallo 0,7110% allo 0,25-0,4%).

Da 12 kg di Uranio naturale si ottengono all'incirca 1 kg di Uranio arricchito al 5% di 235U e 11 kg di Uranio impoverito. Quasi tutto (circa il 95%) l'Uranio impoverito è conservato sottoforma di esafluoruro di Uranio (UF6).

L’Uranio impoverito possiede delle uniche proprietà fisiche quali la densità elevatissima (19 g/cm3, 1.7 volte maggiore della densità del Piombo) ed una notevole duttilità. Inoltre, l’Uranio è piroforico e quindi delle piccole particelle prendono spontaneamente fuoco in aria”.

Da tenere presente che dal 1945 a oggi, in tutte le Nazioni che hanno sviluppato una tecnologia nucleare, si sono prodotti e accumulati enormi quantitativi di Uranio esausto, problema complesso che richiedeva di trovare una soluzione di smaltimento o di riciclaggio nell’industria chimico-nucleare e siderurgico-meccanica.

Tenuto conto delle caratteristiche fisico-chimiche dell’Uranio (per esempio l’alta densità), le soluzioni offerte dall’industria sono state tante e anche economicamente convenienti (grande disponibilità e bassi costi della materia prima).

Conseguentemente l’Uranio è stato utilizzato, con ottime performances, nelle leghe metalliche per schermature delle radiazioni X e Gamma, nelle costruzioni navali (come zavorra stabilizzatrice) e nell’industria militare per rinforzare le corazze dei carri armati, nei blindati per trasporto truppe e anche nella produzione di proiettili “perforanti” di nuova generazione.

Si tratta dei proiettili anticarro ad alta energia cinetica (APFSDS: Armour Piercing Fin Stabilized Discarding Sabot).

Tuttavia, come è già stato anticipato, una caratteristica dell’Uranio è quella di diventare nell’impatto sul bersaglio (corazza del carro armato) piroforo, cioè d’incendiarsi in presenza di Ossigeno, formando un aerosol di ossidi che ricadendo nel circondario del punto d’impatto (anche con un raggio di 50 metri), inquinano pesantemente l’ambiente (aria, suolo e falde acquifere).

Per comprendere questo fenomeno dobbiamo tenere presente che il proiettile è costituito da un dardo “perforatore” di circa (30 x 3) cm di Uranio (anche in lega con Titanio/Tungsteno) con punta acuminata che, alla velocità di circa 1800 metri/secondo, trasferisce un’energia cinetica (e relativa quantità di moto) elevatissima che istantaneamente (in un secondo o frazioni di esso) può perforare una corazza di acciaio di 120 mm o più, creando una temperatura di circa 3000 °C, provocando l’esplosione del veicolo corazzato colpito.

Per maggiori chiarimenti in merito si consiglia di visionare il seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=AGShoTNvUNo

È in questo specifico meccanismo d’urto che l’Uranio del dardo perforatore del proiettile s'incendia e si trasforma in ossidi (UO2, UO3, U3O8, possibili altri prodotti tutti altamente tossici) che, nebulizzandosi, possono contaminare il personale militare e l’ambiente circostante.

Ora il problema della sicurezza sanitaria resta ancora in parte da chiarire.

Infatti l’238Uranio del dardo penetratore del proiettile è debolmente radioattivo (emissione di particelle alfa), anzi la sua radioattività residua è decisamente inferiore alla radioattività ambientale di fondo.

Tuttavia sono i suoi “ossidi-nanoparticelle” che, se inalati attraverso gli alveoli polmonari (e conseguentemente passati nel circolo sanguigno, nei reni, nel fegato, nelle ossa, ecc.) o ingeriti direttamente nell’organismo, per trasmissione attraverso la catena alimentare (acqua, prodotti agricoli, ecc.), risultano essere anche potenti agenti cancerogeni.

I metalli pesanti, come è noto, presentano una grande affinità chimica per le molecole biologiche contenenti gruppi fosfato (per esempio, fosfolipidi e acidi nucleici) o sulfidrilici (come l’amminoacido cisteina, il glutatione, molte proteine). Per questo motivo, i metalli pesanti non si trovano negli organismi nello stato di ione libero, ma sempre legati chimicamente a queste molecole organiche.

È noto che questi “ossidi-nanoparticelle” sono al contempo considerati “metalli pesanti” e pertanto tossici in quanto difficili da eliminare dall’organismo, ma non è ancora sufficientemente chiarito il meccanismo con cui questi, da “sostanze tossiche” (e debolmente radioattive per emissione di particelle alfa)  possano diventare “cancerogene” e interferire con il DNA per attivare il processo neoplastico  (leucemie linfoblastiche, linfomi, ecc.).

I dati disponibili in merito parlano chiaro e sono stati ampiamente denunciati dall’Osservatorio Militare (Osservatorio permanente e Centro Studi per il personale delle Forze Armate, Forze di Polizia e Società Civile), il cui Responsabile comparto Difesa (Dott. Domenico Leggiero)  ha ancora recentemente aggiornato questa casistica.

In più di 20 anni di conflitti nelle aree calde del mondo (Kosovo, Bosnia, Serbia, Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, ecc.) e nei Poligoni Militari (esempio: in quelli sardi di  Capo Teulada e di Quirra), in cui sono stati utilizzati armamenti all’Uranio impoverito, si sono verificati più di 7.000 casi della cosiddetta “Sindrome dei Balcani”, con 363 decessi.

Una strage silenziosa che stenta ancora a emergere nella sua reale dimensione e pertanto a essere portata alla conoscenza della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica.

Da tenere presente che la Magistratura (nei diversi gradi di giudizio) ha già riconosciuto le responsabilità del Ministero della Difesa in merito alla contaminazione da Uranio impoverito e stabilito un risarcimento economico per decessi e malattia acquisita.

La cronaca attuale ha ampiamente illustrato i drammi delle famiglie colpite da questi inspiegabili lutti, nella speranza che il Ministro della Difesa (Elisabetta Trenta), attraverso un Tavolo Tecnico, possa arrivare a un doveroso ed equo riconoscimento morale e risarcimento materiale nei confronti dei militari ammalati  e dei famigliari delle vittime.

Per un ulteriore approfondimento di questa tematica è utile visionare il seguente link:

https://www.iene.mediaset.it/2018/news/militari-uranio-impoverito-sentenza-cassazione-stato_190496.shtml

Resta il problema di fondo, relativo al fatto che gli Stati, le cui Forze Armate hanno e che continuano a utilizzare questi armamenti all’Uranio impoverito e le Multinazionali che li producono, potrebbero essere condizionati o meno dalla riprovazione delle rispettive opinioni pubbliche, ma il realismo cinico della politica e lo strapotere dell’economia, inducono a pensare che questa decisione resterà, come è sempre avvenuto, nelle buone intenzioni di cui è lastricata l’utopia.

Pertanto, tra i tanti veleni che l’umanità dovrà ancora annoverare nell’inquinamento generale del pianeta,  nel presente bisogna fare i conti con l’Uranio impoverito, un killer silenzioso che ha già e che continua  a causare molte vittime. Tutto questo fino a quando?

 

Immagine di copertina d: Google-https://sobchak.wordpress.com; proiettili uranio impoverito da: Google-www.altarimini.it; contaminazione da uranio impoverito da: Google-www.milanopost.info

 

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