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Politica Nazionale

L'Angolo della Satira del Professor Giancarlo Pavetto - L’arrivo a Torino del nuovo messia

Proprio lui, Zingaretti, il capo del PD

11 Marzo
11:30 2019

C’erano cortei che percorrevano la nostra città cantando “bella ciao”. Nelle vie si udivano grida gioiose che annunciavano è qui con noi, è arrivato, non ci lascerà più soli. Attivisti percorrevano  la città su automobili bardate con bandiere rosse, suonando il clacson a distesa per annunciare la lieta novella. Altri compagni, muniti di elenchi dei tesserati, correvano ansanti di casa in casa per avvisare che Nicola Zingaretti, nuovo grande capo del partito democratico, era a colloquio con Sergio Chiamparino. (Immagine Globalist)

Anche i cosiddetti centri sociali erano scesi in strada ed uniti agli aderenti all’ANPI, ed alle truppe di Gino Strada, avevano iniziato ad aggredire, come da loro abitudine, le forze dell’ordine.

Appena eletto, lo Zingaretti si è precipitato a Torino. Gli abitanti della nostra città hanno potuto ammirare la sua scatola cranica lucidata alla perfezione, ben superiore per capienza a quella esibita per anni dal suo predecessore Pierluigi Bersani. Ha destato in loro una favorevole impressione la mole imponente della sua corporatura, (è testimonial dell’amatriciana) derivata da quel dna di discendenza vissarionovichiana, e non certo assimilabile a quella mingherlina e diversamente possente del suo predecessore Berlinguer.

I compagni della nostra città sono stati inoltre colpiti dal suo parlare franco e chiaro, che dice vino al vino e pane al pane.

Non più frasi vellutate e sornione come “non stiamo pettinando le bambole” od allusive ad eventi della savana come “non è nostro compito smacchiare i giaguari” od ancora riferite al mondo agreste, come ”vedo una mucca nel corridoio”. (a sx immaginne Giornalettismo)

I tesserati del pd, quelli più avanti negli anni, hanno potuto invece apprezzare l’adozione fatta dal bravo Zingaretti di un eloquio molto più moderato, che si riferiva, con una terminologia d’antan, agli avversari politici, definendoli fascisti, xenofobi, esperti in tecniche di affogamento di nigeriani ed affini, sovranisti, nemici del popolo, politicanti che hanno portato nel baratro (come dice anche Silvio Berlusconi) il nostro paese ecc..  

ll suo imperativo categorico è stato quello di correre in Piemonte per venire a sostenere Sergio Chiamparino, ricandidato alla presidenza della Regione Piemonte e come tale trasformatosi d’incanto, in coda a qualche madamin, in accanito sostenitore della TAV Torino Lione.

Occorreva far dimenticare ai piemontesi l’algido distacco da lui ostentato nei confronti dell’opera ferroviaria, sia negli anni in cui era alla guida di una importante banca nazionale, sia in seguito, nel suo ruolo di presidente della Regione.

Pesava, allora come oggi, il disinteresse dimostrato per la Tav, da lui come dal Fassino, nei lunghi anni in cui ambedue, a guisa di Castore e Polluce, avevano occupato i ruoli apicali di regione e comune, ed avevano lasciato il povero Stefano Esposito (immagine Roma Fanpage)ad occuparsi da solo, in nome del partito, della ferrovia in costruzione.

Viaggiando da Roma verso Torino, lo Zingaretti si era prefisso di denunciare l’immonda persistenza di quelle palazzine chiamate MOI (erano quattro, ma la Appendino ne aveva già eliminata una), infarcite fino all’inverosimile, a guisa di formicai degli ospedali napoletani, di delinquenti di ogni etnia e di ogni tipo di spacciatori di droga. Lo avevano dissuaso, facendogli presente che quella sorta di bubbone, era l’unica opera che il Chiamparino aveva lasciato in eredità alla città, in ricordo delle olimpiadi da lui gestite.

E gli avevano sconsigliato di non parlare della famosa, avveniristica “città della salute”, della quale il Chiamparino stava già menando gran vanto insieme al compagno Saitta. (immagine Ansa.it)

Era meglio, molto meglio, non affrontare l’argomento, visto che l’opera, iniziata da tempi biblici era ancora lontana anni luce dalla sua messa in funzione.

Dopo aver partecipato nel primo pomeriggio, accolto da una piccola folla plaudente di cammellati del pd, convenuti da tutta la regione all’inaugurazione di un corso di yoga per immigrati denominato “Progetto joga for refugees”, ed avere auspicato che, con la rielezione del buon Chiamparino, queste iniziative venissero adottate, magari insieme a corsi di danza classica ed a lezioni di bel canto, in tutti i comuni di sinistra del Piemonte, Nicola Zingaretti è ripartito per Roma.

Non troppo convinto.

 

 

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