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Economia e finanza

L’oscuro tacer sugli stress test

Le consulenze milionarie appaltate dalla BCE al fondo BlackRock. Colloquio con l’Economista Prof. Valerio Malvezzi.

14 Marzo
09:30 2019

Può l’arbitro divenire anche giocatore senza ledere l’imparzialità del proprio giudizio? Oppure un acquirente trasformarsi in consulente dell’acquisto senza che questo gli procuri informazioni utili ai propri fini? Oggettivamente, la cosa sembra alquanto improbabile.

Eppure, a seguito di un’inchiesta giornalistica pubblicata lo scorso Dicembre da Il Sole 24 Ore, è emerso come, durante il periodo 2014-2018, la BCE avesse appaltato la consulenza tecnica sugli stress test delle banche non a enti pubblici o a emanazioni interne della BCE stessa, bensì a fondi d’investimento privati. Segnatamente, a BlackRock: fra i principali operatori finanziari dediti alla gestione e acquisizione di asset bancari e speculativi. Il tutto per la pingue cifra di 26 milioni di euro, e adducendo quale giustificazione oscuri motivi di necessità e urgenza.

Rappresentando gli stress test l’elemento valutativo dirimente per capire se un istituto di credito goda o meno di buona salute, l’affidamento degli stessi a player finanziari esterni apre possibili ma vistosi scenari di conflitto d’interessi per chi, dopo la consulenza, di quelle banche (specie di quelle italiane) ha fatto uno shopping allegro e disinibito. Magari (senza volerlo chiamare insider trading…) usufruendo di informazioni utili che, altrimenti, non avrebbe potuto procurarsi.

Civico 20 News è lieto e onorato di parlarne con il Prof. Valerio Malvezzi, Economista, docente presso l’Università di Pavia, titolare di prestigiosi incarichi di consulenza per enti pubblici e privati, nonché opinionista dall’arguta e tagliente chiarezza espositiva.

Professor Malvezzi, di primo acchito una notizia del genere dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali ed essere continuamente rilanciata da televisioni e mass-media in genere. Invece…

Invece, rimaneggiando un po’ il noto aforisma, verrebbe quasi da dire che di questo… “con cattivo tacer ne fu mai scritto”… Se mi consente, stiamo assistendo a uno spettacolo di assordante silenzio, tanto da larga parte di quelli che dovrebbero veicolare e diffondere le informazioni, quanto dalla Politica. Anzi, il mondo del Giornalismo dovrebbe pungolare Istituzioni e Amministratori, presentando dati e ponendo domande, alle quali rispondere con adeguati e consapevoli atti di carattere politico. Invece nessun personaggio di rilievo ha ripreso la notizia, che fondamentalmente – dopo l’inchiesta de Il Sole 24 Ore – giace nella lunare e desertica landa delle cose perse e dimenticate…

Apparentemente insieme al senno di chi, per BlackRock, ha consentito una tale commistione di interessi fra consulente e investitore, pare con un appalto non comunicato in modo trasparente agli organi di informazione.

Secondo quanto emerso dal carteggio, l’ex Responsabile europeo della Vigilanza, Danièle Nouy, avrebbe risposto all’allora Ministro tedesco Wolfang Schäuble che “il bando non c’è perché avevamo fretta di avviare i test”…

Ma avviare i test per cosa? A quale scopo? Per saccheggiare barbaramente il sistema bancario italiano, ivi instaurando una vera e propria occupazione finanziaria? Per prendersi a prezzo di saldo i valori attivi delle nostre banche, godendone la polpa e spedendo il marcio – spesso e volentieri con soldi pubblici – nel calderone delle cosiddette bad banks, dove le perdite vengono rese pubbliche mentre i profitti privatizzati? Vogliamo renderci conto di come un Sindaco, per comprare la carta igienica da destinare alla sua Scuola, debba ottemperare a un nugolo di pratiche… mentre qui – poiché “avevamo fretta”… – la Banca Centrale Europea abbia con faciloneria elargito ben 26 milioni di euro al principale player internazionale di acquisto degli asset bancari?

Il quale potrebbe poi aver beneficiato delle informazioni ottenute durante la consulenza per orientare le sue scelte d’investitore, configurando dunque il conflitto d’interessi.

Spetta ovviamente alla Magistratura acclarare ed eventualmente sanzionare l’accaduto, ma la domanda che pongo io è “posso fare a meno di sapere ciò che so”? Mi sia permesso di dubitare.

Certo, a meno di non soffrire della sindrome del Dottor Jekyll e di Mister Hyde… Professor Malvezzi, questo però potrebbe implicare che tutti gli accadimenti occorsi dal 2014 a oggi – da Banca Etruria al recente caso CARIGE, dai frettolosi decreti per smantellare l’architettura di banche popolari e BCC sino all’estero-vestita normativa sulle fusioni – abbiano avuto luogo in un contesto “viziato”, dove investitori privati (in potenziale conflitto d’interessi) avevano libero accesso a informazioni sensibili sulla situazione delle banche nazionali…

Per quanto sia drammatico che non se ne parli, la situazione è precisamente questa. E nello stesso solco rientra anche la normativa sul bail-in, così come le continue richieste di patrimonializzazione degli istituti di credito. Ma i bilanci stanno in piedi se c’è reddito, non se c’è patrimonio.

Per di più, guardando all’Italia si è voluto far man bassa e smembrare il prezioso tessuto delle banche locali, presidio e baluardo economico del territorio, quando oltreoceano le banche cosiddette “less significant” (loro equivalenti) non sono considerate a rischio sistemico. Infatti anche Stati come l’Oklaoma e il Kansas posseggono la loro rete di banche territoriali.

Professor Malvezzi, il fatto che la BCE abbia appaltato all’esterno, rivolgendosi a privati, la consulenza sugli stress test, non pone secondo Lei un problema di credibilità della stessa?

La BCE non è un’autorità pubblica in senso stretto, in quanto nei trattati viene giudicata come organismo indipendente dalla Politica. Ma se è indipendente dalla Politica, allora è indipendente da noi cittadini europei…, con tutte le conseguenti e sibilline conclusioni su una sua eventuale dipendenza da chi…  Per guadagnare in credibilità, la BCE dovrebbe diventare una Banca Centrale pubblica, e in quanto tale rispondere a un organo di tipo politico, rimettendo così l’Uomo al centro di uno scenario economico che, da Aristotele ad Adam Smith, è stato e dovrà tornare a essere un progetto innanzitutto di tipo morale.

Se permette un volo pindarico, si tratta in fondo dello stesso esprit che permeava il pensiero di Benedetto Croce, nel sostenere che “le cose sono cose e le idee sono idee, ma le seconde devono sempre essere le ancelle delle prime”. In questo senso, come ricorda sempre Lei, il ritorno a un’Economia di tipo umanistico è fondamentale.

Assolutamente sì, tenendo sempre presente la necessità del confronto e del dialogo. Infatti, per quanto concerne la vicenda degli stress test, ciò che risulta persino più assurdo e imbarazzante consiste proprio nella quasi totale mancanza di dibattito e interlocuzione.

Speriamo di essere riusciti, dalle colonne di questo giornale, ad accendere quelle faville capaci di infiammare gli animi, generando domande e alimentando la possibilità di ricevere, finalmente, risposte. Grazie per la disponibilità, Professor Malvezzi. Buon proseguimento di lavoro.

Grazie a Civico 20 News e ai suoi Lettori per l’attenzione e l’interesse dimostrati.

 

(Immagine in copertina tratta da repubblica.it; nel corpo dell’articolo il Prof. Valerio Malvezzi)

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