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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Genitori e figli – 4 di 10

Rispetto del piano di vita individuale

28 Marzo
11:00 2019

Abbiamo concluso il precedente articolo constatando che i figli sono da considerare prevalentemente figli del mondo anziché dei propri genitori.

In tal senso i genitori costituiscono più un pretesto biologico strumentale, temporaneamente funzionale e suppletivo, per la procreazione ed un primo sviluppo di un nuovo individuo.

 

Infatti ogni nuovo nato nasce con un proprio piano di vita e deve essere reso autonomo quanto prima perché lo possa seguire in modo coerente. Il suo cammino di esperienza è accompagnato e protetto dai genitori che lo devono rispettare responsabilmente senza idolatrarlo, subirlo o diventarne schiavi.

 

Genitori consapevoli saranno in grado di mettere a disposizione dei figli tutti gli strumenti necessari perché essi possano seguire il loro piano di vita in maggiore autonomia e libertà possibili.

 

 

Come si può agire senza forzare i tempi e i modi?

 

Come si può agire senza provocare incomprensioni e reazioni esagerate?

 

Come si può stabilire una relazione aperta e sincera tra le parti?

 

Occorre certamente una conoscenza più approfondita di come funziona un essere umano e, nello specifico, cosa si muove nel più profondo di ognuno.

 

Questo tipo di conoscenza è accessibile a chiunque lo voglia fare onestamente e responsabilmente, accettandone e rispettandone le conseguenze in qualunque modo esse si manifestino.

 

Ma prima di tutto è necessario imparare a rispettare la libertà individuale di ogni essere umano, che appartenga alla nostra famiglia oppure no.

 

Il ché non significa permettere tutto in modo indiscriminato, ma tollerare quanto si discosta dal nostro modo di vedere le cose e le situazioni, fino al punto in cui possa rivelarsi interamente per quello che è.

 

Solo dopo aver permesso che ciò avvenga, allora, e solo allora, si potrà correre il rischio di agire con un minimo di cognizione di causa, anche se ciò non potrà evitare effetti collaterali dovuti a quanto non abbiamo potuto o voluto osservare (che resta sempre l’aspetto predominante), o che ci resta ancora sconosciuto per ragioni di opportunità esistenziale.

 

La regola è intervenire solo quando è richiesto, se e come è necessario, e non quando si vuole o come ci fa comodo.

 

Facciamo un esempio esplicativo:

se come genitori ci accorgiamo che nostro figlio sta per schiantarsi contro un muro, cercheremo di fare qualsiasi cosa per evitarglielo e così proteggerlo.

 

Ma è giusto?

E perché riteniamo che lo sia?

 

In effetti dietro il nostro agire si celano anche altri motivi insospettabili.

 

Uno di essi è generato dal nostro egoismo e dal desiderio di mantenere la nostra tranquillità.

 

Infatti cosa può accadere se nostro figlio finisce contro un muro?

 

Che noi saremo costretti ad agire secondo necessità, cioè saremo costretti a modificare o rinunciare a quanto programmato per abitudine, interesse, divertimento o piacere, per far fronte alla nuova situazione da risolvere.

 

Inoltre non è del tutto corretto cercare di evitare quell’esperienza a nostro figlio, perché fa parte della sua modalità per prendere le misure delle cose della vita e aiutare in tal modo la sua coscienza a crescere.

 

Se poi agiamo in tal senso per evitare di sentirci dire parole sgradevoli, mettiamoci pure l’anima in pace, perché, in qualsiasi modo agiremo, saremo sempre accusati, giustamente, di aver sbagliato. Infatti:

 

  • se abbiamo cercato di evitare lo schianto, semplicemente per non aver fatto gli affari nostri, visto che nessuno ci aveva chiesto di farlo;

 

  • se abbiamo visto ciò che stava per accadere, ma non siamo intervenuti, perché avremo potuto intervenire e non lo abbiamo fatto;

 

  • se siamo intervenuti, perché sicuramente avremo dovuto farlo in altro modo o abbiamo procurato un danno ulteriore.

 

Nessuno può, a nessun titolo, interferire nel programma di vita altrui senza portarne le conseguenze, anche se può apparire disumano, … a meno che …

ci venga espressamente richiesto dal diretto interessato.

 

Forse, ma solo forse, in quel caso avremo semplicemente fatto quello che serviva.

 

Tuttavia anche quel modo di agire, richiesto specificatamente, non sarà senza conseguenze contraddittorie!

 

E allora?

 

Dobbiamo forse chiudere gli occhi o restare passivi di fronte a ciò che accade specialmente vicino a noi, nella nostra stessa famiglia, a quelli che sono sangue del nostro sangue?

 

Per cercare le risposte, puntuali, specifiche ed inequivocabilmente personali, possiamo e dobbiamo fare gli sforzi necessari senza preconcetti e paure esagerate. Quindi:

 

  • Interroghiamo in tal senso la nostra coscienza evitando di reagire immediatamente identificandoci automaticamente come genitori o figli, ma ricordandoci di essere allo stesso tempo sia genitori che figli.

 

  • Assumiamoci la responsabilità di “esseri umani fratelli” indispensabili gli uni agli altri e poniamo grande attenzione alle intenzioni che ci muovono.

 

  • Domandiamoci cosa fare, senza dettare regole e tempi.

 

Le risposte non mancheranno, anche se potranno essere molto diverse da quelle attese!

 

E poi?

 

Liberi di continuare a sbagliare pur sapendo cosa c’era da fare!

Oppure di pensare di aver sbagliato avendo fatto il giusto!

 

Il corretto cammino (piano di vita individuale) provvede al viandante!

 

Le sue leggi amorevoli e precise riportano sul cammino chi se ne allontana per qualsiasi ragione.

 

Prima o poi, ma sicuramente!

 

segue nella quinta parte

disegno, schema e testo

Pietro Cartella                                                             

 

 

 

 

               

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