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Cronaca Nazionale

L'angolo della Satira del prof Giancarlo Pavetto - Il fronte dei porti

Accogliere sempre, accogliere tutti. Ma solo in Italia

Foto di repertorio (laDenuncia.it)
26 Marzo
11:30 2019

E’ stata un’epoca felice, un momento meraviglioso e forse irripetibile per il nostro paese. In quei giorni tutti i telegiornali, sia quelli condotti dagli ascari di RAI3, che quelli presentati dalle cornacchie e dalle prefiche mediaset, aprivano i loro spazi con comunicati gioiosi, che annunciavano ogni giorno l’arrivo di migliaia di africani sulle coste della Sicilia (immagine Quotidiano di Ragusa).

Annunciavano commossi, che gli anziani dei paesi costieri si erano mobilitati e stazionavano sulle spiagge sicule con le braccia piene di giocattoli da donare in segno di benvenuto ai bambini neri che giungevano dal mare.

 

Riferivano che qualche dubbio, subito silenziato dai preti in nome della carità cristiana, veniva avanzato sul comportamento di molte fanciulle in fiore che non nascondevano la loro ammirazione ed anche l’affetto per tutti quei giovani e robusti africani che in gran numero sbarcavano nell’isola. Del resto il delitto d’onore era già stato archiviato e non era questo il caso di riesumarlo.

 

L’entusiasmo dei politicanti al governo contagiava una parte di italiani. I militanti della sinistra erano stati convinti ad accogliere i nuovi arrivati, perché credevano, come affermava il presidente dell’INPS, il renziano Tito Boeri, che avrebbero pagato le pensioni agli italiani.

 

Tutte le coop rosse, alcune delle quali in difficoltà economiche, si erano avventate con uno stile serafico tipico dell’avvoltoio, sulla gestione dei 35 e più euro che venivano concessi ad ogni immigrato e li gestivano con letizia.

 

L’entusiasmo era alle stelle anche all’interno delle sacre mura del Vaticano ed in molte parrocchie italiane. “Toujour perdrix” e “pecunia non olet” erano le invocazioni che salivano al cielo dai seminari e da molte altre organizzazioni ecclesiastiche, che non nascondevano il loro  sincero affetto per gli immigrati.

Il governo di allora del resto aveva dissolto ogni dubbio sulla partecipazione dello IOR alle spese di mantenimento dei bravi africani.

 

Al capo di quel piccolo stato, il prelato argentino che era stato trasportato in Roma sulle ali dello Spirito Santo (immagine Quotidiano.net), era stato assicurato che i suoi pretoriani avevano stipulato con il governo italiano un patto segreto.

I cardinali ed i vescovi erano liberi di affermare urbi et orbi la loro voluttà di accoglienza.

 

Ma i profughi che, pro forma, il vaticano avrebbe dovuto ricevere e poi mantenere, erano in realtà dirottati su di un’associazione che, con l’etichetta di S. Egidio,  distribuiva su tutti  gli italiani i costi di quell’operazione definita pro bono pacis caritatevole.

 

Era un mondo felice.

 

Finché un giorno non si diffuse la ferale notizia che una maggioranza di italiani avevano capito come era gestito l’affare migratorio e avevano preso a votare per l’opposizione che voleva interrompere quei lucrosi commerci.

 

Si diffuse la disperazione che portò sia le sinistre che il Vaticano a reagire ed a fondare un fronte di resistenza definito “FRONTE DEI PORTI” che si proponeva di aprire a tutti le frontiere italiane e proteggere, e se possibile, incoraggiare ed incrementare in ogni modo l’afflusso degli stranieri.

 

Questo “Fronte dei porti” fu tenuto a battesimo da due discussi personaggi.

 

Il sindaco napoletano De Magistris (immagine il comizio.it) che governa una città che occupa, ogni santo giorno, buona parte delle cronache sulla malavita del paese. Ma che, incurante di quello che accade sotto i suoi occhi, si è messo in testa di riesumare una moderna “invincibile armata” partenopea, costituta da 400 imbarcazioni e pronta, secondo lui, non solo a mantenere aperto il porto di Napoli, ma “anche” (come dice il Veltroni) a prelevare in Libia migliaia di africani.

 

In fraterna combutta con l’altro fondatore del fronte dei porti, il sindaco di Palermo Leo Luca  Orlando (immagine CorriereAgrigentino.it), noto solo per la guerra feroce da lui condotta al grande martire della lotta alla mafia, il giudice Giovanni Falcone.

 

In linea con i due sindaci ed in favore dell’apertura dei porti a chiunque arrivi, si sono schierati molti altri esponenti della sinistra, tra i quali gli intellòs  Massimo Cacciari, Luca Casarini ed anche Gad Lerner, detto l’uomo del rolex, da sempre in lotta con le zanzare della sua tenuta del Monferrato.

 

Ma l’ultimo dei sostenitori dei “porti aperti” è stato, uno dei politicanti più vacui degli ultimi anni, l’uomo che ha fatto della ricerca di una poltrona l’unico obbiettivo della sua militanza politica. Che si è svolta saltabeccando tra vari partiti, alla ricerca del corridoio più adatto ad emergere. L’uomo che, eletto per breve tempo alla guida del partito democratico, si è presentato nella piazza di una povera città come la sua Ferrara, a leggere la costituzione.

 

L’uomo, che porta il nome di Dario Franceschini (immagine Lecco Notizie), nei giorni scorsi è intervenuto in parlamento ed, afferrato un microfono, ha intimato dal suo banco, al ministro degli interni:  “prendi il telefono ca++o,  ed ordina di aprire tutti i porti, ca++o, ai nostri amici africani.”

 

Per sembrare autorevole, approdato nel PD, si era fatto crescere una folta barba nera.

 

Ed il fatto strano è che gli avevano creduto.

 

 

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