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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Genitori e figli – 7 di 10

Carattere e comportamento: tale il padre, tale il figlio?

5 Aprile
13:00 2019

Entriamo ora nei sotterranei del nostro “essere biologicamente umani”, dove, in mezzo ad ogni tipo di materiale vergine o di scarto, sono costantemente in funzione gli apparati che provvedono ad utilizzarli per garantirci la sopravvivenza.

E così cominciamo a scoprire che alla base degli aspetti comportamentali di ogni essere umano esiste un programma automatico che funziona in modalità di autoprotezione.

 

Su di esso si può intervenire solo con una coscienza di livello sufficiente; in pratica è quasi impossibile farlo senza scatenare catastrofiche conseguenze a causa della complessità di interazioni che si sono intrecciate nel corso della storia dell’uomo, indipendentemente dalla sua volontà e coscienza.

 

Per farcene una pallida idea di cosa ciò significhi e considerando che stiamo parlando sempre e solo di una piccola parte dell’armamentario coinvolto, ne descriviamo alcuni aspetti particolarmente significativi.

 

Come funziona e cosa determina il programma di funzionamento automatico dell’essere umano biologico?

 

Il programma automatico di sopravvivenza biologica è stato generato (per ora evitiamo di indagare da chi o che cosa) per rispondere efficacemente alla nostra paura inconscia di morire (o almeno molti credono che così sia allo stato attuale).

 

Ed ecco il processo che esso gestisce e sviluppa in autoapprendimento, esattamente come fanno oggi le nostre più avanzate e sofisticate apparecchiature di A.I. (intelligenza artificiale!?!: niente di nuovo sotto il sole!):

 

 

la paura inconscia di morire spinge a considerare giusto ogni atto di auto-affermazione che si sintetizza in un generico e cieco desiderio di sopravvivenza.

 

Esso induce aspetti del comportamento che si esprimono attraverso la dinamicità dell’energia psichica-sessuale, o psichica in generale, che si può manifestare mediante tre grandi riconoscibili categorie di desideri:

 

  • EROS o desiderio di preservare con ogni mezzo la propria vita, impulso che ci spinge a sfuggire la fatica e vivere unicamente in funzione di ciò che ci provoca o procura piacere;

 

  • POSSESSO o desiderio di possedere per sé tutti i beni della terra, impulso che ci spinge a volere tutto per noi, subito e con ogni mezzo;

 

  • DOMINIO o desiderio di dominare gli altri e le cose, impulso che ci spinge alla ricerca della gloria, all’affermazione di sé a spese altrui.

 

Gli impulsi così generati determinano, in una certa qual percentuale, il modo in cui gli aspetti caratteriali si confronteranno nei rapporti con

 

  • il cibo,
  • il corpo e la sessualità,
  • le cose,
  • gli altri,
  • il tempo e lo spazio
  • il fare,
  • e il divino.

 

Le conseguenze di queste interazioni si trasformeranno in abitudini e convinzioni che, ad un certo punto, diventeranno disordini comportamentali e patologie.

 

Come questo meccanismo, ve ne sono altri, che incontreremo più avanti, in grado di condizionare il nostro comportamento.

 

Però ciò che abbiamo appena letto, è già sufficiente a farci capire molte cose.

 

Per esempio, che non si può intervenire su una singola parte, per esempio il desiderio di possesso, per avere un risultato prevedibile; infatti può succedere di riuscire a ridurne temporaneamente, mediante tecniche o medicinali, l’influenza sul carattere e il comportamento, ma molto probabilmente vedremo aumentare, di conseguenza, l’aspetto eros e dominio.

 

Ovvero, il programma è perfetto e blindato per lo scopo per cui è nato. O funziona per intero così com’è o non funziona del tutto. E quando funziona, dove una parte diminuisce un’altra cresce per compensare.

 

Per cambiare veramente qualcosa, bisogna che cambi fondamentalmente la ragione per cui occorre un nuovo programma di gestione specifico.

 

Quindi risulta evidente che nel caso di genitori e figli, se uno dei programmi che provvedono al funzionamento dei genitori è come quello appena descritto, essi lo ritroveranno più o meno simile anche nei figli, solamente con sfumature personali diverse.

 

Abbiamo detto e ripetiamo che “simile attira simile”; è una legge naturale di affinità: gazzelle con gazzelle, leoni con leoni. Non è possibile che da due gazzelle nasca un leone, né viceversa, neanche con la violenza o con la tecnologia.

 

Con buona pace di tutti!

 

Quindi ognuno deve cercare dentro di sé fino a riconoscere chiaramente i tratti personali affini a quelli che vede esplicitati nel figlio, perché è da questo che si rafforza, con l’esempio e la ripetizione comportamentale continui, il riferimento che noi siamo per lui, anche se non lo vogliamo.

 

E ciò avverrà proprio a partire dalle medesime caratteristiche funzionali di base condivise da ogni essere umano e da quei genitori e figli in modo particolare.

 

Non è un caso se un figlio nasce proprio da quei genitori, non importa in quali situazioni abbia avuto luogo il concepimento, se volontario o involontario, amorevole o imposto con violenza.

 

Anche se può sembrare assurdo, è il figlio che sceglie i genitori e non viceversa!

 

Tuttavia tale dato di fatto, le cui origini scopriremo articolo dopo articolo, non può costituire un alibi per alcun tipo di rassegnazione o giustificazione rispetto al modo di comportarsi. Costituisce semmai una base di partenza per il lavoro di acquisizione di responsabilità e coscienza, peculiare ad ogni essere umano sufficientemente maturo per poterlo fare.

 

Infatti, se egli è sufficientemente pronto per tale compito, c’è un primo passo che può e deve compiere: capire che un leone o una gazzella non possono che agire come tali senza poter cambiare, se non per sfumature irrilevanti.

 

E successivamente comprendere cosa sia veramente necessario per produrre un cambiamento radicale e duraturo di stato psichico.

 

Questa è una scoperta talmente incredibile e potente che non può essere descritta ma solamente vissuta dopo averla conosciuta.

 

Dall’accettazione senza riserve di quello che comporta sperimentare una simile scoperta potrà nascere il solo vero cambiamento in grado di coinvolgere genitori, figli, altri, società, cose, mondi, universi e perfino ciò che trascende tutto ciò.

 

Un fatto vale più di mille parole, ma dobbiamo essere noi stessi a compierlo a dispetto di tutte le nostre abitudini, credenze, comodità e ragioni.

 

E finiremo per scoprire che quello che c’è da fare costa molto meno che cercare di fare qualsiasi altra cosa per evitare di farlo.

 

E così questa informazione si trametterà, prima o poi, anche il figlio attraverso i legami di sangue inconsci fino a quando egli sarà in grado di tagliarli, in accordo con i genitori, per gestirla in completa autonomia!

 

Per cui il famoso detto “tale il padre, tale il figlio” potrà trasformarsi in

“se cambia il padre, cambia anche il figlio!”.

 

Quale altro meccanismo e programma automatico concorre a produrre e consolidare gli effetti appena descritti?

 

Lo scoprirete nel prossimo articolo!

segue nella ottava parte

disegno, schema e testo

Pietro Cartella                                                             

 

 

 

 

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