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Lettere al Direttore

Le critiche della Confindustria

Perplessità di un lettore in proposito

30 Marzo
11:00 2019

Gentile Direttore,

 

leggo con stupore delle critiche che l'associazione degli industriali rivolge al Governo senza guardare con onestà al proprio interno, ancora una volta come doverosamente dovrebbe fare una organizzazione economica seria.

 

Il PIL , totem degli econometri, cala in Italia da molti anni perché molti Imprenditori, dall'inizio della globalizzazione  hanno trasferito la loro attività in Paesi fiscalmente ed economicamente certamente più attraenti. 

 

E conseguentemente cresce PIL e benessere di quei Paesi e di quelle più popolose aree geopolitiche che vantano Governi meno rapaci.    

 

Una per tutte la FIAT, oggi FCA, che è addirittura uscita dalla Confindustria in era Marchionne. 

 

Quanti veri Imprenditori rappresenta oggi Confindustria?  Perché, anziché accusare il Governo, non rifà i conti con la propria realtà, chiamando i propri associati a recuperare etica e coraggio del proprio ruolo? 

 

Quando le 'Madamine Torinesi' sono scese in piazza per la TAV hanno solo evidenziato i limiti di una categoria economica che senza i finanziamenti statali non è più in grado di essere tale. È questo deriva dal loro appiattimento sin dalla introduzione dell'Euro, anno 2000, quando molti 'furbetti' loro consoci hanno voltato le spalle all'Italia, trasferendo all'estero anche i capitali, magari frutto di generosi finanziamenti statali.  

 

O mi sbaglio? 

 

Cordiali saluti.

 

GianFranco Billotti

 

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Carissimo Signor Billotti,

 

Criticare è lo sport più in voga specie in quest'ultimo periodo politicosociale.

 

La critica, di per se stessa, è una cartina tornasole che troppo spesso sortisce effetti devastanti in quanto testimone della "cultura del no" anzichè essere lo strumento costruttivo per migliorare le condizioni generali cui si riferisce.

 

Il Governo attuale, per sua parte, sta cercando di arginare ed annullare i fenomeni negativi, cui Lei fa cenno, che hanno impoverito la ricchezza nazionale con il Prodotto Interno Lordo in continua discesa.

 

Il trasferimento di molte attività verso "Governi meno rapaci" mostra le due facce di una stessa medaglia: la difesa del proprio avere e la capitalizazzione del medesimo lontano da attacchi frontali sempre più insostenibili.

 

Ma l'imprenditoria privata non può subire privazioni della libertà di espressione industriale a meno che abbiano usufruito di fondi statali per risollevare le proprie condizioni.

 

Finanziamenti che hanno sempre avuto come scopo fondamentale la conservazione dei posti di lavoro e la difesa identitaria del Made in Italy.

 

Purtroppo ciò non è avvenuto e quei fondi sono stati usati, diciamo usando un eufemismo, impropriamente.

 

La crisi dell'auto, in Francia, fu sì sostenuta dal Governo che impose, giustamente a mio avviso, di usare i contributi sul territorio nazionale.

 

Cosa che i Governi passati, in Italia, non hanno potuto, o voluto, mettere in atto favorendo, di fatto, gli investimenti in terre lontane. 

 

Mentre gli investimenti ad ampio raggio,  quelli cioè che affrontano panorami europei se non addirittura mondiali, hanno risentito di questa malgestione del bene comune a favore di quello privato che ha badato più ai propri interessi piuttosto che a sanare le precarietà nazionali, in primis la disoccupazione.

 

Oggi, faticosamente ma con buoni risultati, l'attuale Governo sta risalendo la china, sta trovando gli accordi necessari per mettere da parte i protagonismi individuali, o di gruppo, per giungere alle soluzioni che annullano le ombre del passato dando nuova luce e speranza al popolo.

 

L'importante, mi creda, e che ognuno compia un atto di umiltà riconoscendo i propri errori, Confindustria compresa. 

 

               

                   Civico20 News     

         Il Direttore responsabile                                    

                 Massimo Calleri       

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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