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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Genitori e figli – 9 di 10

Recidere i cordoni ombelicali è questione d’amore.

9 Aprile
11:00 2019

La famiglia è l’incubatrice della vita; al suo interno i componenti devono poter vivere protetti ma liberi. Perché ciò possa avvenire occorre che tra di loro, al momento opportuno, siano recisi i cordoni ombelicali energetici, emozionali e mentali così come avvenuto alla nascita con il cordone ombelicale fisico.

 

È una questione di amore verso sé e verso i propri figli.

 

Perché?

 

Perché se ciò non avviene nei tempi e modi corretti iniziano a manifestarsi comportamenti indesiderabili, per cui ognuno cerca in qualsiasi modo di conquistare la propria libertà o costringere l’altro a conformarsi ai propri desideri.

 

Allora cominciano le ribellioni giovanili verso i genitori e le istituzioni, verso i comportamenti socialmente condivisi, verso qualsiasi tipo di conformismo imposto.

 

Per contro i genitori e le istituzioni cercano di imporre regole e premono continuamente per far rientrare tali comportamenti in limiti accettabili.

 

I risultati però, sono sotto gli occhi di tutti.

 

Come e quando si possono recidere gli altri cordoni ombelicali?

 

Non esistono formule valide per tutti; ogni caso è unico e solo coloro che ne sono coinvolti possono fare realmente qualcosa in tal senso. Per esempio facendosi aiutare da specialisti in materia, ma solo dopo aver fatto la propria parte preliminare ed accettando poi l’aiuto richiesto. Altrimenti, se non sono stati fatti i passi corretti, l’aiuto rischia di diventare un altro boomerang. Infatti cessato l’aiuto, tutto torna rapidamente allo stato precedente, se non addirittura peggiore.

 

Quindi conviene prendere le cose seriamente e agire di conseguenza.

 

È possibile instaurare un dialogo tra le parti?

 

Certamente, ma se le basi su cui si costruisce non sono oneste e corrette, non servirà a niente se non a mentirsi reciprocamente per mantenere il quieto vivere fino a quando tale stato non potrà più sussistere e l’equilibrio precario salterà con tutte le conseguenze del caso.

 

Come si formano tali cordoni ombelicali?

                                                                                                                                   

Essi cominciano a formarsi durante la gestazione e si strutturano e sviluppano dal momento della nascita in poi. Diversamente dal cordone ombelicale fisico, visibile e rescindibile alla nascita, gli altri non sono facilmente riconoscibili e quindi la loro presenza può essere dimenticata. Tuttavia essi non si dimenticano di funzionare e di conseguenza tutto il nostro intero sistema ne risente in termini di dipendenza e costrizione.

 

Infatti occorre tenere presente che, proprio per la loro attività, sono mantenute in essere relazioni subconsce ed inconsce con tutto ciò che vive ed esiste. Da tali stati si formano veri e propri intrecci che, come un’erba infestante, finiscono per avvolgerci, determinando radicalmente il nostro comportamento.

 

Ecco perché rescindere tali cordoni corrisponde ad un atto d’amore.

 

Restituire la libertà a chi è legato a noi, non solo nel male, ma anche nel bene, è un vero atto d’amore, un atto di rinuncia ad una soddisfazione egoistica dei nostri desideri di possesso e dominio dell’altro, di riconoscimento e identificazione nella propria immagine che da tale relazione dipende.

 

Si tratta di una necessità naturale biologica che richiede il rispetto della nostra animalità funzionale di base, mutuata dagli animali, finalizzata al mantenimento degli automatismi metabolici.

 

È un principio imprescindibile per liberare possibilità specifiche e potersi occupare degli aspetti propri all'essere umano.

 

Ovviamente per noi è più complicato per il fatto che la nostra coscienza non è ancora in grado di gestirlo direttamente in modo sufficientemente maturo e responsabile, e quindi finisce per lasciarlo in gestione alle abitudini familiari e consuetudini sociali senza mai chiedersi cosa sia veramente necessario fare.

 

Infine tagliare tali legami, non significa diventare estranei o insensibili alla relazione con l’altro, ma renderla possibile su un piano paritetico, sia verso se stessi che verso tutti gli altri esseri viventi.

 

Liberi di amare tutti senza porre condizioni.

 

Liberi di lasciare spazio all’amore altrui senza timori.

 

Liberi di permettere che figli e genitori possano amare e essere amati da chiunque oltre il limite autoimposto dalle convenzioni.

 

Liberi di assaporare il senso della vita senza aspettative fuorvianti.

 

Semplicemente per amore!

 

Nel caso tutto ciò non fosse ancora abbastanza chiaro, ma anche nel caso contrario, non si sa mai, non perdetevi l’articolo-sintesi di questa prima serie.

 

segue nella decima ed ultima parte

disegno, schema e testo

Pietro Cartella                                                             

 

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