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Marcello Veneziani ha davvero ragione

Il lato non presidiato del governo attuale

9 Aprile
13:00 2019

Sul quotidiano La Verità, Marcello Veneziani si domanda oggi “dov’è la rivoluzione culturale di un governo che si è presentato come una svolta radicale rispetto all’establishment, alle elites ed ai poteri precedenti. Dieci mesi, afferma, sono pochi per cambiare, ma sono abbastanza per indicare una direzione, per delineare almeno un’intenzione, l’avvio di un nuovo percorso.  E invece, continua, non si intravvede l’accenno di un inizio. Né sul piano delle idee e dei programmi, né sul piano degli uomini e dei criteri di selezione”

Forse Veneziani esagera, ma stupisce in effetti che nessuno dei gestori del governo del cambiamento si sia mai accorto in questi mesi degli intrighi e dei maneggi che li ministro Giovanni Tria, un protetto di Mattarella, ha messo in atto intorno al ministero dell’economia. Un giro vorticoso e non giustificabile in cui si alternano madamine, parenti, figli adottivi e non, da lui insediati di nascosto  in posizioni privilegiate all’interno di organismi di stato delicati.

“Totale continuità - afferma ancora Veneziani - piatta prosecuzione dell’ancién regime, conformità al politically correct, permanenza dell’egemonia culturale precedente. Anche nella RAI la narrazione generale è sempre la stessa gli uomini che la somministrano sono pressochè gli stessi, i criteri e le priorità sono rimasti invariati.”

 

“Nei telegiornali la musica non è cambiata, l’impostazione è la stessa.”

 

“Sembra che al TG1, continua Veneziani, il carneade che ne ha assunto la guida, vada a lezioni private dal predecessore. Ad eccezione del TG2, il linguaggio è lo stesso e la suddivisione degli spazi risulta sbilanciata a favore della sinistra: in genere le voci filogovernative vengono di solito sommerse e doppiate dal coro invariante e polemico delle opposizioni. In media: due opinioni governative contro quattro antigovernative”.

 

“L’immagine della RAI resta ancorata a personaggi simbolo come Fabio Fazio (immagine Il Sole 24 Ore), che cercando il martirio, ha perfino aumentato le dosi del suo sinistrismo becero e untuoso per rimarcare la sua gloriosa opera di Dissidente Eroico.” Con la stessa identica regola del quattro contro uno, la bieca Bortone di Agorà (RAI3) conduce il suo talk show sovversivo. ”Non basta, prosegue ancora Veneziani, l’egemonia culturale nelle università o nell’editoria, i festival del libro, gli organismi culturali, ma anche ciò che dipende direttamente dal governo resta tutto invariato.”

Per nulla diverso è il trattamento riservato alle forze governative dalle reti televisive private di Berlusconi e di Cairo. Ieri sera si sono confrontati due ascari in una trasmissione mediaset. Del Debbio da una parte, Landini dall’altra. Il berlusconiano doc Paolo del Debbio, in obbedienza agli ordini ricevuti, non ha battuto ciglio quando il vetusto capo della CGIL ha addossato all’attuale governo, in carica da pochi mesi, la colpa dei ritardi nella ricostruzione dei paesi abruzzesi terremotati. Un evento sismatico  avvenuto più di dieci anni or sono….-

Non è da meno la TG7, dove il mini tycoon Urbano Cairo ordina di inserire in ogni trasmissione la sua grande sodale Elsa Fornero (immagine Tiscali Notizie), che interviene con la solita petulante tiritera, a difendere la sua riforma ed a contrastare l’applicazione della quota 100, decisa dal governo attuale.

“Qualcosa faticosamente si muove a livello locale, afferma ancora il Veneziani, ma la spiegazione di questa diversità è semplice: nei governi locali non ci sono i grillini che sono il cavallo di Troia del politically correct.”

“Oltre l’acquiescenza e la complicità dei grillini, prosegue ancora il Veneziani, quali sono i motivi di questa remissività sul piano culturale? Paura di attacchi e quieto vivere (tipico del Di Maio, ndr) ignoranza della materia, assenza di nomi e conoscenze alternative, penuria di visione culturale e di strategie. Non capiscono i governativi che nessuna rivoluzione sarà mai possibile se non parte e non passa dalle idee, dai luoghi chiave in cui si forma il consenso, dalla cultura e dalla mentalità”.

Si tratta di un’analisi precisa e coerente che riguarda sia il comportamento in politica, che quello nel campo dell’informazione.

Ben poco ha inciso sull’attuale mainstream della RAI l’avvenuta sostituzione del presidente dell’ente. La nomina di Marcello Foa (immagine Italia Israele Today) non ha prodotto, almeno finora, sostanziali risultati e qualcuno afferma che Silvio Berlusconi nel contrastare la sua nomina aveva visto giusto.

Perché allora il cav. non inizia, invitando la sua mediaset  ad adottare una rispettosa par condicio e ad evitare quella sintonia con il pensiero del PD che ancora oggi traspare con frequenza nei suoi telegiornali, nei suoi talk show e negli interventi nelle camere dei suoi parlamentari?.

 

 

 

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