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Luomo, i misteri e lignoto

Reincarnazione? Destino? Volete prendermi in giro?!

Ci sono cose che noi umani evoluti rifiutiamo deliberatamente di prendere in considerazione per presunzione culturale e miopia scientifica

13 Aprile
11:00 2019

Il ritmo frenetico della vita di tutti in giorni ci porta spesso a dimenticare che l’insieme delle nostre esperienze ha una durata e si consuma in un arco temporale assai limitato, specialmente se paragonato ai tempi cosmici.

Presi nel vortice degli avvenimenti sembra che tutto ciò sia sempre avvenuto allo stesso modo e non esista niente prima e dopo tale situazione oggettiva.

 

Qualche volta però può succedere che, in mezzo a tale asfissiante continuità, si facciano largo alcune suggestioni particolari:

 

  • si vive solo una volta?
  • cosa c’è prima e dopo la morte?
  • perché uno vive a lungo e un altro no?
  • perché uno nasce in una condizione fortunata e un altro soffre la fame?
  • perché uno nasce con il genio per la musica e un altro è stonato?

 

Queste sono solo alcune delle domande di una lunga lista in cui si evidenziano le disparità caratteristiche ed esperienziali proprie ad ogni essere umano.

 

Domande di fronte alle quali spesso si sceglie di nascondere la testa sotto la sabbia oppure di rifugiarsi dietro dogmi studiatamente preconfezionati da una qualsiasi autorità auto referenziata o complicemente giustificata.

 

Domande che vengono scacciate come mosche fastidiose che insistono nel prenderci di mira, chissà perché?

 

Ma ce ne sono altre che si impongono come prioritarie grazie all’effetto rimbalzo scatenato a mezzo dei social e dei mass media:

 

  • come fare per allungare la durata della vita?
  • come preservare un modo di vivere in perfetta salute?
  • come evitare incidenti e malattie?
  • come trovare una compagnia perfetta?
  • come evitare incertezza e contraddizione?
  • come vivere in pace con tutti?
  • come contribuire alla salute dell’ambiente?

 

Le domande di questo gruppo sembrano diverse da quelle del primo, ma, a ben vedere, si tratta solo di una diversa formulazione; il succo rimane lo stesso e si concentra più o meno nella seguenti domande sintetiche:

 

  • è possibile gestire la nostra vita secondo modalità che riteniamo coerenti con ciò che crediamo di meritare?

 

  • oppure ciò che ci accade è già coerente con il piano di vita che ci compete ma di cui ignoriamo completamente il senso?

 

Chiunque può facilmente capire quanto sarebbe gratificante poter disporre di risposte concrete ed esaurienti per passare oltre con grande soddisfazione e tranquillità; però non è possibile sostituire coscientemente credenze errate con altre, altrettanto errate, senza provocare ulteriori effetti erronei le cui conseguenze, essendone in tal modo diventati a tutti gli effetti responsabili personalmente, si scaricherebbero su di ognuno di noi in modo mirato.

 

Proprio allo scopo di evitare le conseguenze più grossolanamente evidenti, è consigliabile trattare tale argomento un po’ alla larga, per lasciar spazio ad ognuno di “lavorarci su” secondo le proprie possibilità e desideri.

 

Per farlo adotteremo il metodo di porre altre domande utilizzando quanto ci viene messo a disposizione secondo vari punti di vista di diverse culture o filosofie.

 

Per quanto riguarda la questione REINCARNAZIONE, possiamo prendere in esame le seguenti considerazioni:

 

  • alcuni sostengono che tutto finisca con la morte,
  • altri invece credono che la morte non esista,
  • altri ancora considerano che si rinasca con lo stesso corpo,
  • ed infine per certuni la vita continua ma in un corpo diverso.

 

Per quanto interessa il DESTINO, invece, evidenziamo le opinioni più diffuse:

 

  • il destino esiste,
  • il destino non esiste,
  • il destino esiste, ma può essere cambiato,
  • il destino esiste e non può essere cambiato.

 

Per sviluppare un’indagine scientifica credibile sarebbe necessario incrociare le varie possibilità e analizzarne tutte le caratteristiche; poi osservarne la rispondenza nella realtà quotidiana, formulare una ipotesi sostenibile, trovare la ripetibilità sperimentabile oggettivamente, infine dedurne un risultato.

 

Bene, lascio questo lavoro a chi di voi interessi e voglia farlo, nel qual caso vi sarei grato se voleste successivamente condividerne le conclusioni con me, aiutandomi in tal modo a rendere più sopportabile la mia ignoranza.

 

Nel frattempo non posso che continuare con la presunzione tipica di ogni essere umano, chiedendovi di tollerare quanto scriverò ben sapendo che può essere tutto sbagliato, certamente tutto da dimostrare, sicuramente frammentato e incoerente; insomma fondamentalmente inattendibile fino a prova certa.

 

Ed ecco come me la canto e me la suono, finendo per crederci solo io dopo aver strombazzato in lungo e in largo che non bisogna credere a niente senza le dovute prove!

 

Cerco quindi di ricapitolare un po’ di cose che ho cercato, trovato, metabolizzato e restituito durante questi ultimi tempi; cose che altri hanno già precedentemente elaborato, sicuramente meglio di me, ma che probatoriamente sperimentate in me si esprimono come leggerete, con tutti i rischi connessi.

 

Ed ecco qualche punto su cui riflettere:

 

  • Punto uno: Non ci sarebbe giustizia nella vita se gli esseri viventi, e gli umani specialmente, non potessero nascere avendo le stesse possibilità. Poiché però è evidente che così non è, occorre scoprire come mai. Quindi significa che qualcosa durante la gestazione, prima della nascita o durante, è in grado di intervenire producendo una differenziazione in ciò che succederà dopo la nascita. O forse addirittura durante o prima del concepimento.

 

  • Punto due: se quanto detto al punto uno può essere verosimile, allora quel qualcosa esiste prima della vita di quell’essere. Se si, cos’è?

 

  • Punto tre: abbiamo più volte citato l’esistenza di un piano di vita personale facilmente riscontrabile nel semplice fatto che ogni essere umano vive una vita di esperienze proprie, che non trovano eguali in altri sebbene se ne possano scorgere e riconoscere in loro similitudini o coincidenze in alcuni punti.

 

  • Punto quattro: se tutto quanto viene sperimentato e costruito da un essere vivente dovesse essere in stretta relazione di sussistenza con lui dovrebbe, cessare e sparire alla sua morte. Tuttavia ciò non avviene, perché?

 

  • Punto cinque: se è vero quanto al punto quattro allora mi sorgono altre due domande. È ancora lui a tenere in vita quello che rimane dietro di lui alla sua morte oppure chi o cos’altro?

 

  • Punto sei: quello che invece sembra sparire, sparisce davvero o semplicemente sparisce dalla possibilità di essere esperito dai nostri sensi e facoltà? Se così è, dove continua a sussistere e a quale scopo?

 

  • Punto sette: se tutte le esperienze di chi ha vissuto non vanno perdute, dove finiscono, cosa producono e chi ne può fruire?

 

  • Punto otto: se qualcuno può fruire di quanto al punto otto, si può continuare a dire che non esiste qualcosa di predeterminato?

 

  • Punto nove: e nel caso, potendo scegliere o essere veicolo di tali esperienze, si può ancora dire che la possibilità di esperire una o l’altra esperienza possa essere intesa come un cambiamento di destino?

 

  • Punto dieci: è possibile conoscere quello che sta per accadere prima della nascita? E se sì, chi è che sceglie e come se nascere a quella esperienza oppure ad un’altra?

 

  • Punto undici: per quale ragione la popolazione mondiale è in continua crescita e non è un numero finito?

 

  • Punto dodici: quante successioni di esperienze diverse possono verificarsi? Cosa ne determina la conclusione definitiva?

 

Potrei insistere ulteriormente, ma credo di aver provocato già abbastanza sconquasso per oggi.

 

E poi è ora di merenda e il mio unico grande neurone intestinale pensante comincia a risentire gli effetti destabilizzanti della carenza di zuccheri, come avrete certamente constatato dalle conseguenze neuro-cognitivo-espressive rivelate dalla sequenza di parole deliranti appena terminate.

 

Scusate, sento suonare alla porta: vado a vedere cosa reincarna il destino!

Dopo vi racconto!

 

schema e testo

Pietro Cartella                                                              

 

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