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Roma - Gli idilliaci rapporti tra il PD di Zingaretti e gli ultimi delle periferie

Che sono sporchi, brutti e cattivi

12 Aprile
11:30 2019

Leggo su Democratica, organo del PD, che ha sostituito la defunta Unità, affermazioni come rassicurante, fiducioso, unitario: il nuovo corso del Pd. Un commento ottimistico che appare in stridente contrasto con le ultime esternazioni dei suoi iscritti e con il recente comportamento di alcuni suoi sostenitori.

E’ stato proprio uno dei più eminenti (si fa per dire) redattori di Democratica, il vicedirettore Mario Lavia (immagine Libero Quotidiano) o La Via a definire, non solo razzisti, xenofobi, fascisti, come d’abitudine, ma anche brutti , volgari, repellenti ed infimi esseri umani, quegli abitanti del quartiere periferico di Roma che porta il nome di Torre Maura.

 

La loro colpa secondo il Lavia, era quella di non voler accettare, in un tessuto urbano già degradato, malsicuro, privo dei servizi essenziali, una ulteriore iniezione di ben settanta zingari, scaricati di notte in quel territorio dalla sindaca Raggi.

 

In soccorso dei rom è accorso anche il grosso deputato filo immigrazionista Emanuele Fiano (immagine Silenzi e Falsità), noto per la accanita guerra da lui condotta contro gli accendini con l’immagine di Mussolini. Ma ha dovuto, davanti alla rabbia dei residenti, fare una veloce marcia indietro dopo avere constatato l’ampiezza del solco che si era aperto tra il suo partito e gli “ultimi, sporchi e cattivi” del Lavia .

 

Un solco che si è allargato ed è divenuto un baratro con il comportamento tenuto in seguito dai giornali della trimurti rossa, quali La Stampa, Repubblica e Corriere e da tutti i telegiornali ed i talk show allineati a sinistra.

 

Tutto questo mainstream, si è gettato infatti a concelebrare con il consueto accanimento il comportamento di un giovane di nome Simone (immagine skuola.net), che, con uno stentato idioma dialettale, invitava le persone del luogo ad accogliere, in fraterna comunità di intenti con le prefiche  del Sant’Egidio, quei settanta nuovi arrivati.

Tutta la sinistra compatta ha adottato quel quindicenne, lo ha definito addirittura un grande eroe, e ne ha fatto un predestinato del partito democratico.

 

Sospinta dal suo istinto ma anche dalla moral suasion esercitata dai suoi elettori che abitano i quartieri ricchi della città, il PD, a differenza della sindaca Raggi, che ha subito ritirato i rom da Torre Maura, non è riuscito a rendersi conto delle conseguenze del suo comportamento.

 

E sull’esempio di Torre Maura, altre periferie si sono mobilitate e si rifiutano ora di accogliere le  famiglie dei rom.

 

Ha infine capito ben poco, allargando ulteriormente la ferita che ora divide i piddini dalle periferie, gremite da persone che secondo il compagno LaVia sono sporche e puzzano, la conduttrice di RAI3 Bianca Berlinguer  (immagine Articolo21) che con aria affranta, il capo chino ed una voce piagnucolante,  ha chiesto:

 

“Se li togliamo di lì, poi dove li mettiamo?”

 

Forse una risposta sta arrivando.

 

Comincia a raccogliere consensi, un’ipotesi che è poi anche una proposta, ed è stata avanzata nei giorni scorsi anche dal prof. Alessandro Meluzzi, vescovo ortodosso (immagine Donna Glamour).

Quella di proibire, con apposite leggi o decreti, che nuovi insediamenti umani, qualunque sia la loro provenienza, siano imposti e vadano ad aggravare la misera condizione delle periferie romane.

 

Roma Capitale deve contare su ben altre risorse, che sono rappresentate da quartieri cittadini, immuni dal degrado ed atti ad accogliere, anche per questioni di censo dei suoi abitanti, nuovi insediamenti umani.

 

Quartieri come quelli del centro di Roma o dei Parioli, dove sono presenti importanti palazzi disabitati, circondati da vasti giardini, che rappresenterebbero un habitat ideale per chi necessita di umana accoglienza.

 

Od anche, o soprattutto, quei quartieri che sorgono intorno alle sacre mura vaticane, in cui sarebbero usufruibili, con il consenso delle gerarchie prelatizie, che ne sono proprietarie, grandi istituti conventuali vuoti ed, anche qui, interi isolati che un tempo erano occupati da sedi direttive di organismi clericali, ma che oggi sono in stato preagonico.

 

Una soluzione logica e soprattutto molto umana.

 

 

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