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Cultura

Argentina. Il centenario di Evita. Santa dei descamisados, nemica degli oligarchi.

Una ricorrenza da non dimenticare

15 Aprile
09:00 2019

Dopo le celebrazioni del centenario della nascita del Fascismo il 23 marzo del 1919 e in attesa del ricordo del centenario dell’Impresa di Fiume a settembre, un altro centesimo anniversario si avvicina. Quello della nascita di Evita Perón, il 7 maggio.

La Santa dei descamisados, indimenticata dal popolo argentino, celebrata in un musical statunitense, scomoda per destre e sinistre europee che non sanno come considerarla, come etichettarla. Impossibile, d’altronde, per chi non riesce a staccarsi da etichette prive di significato.

In Italia ci ha provato il giudice Rosario Priore che, nel libro scritto con Giovanni Fasanella (“Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire”. Edizioni Chiarelettere), afferma che l’incontro di Eva Maria Ibarguren, non ancora Duarte, con Juan Domingo Perón era stato organizzato dal governo nazionalsocialista tedesco. Sia chiaro, per il magistrato non si tratta di ipotesi bensì di certezze. E poco importa se è l’unico al mondo ad avere simili convinzioni.

In genere si tende comunque a dimenticare che Perón aveva soggiornato in Italia nel periodo tra le due guerre e l’influenza del Fascismo italiano sul giustizialismo argentino è evidente. Poco importa se in Italia l’ignoranza crassa di un certo centro destra ha trasformato il significato del termine giustizialista che deriva da “giustizia sociale” e non da eccesso di intervento dei magistrati.

 

In ogni caso il ruolo di Evita è risultato fondamentale. Perché è lei, da attrice e da conduttrice radiofonica, a trascinare la folla degli argentini in piazza contro l’arresto di Perón deciso dagli altri militari preoccupati dalla sua popolarità legata proprio alle iniziative sociali. E sarà sempre Evita, dopo il matrimonio con il generale, ad occuparsi di lavoro, di sussidi ai più poveri, di valorizzazione del ruolo femminile.

 

Lei figlia illegittima, lei povera costretta ad arrabattarsi per sopravvivere, aveva perfettamente presente i problemi dei poveri e delle donne. Le sue iniziative evidenziano quanto l’Argentina peronista fosse all’avanguardia nel mondo per interventi sociali e per la tutela della donna.

 

Più ancora che nel musical americano è nello spettacolo di Sonia Belforte “Evita y yo, storia di due argentine” che si possono cogliere gli aspetti più veri e meno noti della vicenda inimitabile della Santa dei descamisados. Come è in un libro di Carlo Sburlati, “Perón e il giustizialismo” (Volpe), che si possono trovare gli indirizzi della politica sociale ed ideale del generale. Compresa la difesa di quella religione cattolica rappresentata da un clero che, in combutta con i militari e con gli interessi statunitensi, organizzò il golpe per deporre Perón dopo la morte prematura di Evita.

 

Che, nel frattempo, aveva rifiutato la candidatura alla vicepresidenza poiché era già stata colpita dal cancro che l’avrebbe uccisa. Eppure, malata, si impegnò allo spasimo per favorire il trionfo del marito.

 

E non volle neppure rinunciare alla sua ultima apparizione per salutare il suo popolo su un’auto scoperta, sorretta da una impalcatura poiché non era più in grado di restare in piedi.

Il futuro Papa Roncalli, incontrandola, l’aveva avvertita che se si fosse continuata a battere per i poveri, avrebbe rischiato di essere crocifissa. Evita è morta a 33 anni e la sua immagine con l’armatura per tenerla in piedi assomiglia molto ad una crocifissione. L’Argentina si fermò per i funerali, milioni di persone in lacrime, fiori ovunque.

Ma la Chiesa che aveva voluto la morte del peronismo, non fece nulla per tutelare la salma di Evita. Nascosta prima in Argentina e poi trasferita sotto falso nome in un cimitero di Milano per evitare il pellegrinaggio popolare. Il peronismo, però, è risuscitato, Evita è tornata a Buenos Aires. La lotta contro la povertà è ripresa con ottimi risultati prima che i soliti interessi nordamericani portassero al potere Macri ed all’inferno l’Argentina.

 

AUGUSTO GRANDI

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