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Di tutto un po'

Venezia. Bidoni

La commedia tutta veneziana dell’ovovia di Calatrava.

15 Aprile
11:00 2019

Ecco una vicenda che a Carlo Goldoni sarebbe di certo piaciuta. È la storia di un vero, perfetto bidone. In tutti i sensi. Ci riferiamo alla commedia dell’ovovia (a forma di bidone…) posizionata sul ponte in vetro disegnato da Santiago Calatrava; un servizio pensato per i disabili e inutilizzato da ormai quattro anni (inaugurato nel 2012 la sua ultima corsa l’ha fatta nel maggio 2015).

Da subito il costosissimo aggeggio (un bidone finanziario: due milioni di euro buttati nel wc) ha dato infiniti problemi: le batterie erano insufficienti, le riparazioni continue come i problemi di aggancio tra carrello ed elevatore. Poi la follia dei sensori delle porte che facevano scattare l’allarme costringendo i vigili del fuoco ad intervenire (qualcuno è rimasto bloccato all’interno per ore) mentre le vibrazioni causate dall’eccessiva velocità (si fa per dire: quasi diciassette minuti per passare da una riva all’altra) davano ai malcapitati utenti il mal di mare.

Insomma, anche un bidone tecnologico.

Risultato: meglio smontare l’intera struttura e rottamarla. Dimenticarla. Ma siamo in Italia e tutto è assai complicato. Tribunali, consulenti, magistrati e poi la Corte dei Conti che, finalmente, ha notificato al sindaco Luigi Brugnaro (incazzatissimo) il decreto con indicazioni sulle procedure.

Ma chi pagherà? Boh… lo smontaggio costerà 40 mila euro, niente confronto alla spesa iniziale. Brugnaro — che intanto ha assicurato ai disabili il passaggio gratuito su vaporetto — vorrebbe però risalire al “genio”, all’ideatore dell’infernale marchingegno. Nebbia fitta.

I consulenti incaricati hanno affermato che la responsabilità è del progettista (su cui i giudici contabili non hanno competenza) e non del direttore dei lavori o dell’amministrazione, a sua volta Calatrava ha sempre risposto che l’ovovia «non era parte del progetto esecutivo originale, ma fu aggiunta da altri». Alla fine il conto del bidone, come in tutte le commedie goldoniane, lo pagherà il solito Pantalone.

Marina Buffoni

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