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Di tutto un po'

L’EDITORIALE della DOMENICA di CIVICO20NEWS – Enrico S. Laterza : Repubblica Burocratica Italiana (deprivata della salute)

Nonostante le ennesime “semplificazioni” ed informatizzazioni, la Penisoletta dello Stivaletto resta sommersa da un malsano marasma di scartoffie, persino sulla pelle dei malati

14 Aprile
09:00 2019

Di mamma, ce n’è una sola (per fortuna!). A quella di un lontano parente (che, a tutela della privacy, chiameremo E.S.L.) del sottoscritto editorialista è capitata la malsana sorte di doversi operare all’anca, come molti altri anziani, e, dopo un annetto d’attesa per approdare ad affrontare e superare l’intervento, eseguito da ottimi chirurghi, presso un buon nosocomio regionale (intitolato, ehm, ad un noto vermut…), d’esser ricoverata, per il periodo di riabilitazione fisioterapica, in una struttura “convenzionata con le mutue” – che identificheremo con le iniziali inventate V.I. (o la Villa Celeste di Tersilli/Sordi?) –, donde sarà dimessa a breve, sì, ma, anziché recuperata, ridotta nelle medesime condizioni di semi-immobilità originaria e con un marcato peggioramento psicofisico e neurologico, nonché bisognosa di cateterizzazione. In-parole-povere, non autosufficiente.

Sin qui tutto bene (si ripeteva di piano in piano, per incoraggiarsi, il famoso tizio della storiella, mentre piombava giù a precipizio, cadendo dalla cima d’un palazzo).

– “E dunque, che soluzioni ci prospettate?”

– “Niente, noi ve la lasciamo all’uscita, entro le 9 di mattina, poi son ca…voli vostri, arrangiatevi!” (L’espressione non è alla lettera, però ne coglie lo spirito.)

– “Ambulanza con barella?..."

– “A carico dei pazienti."

Occorre attivare l’assistenza domiciliare (a.d.i. o s.i.d.) e richiedere in concessione gli ausili indispensabili all’esistenza quotidiana in casa. Naturale.

Serve la domanda avanzata dal medico-di-base (al costo di 73 euro e rot-ti), da spedire all’ente di competenza, e la presenza diuturna di un caregiver (quando si usa un termine anglofono, la fregatura è garantita!), cioè un predestinato familiare (il suddetto) che sacrifichi completamente la propria vita personale e professionale per appiccicarsi con abnegazione al congiunto infermo (esatto), magari aiutato un po’, prima dell’esaurimento, da badanti a pagamento. Ok.

È adesso che comincia il mirabolante capogiro-dell’oca a ostacoli, od odissea nella modulistica, un divertente tourbillon, con cotillon, tra vari soggetti, sigle e uffici, aventi sedi distanti, orari e peculiarità di ricevimento ovviamente differenti e mai coincidenti, per facilitare chi lavora.

All’A.S.L. (consultandosi col loro U.R.P.) si apprende che vogliono, in aggiunta, il riconoscimento dell’invalidità civile, per ottenere il quale è necessario inviare on-line il citato certificato terapeutico, tramite un patronato o C.A.F., così da aprire l’iter di esame da parte della commissione vattelappesca ad hoc, con connesse visite, riunioni, deliberazioni, integrazioni, collaudi ecc. ecc. (tempi biblici).

Agevole, no? No, perché, per disbrigare – non gratuitamente – la pratica che abbiamo appena esposto, il patronato stesso esige, secondo regolamento, il c.u. della pensione (rapido salto all’INPS, se non hai il pin!), la dichiarazione-dei-redditi, l’iban, date e dati delle degenze, con relativa documentazione ospedaliera, e… “Favorisca patente e libretto, prego!”

(Alla faccia degli archivi digitali interloquenti!… Non eravamo ultraschedati, dai polpastrelli dei piedi alla punta dei capelli?!?)

Quanto sopra da consegnare al locale sportello C.U.P.

In sintesi, per l’adi-sid, la clinica ti manda dal dott che ti manda all’urp dell’asl che ti manda al cup che ti manda al caf che ti manda affan’cu all’Inps per esser rimandato al cup, che per due soldi mio padre comprò… e ritorno. E non è manco sicuro che la fiera sia finita lì.

Non c’è nessuno che ti spieghi, da subito, l’intera mappa di tale dilettevole calvario normativo demenziale, in puro stile Brazil (1985) di Terry Gilliam.

Intanto i giorni, le settimane, i mesi passano invano…

Nonostante le ennesime reiterate “semplificazioni” ed informatizzazioni, sbandierate dai caleidoscopici governanti succedutisi nei-secoli-dei-secoli, dal Gattopardo al Caimano, dai rosso-neri ai giallo-verdi, la nostra imbellettata Penisoletta dello Stivaletto rimane sempre sommersa da un immenso marasma di scartoffie borboniche, spesso sulla pelle dei più deboli, vecchi e malati: la bananiera Repubblica Burocratica Italiana. Italiota.

Affondata!

 

Enrico S. Laterza

 

 

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(cfr. didascalie interne alle foto)

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