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Cronaca

Francia - Boom di chiese bruciate e vandalizzate da inizio anno, una piaga aperta.

La cattedrale di Notre Dame non è un caso isolato. Non sappiamo ancora e forse non sapremo mai le cause dell’incendio che ha distrutto la storica cattedrale.

17 Aprile
07:00 2019

In un anno in Francia oltre mille atti anticristiani tra furti di ostie e assalti ai cimiteri. Dietro le violenze raid di matrice jihadista ma anche sfide tra giovani e satanismo.

Il vortice d’odio che rode il cuore della Francia, appena denunciato con forza dalla classe politica transalpina a proposito dei recenti blitz antisemiti, non risparmia di certo la Chiesa, come evidenziano i tristi dati appena pubblicati dallo stesso Ministero dell’Interno. L’ultimo picco di profanazioni anticristiane risale ai giorni scorsi, con 5 edifici di preghiera violati in diverse regioni.

Nel tardo pomeriggio del 31 gennaio, nella cittadina di Vendôme, non lontano da Orléans, è stato trafugato il tabernacolo nella Chiesa della Maddalena. Il 3 febbraio, sono stati invece violati i tabernacoli nelle chiese di due borghi di provincia: Lusignan, nella periferia di Poitiers, e Talmont-Saint-Hilaire, sul litorale atlantico della Vandea. Il 5, nel capoluogo meridionale di Nîmes, i fedeli entrati nella piccola chiesa di Notre-Dame-des-Enfants hanno scoperto con orrore le devastazioni sacrileghe perpetrate nell’edificio: tabernacolo scardinato, ostie consacrate frantumate e disseminate dappertutto, statue e mura cosparse di escrementi.

Il 9, un gioiello dell’architettura sacra gotica, Notre-Dame di Digione, ha subìto un attacco analogo, con le ostie rovesciate a terra. Un blitz scattato all’alba, fra l’apertura della chiesa e l’arrivo dei fedeli per la prima messa. Negli stessi giorni, altri 5 luoghi di culto sono stati saccheggiati in tutto il Paese, in modo anche grave sul piano materiale, ma senza violazione del tabernacolo. Monsignor Olivier Ribadeau Dumas, portavoce della Conferenza episcopale, ha espresso indignazione su Twitter: «Chiese incendiate, saccheggiate, profanate. Non potremo mai abituarci a questi luoghi di pace in preda a violenze, al corpo di Cristo calpestato, proprio ciò che abbiamo di più bello e prezioso».

Delle inchieste giudiziarie cercheranno di far luce su moventi ed autori. Ma in ogni caso, i fedeli sanno bene di dover fronteggiare una piaga ormai radicata nel Paese. In media, l’anno scorso, circa 3 casi al giorno, come ha confermato il Ministero dell’Interno, recensendo 1.063 ‘fatti anticristiani’, di cui il 98% contro beni materiali: chiese vandalizzate, cimiteri profanati, danni a croci ed edicole votive all’aperto. Nel 2017, il bilancio era già stato a quattro cifre, con 1.038 casi. In modo indipendente, l’incessante sequenza è monitorata pure dagli autori di un blog creato ad hoc su Internet: ‘Osservatorio della cristianofobia’.

Il 26 luglio 2016, anche il martirio in Normandia di padre Jacques Hamel, assassinato nella Chiesa Saint-Etienne, a Saint-Etienne-du-Rouvray, nel quadro di un assalto di stampo jihadista, era stato seguito da una profanazione del luogo di culto. Per i fedeli transalpini, il ricordo di quella sequenza tragica si è scolpito dunque pure come il simbolo delle chiese francesi nel mirino. In proposito, continua a interrogare le coscienze di tanti pure il fatto che il dramma sia giunto in una chiesa intitolata al primo martire della cristianità.

Il morbo sembra essersi propagato negli interstizi più variegati del Paese profondo, facendo affiorare anche il rischio di una lenta assuefazione generale. Del resto, nelle ultime ore, il ritardo con cui le autorità centrali hanno condannato gli ultimi misfatti ha alimentato pure una polemica politica. «La profanazione di queste chiese è inammissibile; disonorevole il silenzio del governo. Gli autori di questi fatti anticristiani devono essere sanzionati con la più grande severità», aveva twittato, lunedì 11, il capo dell’opposizione neogollista, Laurent Wauquiez, che presiede pure la seconda regione più popolata di Francia, l’Alvernia-Rodano-Alpi.

La reazione del premier Edouard Philippe è giunta due giorni dopo, sullo stesso social: «Nella nostra Repubblica laica, si deve rispetto ai luoghi di culto. Lo dirò ai vescovi di Francia in occasione della riunione dell’istanza di dialogo con la Chiesa cattolica». Proprio uno degli appuntamenti di concertazione che negli ultimi anni ha regolarmente affrontato il nodo delle profanazioni.

Molti ricordano ancora lo sfogo d’esasperazione del 2010 di monsignor Michel Dubost, all’epoca vescovo di Evry-Corbeil- Essonnes, nella banlieue Sud di Parigi: «Questa volta, occorre smetterla». Ma da allora, un inquietante effetto d’emulazione sembra essersi ancor più propagato nel Paese.

In certe contrade meridionali, come quelle in cui aleggia la fosca ‘mitologia’ di antiche offensive anticlericali, vengono regolarmente individuati gruppi di giovani sospettati di degradazioni più o meno gravi. L’ultimo caso del genere riguarda Lavaur, cittadina occitana non lontana da Tolosa, dove due liceali diciassettenni, descritti da fonti locali come ‘di buona famiglia’, ma ‘sfaccendati’, hanno appena confessato le loro responsabilità dirette negli atti di vandalismo all’interno della locale Cattedrale Saint-Alain, risalenti al 5 febbraio.

Uno di loro ha ammesso di aver rubato un Cristo e di averlo gettato nel fiume Agout, con la complicità di una combriccola di coetanei dello stesso liceo, che dista solo 300 metri dalla cattedrale. In questo caso, è interessante notare il forte ruolo di sensibilizzazione presso la popolazione e il mondo politico da parte del sindaco, Bernard Carayon, parso decisivo nel rompere la catena d’omertà. Il gruppo è stato smascherato dopo la confessione di uno degli autori, giunto in commissariato scortato dai genitori, tre giorni dopo i fatti.

L’ipotesi d’introdurre telecamere di videosorveglianza, spesso osteggiata in passato, torna al centro del dibattito. Padre Emmanuel Pic, il parroco a Digione responsabile della splendida chiesa gotica duecentesca appena profanata e già oltraggiata in passato, si è pubblicamente dichiarato possibilista, nelle ultime ore: «Ero contro, ma ormai mi chiedo se non sia una buona soluzione. I fatti di sabato si sono svolti in meno di venti minuti, con una reale volontà di nuocere. Non possiamo essere sempre presenti sul posto».

In modo analogo a quanto è avvenuto a Nîmes, monsignor Roland Minnerath, vescovo di Digione, ha già celebrato una liturgia speciale di riparazione «per chiedere perdono» delle offese recate al cuore sacro dell’edificio. Il pastore ha anche incontrato Laurent Nunez, l’ex capo dei servizi segreti da poco divenuto segretario di Stato presso il Ministero dell’Interno, il quale, dopo il faccia a faccia, ha assicurato che lo Stato non intende gettare la spugna: «Siamo presenti per la protezione di tutti i culti».

Nel caso dei cimiteri, la frequenza con cui i fatti si ripetono all’interno di certi perimetri funerari fa pensare a una sorta di macabra sfida lanciata alle autorità da parte di autori ricorrenti. A Saleilles, nella Catalogna francese, tre sepolture, fra cui quella di un neonato, subiscono da anni degradazioni regolari.

Furti di preziosi oggetti sacri, sfide fra minorenni con connotazioni anticlericali o di altra natura, raid d’individui influenzati dall’ideologia jihadista o caduti nell’orbita del satanismo, uso delle ostie per ‘riti magici’: sono tanti i potenziali moventi evocati regolarmente nelle indagini per elucidare ogni singolo caso. Ma gli esperti non azzardano interpretazioni generali, tanto il male pare diffuso e al contempo radicato nel percorso individuale di ogni singolo profanatore.

Daniele Zappalà per Avvenire 21 febbraio 2019

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