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Cultura

Il 29 Aprile 1911 a Torino si inaugura la prima mostra coloniale

All'interno dell'Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro la prima mostra per celebrare le colonie e l’espansionismo italiano in terra d’Africa

29 Aprile
09:00 2019

L’Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro venne organizzata a Torino, capitale del Regno d’Italia, nel cinquantenario dell’Unità quando l'esaltazione del colonialismo era ormai un rito ufficiale per celebrare l’espansionismo di Giolitti in terra d’Africa.

La mostra del 1911, inaugurata il 29 aprile, fu la prima vera e propria esposizione coloniale. Fu organizzata su di una superficie di 1.000 mq in zona “Pilonetto” dal Ministero degli Esteri, dalla Società Geografica Italiana, dall’Istituto Coloniale e dal Regio Commissariato dell’Emigrazione, e venne collocata nell’ala settentrionale del Padiglione degli Italiani all’estero, più una zona “Kermesse orientale” all’interno di un recinto con entrata a pagamento per assistere a spettacoli esotici.

L’esposizione era suddivisa in tre sezioni indipendenti:

“Una mostra delle attività colonizzatrici nel senso più largo, che si esplicano con gli studi coloniali di ogni genere, col rilievo preordinato e ben ordinato e colle rappresentazioni grafiche dei terreni delle Colonie, presentata dalla Direzione Centrale degli Affari coloniali del Regio Ministero degli Affari esteri, che volle dare alla sua esposizione un carattere strettamente e gelosamente italiano; un’esposizione ordinata e presentata dal Governo della Somalia italiana, con aggregata una piccola mostra di una Società commerciale privata che in quelle terre inizia le sue attività (Società Italiana per le Imprese Coloniali); una esposizione libera dei Coloni Eritrei, ampiamente sussidiata e completata dalle mostre degli organi di Governo preposti alla colonizzazione”.(1)

Dell’esposizione coloniale facevano parte anche una biblioteca coloniale, nella quale erano raccolte 1379 pubblicazioni e una collezione cartografica del continente africano, realizzata da esploratori, scienziati e missionari italiani a partire dal XIX secolo.

Le conquiste coloniali erano rappresentate dagli stand dell’Eritrea e della Somalia. Nello spazio espositivo della colonia primigenia erano esposti i prodotti spontanei della Colonia, quelli locali coltivati dagli indigeni, come la palma dum, e si mostravano i risultati della sperimentazioni di culture e della loro acclimatazione, delle tecniche dell’organizzazione del territorio e i lavori della tratta ferroviaria Ghinda-Asmara oltre che gli studi dell’Istituto siero-vaccinogeno di Asmara.

La mostra etnografica, più a carattere scientifico affiancava quella campionaria, d’importazione ed esportazione della colonia, con lo scopo di richiamare l’attenzione degli industriali e dei commercianti italiani su i prodotti più ricercati e su quelli che potevano essere oggetto di sfruttamento.

Sulle rive del fiume Po venne poi ricostruito un villaggio abissino per mostrare dal vivo le attività indigene, con la presenza di sette uomini e una vecchia donna. Ricostruite anche alcune tipologie abitative, come le case “agdò” e le capanne dancale in stuoie disposte a circolo attorno ad uno spianato centrale.

“…potremo visitare senza spesa due villaggi, realmente autentici, uno somalo e  l’altro eritreo, comunicanti fra loro per mezzo di un arcuato ponticello di legno. Sono costituiti da alcune capanne, perloppiù di rami e di stuoie – poche di calce – tirate su con un realismo che non concede grandi illusioni circa la nostra politica coloniale, nè può suscitar gelosie nell’animo degli architetti Fenoglio, Molli e Salvadori”. (2)

La mostra dedicata alla Somalia italiana invece si presentava più con finalità scientifica che commerciali, per la recente presa di possesso dei territori ancora tutti da esplorare e conoscere. L’esposizione di oggetti locali era un espediente didattico e divulgativo per descrivere la vita e le abitudini di una regione ancora da conoscere sotto tutti i punti di vista. Lo spazio somalo era rappresentato da una moschea e da un villaggio della regione del Giuba lungo il fiume Uebi Scebeli con quindici capanne circolari con arredi e utensili domestici, con gli indigeni intenti a mostrare al pubblico usanze religiose e di guerra:

“Così oltre a dare al pubblico d’Italia una idea della vita sociale di quei paesi, si voleva raggiungere uno scopo altamente proficuo, quello di imprimere un profondo ricordo della grandezza del nostro paese, della nostra fiorente civiltà nelle menti vergini ed impressionabili dei nostri soggetti, alcuni dei quali venuti soltanto da pochissimo tempo sotto l’impero delle leggi nostre. Opportunamente fu scelto un personale che rappresentando i tipi delle principali cabile (grande tribù) di Somali e liberti componenti la popolazione meridionale e delle forze del R. Corpo di Truppe, fornì un’esatta e completa idea etnica della colonia e delle sue genti. Si ebbero: 16 indigeni tratti dalle migliori famiglie di capi e notabili dei Bimal, degli Uadàn, e dei Gheledi; 4 indigeni del Rer Magno o gente del mare; liberti di cui tre di Mogadiscio; gente già schiava o discendente da schiavi affrancati che ha fortunatamente conservata l’attitudine e la abitudine al lavoro […]. Ascari, comprendenti le rappresentanze delle varie armi del gradi e delle genti che danno il reclutamento delle nostre truppe coloniali”.  (3)

NOTE

1 e 3: Le mostre coloniali all’Esposizione Internazionale di Torino del 1911. Relazione generale. Tipografia Nazionale di G. Bertero. 1913, Roma

2: Guida pratica della Esposizione Internazionale di Torino 1911. Ajassa & Ferrato Editori, Torino

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