Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Terza Pagina

La politica a suon di social

Salvini stravince nella gara a followers, ma quanto conta essere social?

20 Aprile
09:15 2019

In tempo di social network e twitter, la visibilità in politica passa anche per quanto si è in grado di apparire e postare sui nuovi strumenti come Facebook.

Sul sito di Zuckerberg, Matteo Salvini la fa da padrone con più di 3 milioni di fan, mentre il leader opposto, il neo segretario del PD Nicola Zingaretti, si ferma a circa 300 mila follower.

Con l’affacciarsi sulla scena politica del Movimento 5 Stelle, lo sfruttamento del web è diventato virale e spesso vitale per diffondere il verbo della propria ideologia.

Tra blogger, influencer e altre figure del mondo virtuale anche il politico di turno ha l’obiettivo morale di presenziare nella piazza dei like ancor più di quella reale, soprattutto per coinvolgere i giovani.

La cultura della sintesi dei social network, un breve post su Facebook o 140 caratteri su Twitter, ha sempre maggior successo, andando a togliere spazio all’approfondimento, al contatto con le persone.

Spesso, però, si rischia di passare dalla estrema sintesi alla faciloneria,  alla banale semplificazione, al superamento del confronto vero e proprio dei talk show televisivi, visto che non è che al commento su ogni post pubblicato il politico di turno risponda.

Anche sui social, tuttavia, sembra intravedersi ciò che caratterizza una certa destra dalla sinistra; infatti, a osservare l’immagine di profilo di Matteo Salvini non si può non notare il suo sguardo penetrante con il sottotitolo “Gli Italiani chiedono #Portichiusi”.

Lo sfondo è nero, neutro, c’è solo lui, il grande capo, il trascinatore del popolo, di quegli Italiani (ma tutti?) che vogliono i porti chiusi (quando in realtà il popolo leghista ha totalizzato un 15%, per cui chissà se l’altro 85% vuole veramente i porti chiusi …).

Sull’altro fronte, invece, c’è il profilo di Nicola Zingaretti con lo sguardo pacifico, in mezzo alle persone, con la dicitura “Creiamo lavoro, non odio”, tipico di chi guida gli altri verso la propria visione dell’Italia senza pretendere che tutti condividano le sue idee.

Eppure i follower di Salvini sono ben 10 volte tanto quelli di Zingaretti e allora il diktat della rete è implacabile, è la rete a decidere chi conti di più, così come quando il M5S si esalta perché è stata presa una decisione dagli Italiani (magari circa diecimila persone) su un quesito tramite la piattaforma Rousseau, perché in fondo in un Paese dove in questo ultimo anno si è toccato il record più basso di leggi passate in Parlamento rispetto a quelle approvate a suon di voto di fiducia, ormai la oligarchia della rete è come quella di pochi uomini di governo onnipresenti.

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo