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Cultura

Torino - Stefano Valbonesi ed il “Metodo Spagyrico” alla sala Valfrè

L'interessante convegno organizzato da Civico20News

20 Aprile
09:30 2019

Un grande e positivo riscontro ha accompagnato l’evento, organizzato da Civico20News, che ha vissuto la presentazione del libro “Metodo Spagyrico” curata da Stefano Valbonesi, autore del saggio che illustra come si possano estrarre in casa rimedi naturali dalle piante.

Valbonesi, che rammenta come il progetto sia nato proprio a Torino in occasione del Salone del libro Internazionale del 2016 che lo vide ospite della Gran Loggia d’Italia, ha ricordato la sua esperienza sulla spagyria e sul metodo che aveva messo a punto.

La serata è iniziata con il saluto della Direzione del giornale all’illustre ospite che, dopo aver ricambiato i convenevoli, ha fornito la dotta esposizione invitando la platea alla riflessione sull’alchimia e la salute come percorso interiore.

Prima ancora di parlare del metodo spagirico di lavorazione delle piante, Valbonesi ha condiviso con i presenti alcuni concetti molto importanti:

“Non vi è separazione, noi siamo un continuum, proprio come una cellula di un corpo, e non solo con gli altri esseri umani, ma anche con tutti i regni della natura conosciuti,  quali il cosmo, il macrocosmo e tutti i piani di vita a noi conosciuti o sconosciuti che siano”.

Valbonesi ha poi voluto sottolineare come si debba comprendere, proprio come le cellule di un corpo che possiedono una certa specificità per svolgere una funzione precisa nell'organismo, quale sia il nostro compito nella vita e di come poterlo svolgere nel modo più armonico e concreto possibile.

Ma per mettere in pratica questo l'alchimia interiore ci può aiutare?

“Certamente – ha confermato - perché permette di conoscere quali sono le dinamiche della vita e le leggi che la regolano; praticamente, una trasformazione in funzione del compito da svolgere mentre l'opera alchemica esteriore ci permette di produrre dei rimedi e la coscienza, un aiuto fondamentale per mantenere saldo il timone della nostra vita anche quando il mare è in tempesta”.

Stefano Valbonesi ha poi voluto portare alla luce il fatto che è possibile, ed auspicabile, incominciare a prendersi veramente cura di se stessi producendo i propri rimedi spagyrici senza l'ausilio di un grande laboratorio alchemico con storte ed alambicchi, ma con semplici vasi, un mortaio, un filtro, una pressa e  poche altre cose.

Nel prosieguo, Valbonesi ha altresì evidenziato come l'aspetto spirituale sia alla base dell'insegnamento ermetico che porta in sé, il che è fondamentale nutrimento per l'anima, portale che permette di aprirsi all'intuizione e condizione fondamentale per la ricerca.

“Per fare ciò – ha aggiunto -  occorre dedicare una parte del nostro tempo a questo lavoro che comprende la conoscenza di piante, del territorio, di alcune leggi che regolano lo sviluppo della vita, ma soprattutto di noi stessi”.

Per proseguire specificando che

”quando parlo di conoscere noi stessi non intendo solo della parte psicologica, ma del fatto che l'essere umano è in primo luogo un essere microcosmico, in rapporto col macrocosmo.

Noi siamo animati da un principio di vita naturale unito alla terra, dunque al cosmo, ma in noi vi è anche un archetipo divino, un principio di vita originale, vero fondamento del seme costitutivo dal quale l'essere si è  potuto sviluppare: se conosciuto, ci porterebbe a scoprire in modo diretto la vita in un senso veramente olistico”.

A supporto, ha poi prodotto l’esempio della pianta che si sviluppa dal seme e non dalle forze esterne ad esso come il sole, la luna, i pianeti o le costellazioni:

“Nel seme è contenuto in potenza il disegno della pianta che dovrà essere, e appena questo troverà le condizioni giuste per svilupparsi, cioè un terreno appropriato a nutrirlo, il giusto calore del sole e gli influssi della luna, di tutto il cosmo che lo ospita e di tutti gli astri, questo incomincerà a rivelare l'idea che porta in sé attraverso la pianta che manifesterà”.

Una dotta ed accattivante disquisizione che evidenzia l'idea sulla quale è costituita la vita, contenuta come archetipo nel seme stesso. Proseguendo nei cenni storici, Valbonesi ha ricordato come Il grande medico svizzero Paracelso asserisse che tutto il creato era un pensiero di Dio. (Come anche Jakob Boehme):

“Questo stesso concetto viene trattato già in epoca egizia nel “Corpus Ermeticum”, testo attribuito ad Ermete Trismegisto, dove attraverso delle profonde disquisizioni filosofiche viene rivelata l'origine della vita, chi è l'essere umano, da dove proviene e il cammino che deve fare attraverso la natura per ricongiungersi al suo creatore mediante il seme dell'origine che porta in sé”.

Valbonesi si è poi rivolto alla platea asserendo come l'alchimia sarebbe svilita se intesa solo in senso letterario, o exoterico, seguendo vecchi testi e ricettari per comporre rimedi mirabolanti in grado di curare i mali del corpo, o di permetterci di vivere qualche anno in più, per continuare semplicemente il nostro tram tram quotidiano:

“Certamente l'aspetto ed il fine, autentico dell'alchimia, è quello di elaborare la Pietra Filosofale, grazie ad una serie di trasformazioni delle sostanze, che avvengono attraverso dei precisi passaggi dovuti ad una conoscenza autentica, sostenuti dalle forze dei vari piani di vita sia nel vaso che contiene l'opera che in chi opera”.

Ha poi voluto confermare come ciò sia possibile solo se la ricerca è sostenuta dalla necessità di conoscere realmente l'essenza delle cose perché spinti da una certa “reminescenza” attiva in noi.

Ma da dove proviene la reminescenza, questa sorta di ricordo dell'Origine:

“Da quel centro dell’essere, che potremmo chiamare anche “Pietra Filosofale” latente, che in noi testimonia dell'Uno al quale apparteniamo?”.

Ha inoltre aggiunto come attraverso alla nostra esperienza “alchemica”, attraverso un certo percorso di trasformazioni all'interno del vaso, si diventi sempre più consapevoli e coscienti di ciò che siamo realmente, e che anche il nostro essere di conseguenza si trasforma:

“Il corpo diventa la prima materia da trasmutare, mentre il campo di respirazione dell'essere umano il vaso che contiene l'opera.

Le esperienze di vita, sostenute dal movimento generato dalle “emozioni” (azione del sangue), sono il fuoco posto sotto e all'interno del vaso.

La comprensione ci conduce a divenire degli osservatori dell'opera come se fossimo parte e al di fuori di

Ciò ci permetterebbe di scoprire la realtà straordinaria, contenuta nell'essere umano, in grado di farci superare la malattia fondamentale che ci affligge dalla nascita: la morte”.

Naturalmente non si intende la morte del corpo che l'alchimista tiene in grande considerazione, ma che sa che è inevitabile per questa parte della sua personalità, in quanto figlia della natura.

"Per l'alchimista, infatti, il corpo è la base di lavoro, il primo elemento di trasmutazione, che contiene, sia l'immagine primordiale della vita che è eterna, sia quella della natura che è mortale.  

Per preparare un rimedio Spagiryco, è necessario conoscerla, ma soprattutto capire a quali forze archetipe è legata, e questo può avvenire solo studiando le sue caratteristiche, sia sui libri, che attraverso l'intuizione“.

La maturità del vegetale può essere percepita da una grande sensibilità, oppure indicata dalle api che si interessano ad essa.

Allora in un giorno con caratteristiche adeguate si procederà a raccogliere la pianta e subito dopo a sminuzzarla per riporla a fermentare, con acqua, zucchero e lievito, nelle giuste quantità, in un apposito vaso, nella quiete di una cassa di legno.

La pianta dopo qualche ora incomincia, fermentando in questa sua tomba, a liberare nel liquido le sue proprietà.

Ogni giorno il processo di fermentazione va seguito, aiutato, sostenuto, fino a quando termina in un silenzioso riposo”.

Tutto ciò è una sintesi di ciò che Stefano Valbonesi ha illustrato arricchendo la presentazione con il dialogo con i presenti in sala: sono così emerse particolari conoscenze che hanno completato la panoramica sulla presentazione del libro che costituisce, sicuramente e come abbiamo detto, un saggio su quello che è il filo conduttore di un rapporto uomo/natura dai risvolti spirituali positivamente imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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