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Spettacolo

Christian racconta Christian De Sica

Fotografie di Tina Rossi Ph
22 Aprile
11:33 2019

Istrione: questo è il primo aggettivo che mi viene in mente, ripensando alla performance dell’artista romano, sul palcoscenico del Teatro Colosseo di Torino.

Naturalmente nella eccezione migliore del termine.

Mimica inimitabile, battute diventate ormai linguaggio comune, “non uno spettacolo ma una serata fra amici”: ecco che magicamente compaiono tanti personaggi, che nel corso degli anni ci hanno raccontato i vizi (tanti) e le virtù (haimé, poche), di alcuni soggetti, cito a caso l’Avvocato Ciulla, il Comandante Trivellone, il Dottor Grossi Tubi, senza dimenticare il mitico Don Buro. Viene da dire “It’s wonderful”.

Ma “Christian racconta Christian De Sica” non è solo questo: è uno show, perfettamente condotto da Pino Strabioli, che come d’incanto, trasporta il teatro torinese a Broadway, o se preferite nel music-hall del Caesar’s Palace di Las Vegas. Parole e musica che si fondono in un perfetto caleidoscopio e che per cento minuti, naturalmente estendibili ad-libitum, raccontano, attraverso vari flash-back, aneddoti, esperienze vissute, e tanti ricordi, la storia artistica e non solo, di chi ha fatto, sta facendo e farà ancora, la storia dello spettacolo italiano (dire solo cinema, sarebbe riduttivo).

Certo, non è da tutti esordire a Montecarlo, con la benedizione di Josephine Baker, davanti al principe Ranieri e all’élite di quel tempo che non tornerà più; o invitare Liza Minnelli per una cena tra amici, ma Christian, con la sua simpatia, la sua nonchalance, quella di un “figlio d’arte” che però ha provato la fame, riesce a renderlo normale e a raccontarlo con estrema semplicità.

Molto toccanti e commoventi i ricordi di Alberto Sordi, “per me, uno zio” e naturalmente di papà Vittorio a cui dedica, con i lucciconi agli occhi, perfettamente visibili dalla platea, “Parlami d’amore Mariù”, che meritano l’applauso emozionato e sincero del numerosissimo pubblico presente.

Musica e parole, dicevo poc’anzi, e la musica è protagonista fondamentale dello show: Christian canta con una padronanza assoluta del microfono, con una tecnica sopraffina ed una evidente soddisfazione, brani che vanno da “Canto anche se sono stonato” di Lelio Luttazzi, a “Roma nun fa la stupida stasera”, scritta dall’indimenticabile trio Armando Trovajoli-Pietro Garinei-Sandro Giovannini, passando per tanto, ma tanto, Frank Sinatra (“il mio preferito in assoluto”), ovvero “Flying to the moon”, “My kind of town”, e “You make me feel so young”, che chiude lo spettacolo.

Interpretazioni che mi hanno riportato come per magia, a quella notte del 27 settembre 1986, al Palatrussardi di Milano, quando “The Voice” si esibì per l’ultima volta in Italia: merito di Christian, sicuramente, delle sue interpretazioni da consumato performer; ma anche e soprattutto dell’orchestra che lo accompagna. Una ensemble di professionisti con la “P” maiuscola, dalla tecnica mostruosa, in perfetto stile “american big-band-orchestra”, che rende lo show ancora più godibile.

Arrangiamenti swinganti, fiati a go-go, e una sezione ritmica che rischia di far crollare i muri del teatro: bellissima la versione quasi jazzata di “O’ sole mio” e quella nightclubbing di “New York New York”, per quanto mi riguarda, perla della serata.

Insomma, il ragazzo che agli esordi partecipò a “Bambole non c’è una lira”, sotto la regia di Antonello Falqui, ne ha fatta di strada, ma sotto sotto è rimasto sempre sè stesso: nel nostro breve incontro dopo lo show, ho potuto apprezzare una persona, un Christian De Sica, che è lo stesso identico che appare sullo schermo di un cinema o sul palcoscenico di un teatro.

Per me il #1.

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