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Luigi Federzoni Diario Inedito (1943-1944)

Recensione del saggista Guglielmo Adilardi per il periodico online “PensaLibero”

24 Aprile
12:30 2019

Fonte: Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (Cavour, TO)

 

Fasti e nefasti del regime fascista nelle memorie di un suo protagonista.

 

Editoriale di Guglielmo Adilardi | 21 Aprile 2019

 

La pubblicazione voluta fortemente dall’Istituto di Studi storici dell’Istituto Lino Salvini del Diario inedito, nella sua completezza, di Luigi Federzoni, ministro dell’Interno del Governo Mussolini all’epoca delle “leggi fascistissime” del 1925, nonché ministro delle Colonie e componente del Gran Consiglio, offre più spunti di riflessione.

Anzitutto dobbiamo ricordare che le sue origini politiche furono “nazionaliste”; anzi Federzoni fu uno degli esponenti eminenti del nazionalismo e tra i principali fautori della fusione dei nazionalisti nel partito fascista tre mesi dopo la così detta “marcia su Roma”, quando i nazionalisti si ridussero in minoranza, poiché già in larga parte assorbiti automaticamente dalle camice nere, come del resto certifica lo stesso Federzoni nella premessa al Diario. Come accadde per molti esponenti della borghesia colta, i nazionalisti commisero l’errore di valutazione in cui caddero tanti italiani all’epoca: i fascisti avrebbero normalizzato l’Italia eliminando i nascenti “soviet”, che ambivano a fare come in Russia. Dopo quella fase, a bocce ferme, “i colti” avrebbero regolarizzato i fascisti una volta entrati nel gioco parlamentare e, ricondotti in minoranza, si sarebbe disinnescata la miccia dell’eversione. Le cose andarono diversamente, purtroppo.

La seconda riflessione ci conduce a considerare come il movimento fascista, sempre più in progressione numerica con il silenzio (l’“Aventino”) o la complicità e la litigiosità dei partiti costituzionali (democratici, liberali, repubblicani, socialisti riformisti e cattolici), lentamente divelse i cardini fondamentali dello Stato, minando lo Statuto e le leggi che presidiavano vari diritti, compreso quello di associazione (legge contro la massoneria,1925), sempre in presenza di un Parlamento connivente. Minato tale diritto, in Italia la libertà e i fondamenti dello Stato furono totalmente svenduti giungendo così alle leggi razziali (1928). È paradigmatica, al riguardo, la lotta fra Federzoni e l’estremista Roberto Farinacci, “ras” di Cremona.

Questo fatto dovrebbe far riflettere sul presente, quando i Consigli di alcune Regioni (Toscana, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sicilia) hanno imposto per legge l’auto-certificazione di appartenenza alla Massoneria per chi assuma incarichi pubblici, il che equivale alla auto-esclusione politica e sociale degli associati, poiché perdura in molti l’identico pregiudizio che allora diede luogo alla così detta legge contro la massoneria, del resto auspicata recentemente dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, senza che uno straccio di opposizione facesse sentire la propria voce. Una votazione “bulgara” quella della Commissione ed un’ennesima torsione costituzionale strisciante che fa poco onore a colei che fu la “portaborse” di Vittorio Bachelet. Tale deriva iniziò con la delegittimazione di vari presidenti della Repubblica a iniziare da Giovanni Gronchi e proseguita con Antonio Segni, Giovanni Leone, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, sino a Sergio Mattarella, con l’eccezione di Pertini e Napolitano (la Storia si incaricherà di ricercarne le motivazioni profonde, mentre il Parlamento è messo da tempo in stand by).

La terza considerazione ci fa riflettere su come la Resistenza non fu soltanto lotta di liberazione dai nazifascisti. Le sue diverse componenti si combatterono sul modo in cui, a guerra finita, doveva essere costruita l’Italia. Tali contrasti pesarono sulla Ricostruzione e sull’oggi, come previsto da Federzoni, in un Paese che da qualche decennio sembra aver smarrito i fondamenti giuridici e molto spesso anche il buon senso.

Pertanto vanno ringraziati i Consiglieri dell’Istituto storico Lino Salvini, promotori dell’iniziativa editoriale, i quali hanno saputo portare alla luce, nella loro ultra trentennale dedizione culturale, un “gioiello” sepolto dalla polvere della Storia.

Va dato merito comunque alla dr.ssa Erminia Ciccozzi Archivista di Stato dell’Archivio Centrale dello Stato responsabile della Sezione dei ministeri economici-finanziari ed enti pubblici per la cura dell’opera e per i due saggi introduttivi del libro dello storico Aldo A. Mola e del Sovrintendente emerito dell’Archivio Centrale di Stato di Roma, Aldo Giovanni Ricci, i quali inquadrano il periodo storico ed il Personaggio in modo mirabile.

Guglielmo Adilardi

 

L’Opera esce con l’egida della Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (ASSGG) unita all’Archivio Centrale dello Stato (al quale venne donato l’originale del Diario), all’Istituto Lino Salvini (Firenze), all’Associazione di studi sul Saluzzese e alla Consulta dei Senatori del Regno.

Con la promozione della pubblicazione la ASSGG propone all’attenzione la complessa figura e l’opera di Luigi Federzoni (Bologna,1878 -Roma,1967), scrittore, deputato, ministro delle Colonie (due volte) e dell’Interno, presidente della Camera Alta e di Istituzioni culturali apicali, artefice del voto con il quale il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo chiese al Re di esercitare tutti i poteri previsti dallo Statuto Albertino.

L’Opera (la cui presentazione verrà curata anche dalla Consulta) documenta anche le fitte relazioni tra Federzoni e Re Umberto II nel dopoguerra.

 

Luigi Federzoni Diario Inedito (1943-1944)

a cura di Erminia Ciccozzi con saggi di Aldo A. Mola e Aldo G. Ricci.

Pontecorboli Editore. Firenze, 2019.

Oltre che nelle librerie l’Opera (15 x 21, pp. LXXVI+574, euro 24,50) può essere ordinata direttamente all’Editore: via L. Carrand, 22 - 50133 Firenze

 info@pontecorboli.it.

 

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