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Di tutto un po'

La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Coltelli, coltellate e accoltellatori

25 Aprile
16:00 2019

Abbiamo visto in una precedente serie di articoli come gli operai “lunedianti” torinesi siano soliti ricorrere al coltello a coronamento delle liti scatenate dalla ubriacatura della domenica o del lunedì. La cronaca nera parla poi di casi in cui il coltello viene usato da altri personaggi, come giovinastri o barabba ormai divenuti piccoli malavitosi.

Possiamo condurre una ricognizione su questo sgradevole aspetto della vita cittadine ottocentesca grazie a una manciata di ritagli di giornale della «Gazzetta Piemontese»: col passare degli anni, il fenomeno delle coltellate domenicali, pur con alti e bassi, non sembra venire meno.

Così, nel 1872, a metà marzo, leggiamo:

«cronaca nera. Da un bel poco non eravamo avvezzi a sentire ferimenti di coltello ma domenica 17 marzo alcuni giovanotti vollero scuoterci dal letargo coltellomaniaco in cui giacevamo commettendo alcune prodezze in stato di ubriachezza.

S’impegnava prima di tutto, verso le 6 e mezza di sera nella cantina di Viù, via Cottolengo, una rissa fra alcuni cultori di Bacco; le lingue si imbrogliarono in modo che tutti parlavano e nessuno intendeva la ragione. Si uscì all’aria aperta, si scelse il viale San Massimo (oggi corso Regina Margherita) come campo di battaglia e incominciò la zuffa.

Risultato finale, D. Giacomo, d’anni 18, ferito di coltello piuttosto gravemente alla schiena, e condotto all’ospedale Mauriziano (l’attuale Galleria Umberto I, a Porta Palazzo).

Quattro della partita, due di borgo Dora e due di Vanchiglia, in prigione nella stessa sera e stamani per opera della Questura («Gazzetta Piemontese», martedì 19 marzo 1872).

Pochi anni dopo, domenica 17 ottobre, alla sera, nel Caffè della Consolata, alcuni giovinastri in compagnia di una «donna di malaffare» si mettono a bisticciare. Dalle parole si passa presto ai fatti ed uno della comitiva, che ha ricevuto una coltellata alla schiena ed una bastonata in testa deve essere ricoverato all’Ospedale Mauriziano. Le Guardie di Pubblica Sicurezza sequestrano sul luogo due coltelli lasciati dai litiganti.

Questa notizia, apparsa sulla «Gazzetta Piemontese» di lunedì 18 ottobre 1875, evoca una scena del film del 1971 “Er più - Storia d’amore e di coltello” diretto da Sergio Corbucci, interpretato da Adriano Celentano e Maurizio Arena nei panni di due bulli romaneschi: all’arrivo della Polizia i rissanti piantano i loro coltelli sotto i tavoli dell’osteria.

Domenica è praticamente sinonimo di coltellate. Pare rendersene contro anche la Polizia che mette in pratica qualche tentativo di prevenzione:

Sequestro di coltelli. - Allo scopo di impedire i ripetuti ferimenti che si verificano specialmente nei giorni festivi, la scorsa notte gli agenti della Questura perquisirono varie persone a cui sequestrarono un rilevante numero di coltelli. Benone! («Gazzetta Piemontese», lunedì 29 maggio 1876).

A proposito di sequestri di armi, nel settembre del 1877, nella Torino post unitaria, barabba e teppisti paiono essere tornati alla vecchia abitudine di infastidire pesantemente i pacifici cittadini torinesi, già attuata dai componenti delle Còche preunitarie, aggregazioni spontanee, agli angoli delle strade o nelle osterie, di giovani garzoni, apprendisti artigiani, accomunati non dalla professione ma dal quartiere o dal borgo di appartenenza, che trascorrevano il tempo libero e le ore serali con eccessi e intemperanze ma non erano delinquenti abituali.

La «Gazzetta Piemontese» di domenica 2 settembre 1877 scrive:

Sorpresa. - Ieri sera le Guardie di P. S. arrestavano 5 giovanotti i quali da molte sere scorrazzavano le vie della città armati di mazze piombate ed unitamente ad altra numerosa caterva di barabba cantano, insultano e minacciano se occorre i passanti, turbando la pubblica tranquillità. Furono loro sequestrate tre mazze o nerbi di bue piombati.

Si è disposto per un’attiva sorveglianza.

Il giorno seguente il giornale fornisce qualche dettaglio ancor più inquietante:

Assembramenti barabbeschi. – A prevenire nuovi assembramenti di giovinastri nelle vie della città nelle ore in cui è maggiore l’affluenza dei cittadini, la Questura mandò ieri sera una quarantina di guardie di sicurezza verso l’Ammazzatoio, dove era stata indetta un’adunanza per commettere disordini, ma appena giunte le Guardie i giovanotti se la diedero a gambe. («Gazzetta Piemontese», lunedì 3 settembre 1877).

L’Ammazzatoio, o Macello civico, citato dal cronista al tempo delle nostre storie è collocato nell’isolato oggi delimitato dal corso Vittorio Emanuele II, da corso Inghilterra, da via Cavalli e da via Giovanni Falcone, che ospita il grattacielo Intesa San Paolo e il Giardino “Nicola Grosa”.

L'Ammazzatoio è stato realizzato su progetto dell’ingegner Debernardi e, aperto nel 1868, resterà in attività per un secolo.

Al tempo, il tratto di corso Vittorio Emanuele II adiacente all’Ammazzatoio ha il nome di corso Sant’Avventore mentre il corso Inghilterra è intitolato a San Solutore. Prenderà in seguito il nome di corso Principe Oddone e successivamente quello di corso Inghilterra nel tratto compreso tra corso Vittorio Emanuele II e piazza Statuto (il tratto successivo mantiene tuttora l’intitolazione al Principe Oddone). Sul finire dell’anno 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale il nome di Inghilterra viene sostituito da quello di Costanzo Ciano, militare e politico nato a Livorno nel 1876 e morto a Ponte a Moriano, Lucca, nel 1939, per riprendere il nome di Inghilterra dopo il 25 aprile 1945.

Così, con qualche precisazione topografica, e qualche volo pindarico, sono riuscito a ricollegare questo mio scritto ai festeggiamenti odierni.

 

Foto dal Gruppo “Torino sparita su Facebook”.

 

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