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Dal Club di Roma alla giovane Greta

L’organizzazione pubblicitaria che la assiste ha funzionato in modo perfetto

5 Maggio
12:00 2019

In principio ci fu il CLUB di ROMA (immagine La Voce del Quartiere). Poi nacquero altre funeste profezie. Ed oggi infine ecco il “prodotto Greta”.

 

In principio ci fu il Club di Roma, fondato nel 1968, da Aurelio Peccei, torinese e dirigente nel dopo guerra di importanti aziende nazionali.  Il manager racconta nelle sue memorie (cfr. vikipedia) di avere partecipato in modo attivo al movimento della Resistenza. E scrive a questo proposito, che, dopo essere stato catturato a causa della sua attività eversiva, fu anche torturato e giunse ad un passo dalla esecuzione.

 

Affermazioni queste ultime che non rispondono a verità perché, quando era ricercato, mio padre, medico condotto in val d’AYAS, lo aveva fatto espatriare in Svizzera, insieme all’avv. Chivino, con la guida Luison Frachey, attraverso uno dei passi del Rosa.

 

A Roma Aurelio Peccei nell’anno 1968 fondò, in collaborazione con studiosi, intellettuali, politici ed esperti di previsioni in campo climatologico il Club di Roma. I cui rapporti sui limiti dello sviluppo del pianeta, quasi sempre funesti, ebbero nei primi tempi una notevole risonanza. Come quella che prevedeva per la fine degli anni ottanta del novecento, l’emergenza in tutto il pianeta di una fame endemica, legata al  progressivo esaurimento delle risorse alimentari, non più in grado di tenere il passo con l’ipotizzato aumento della popolazione mondiale.

 

Gli stessi scienziati del Club di Roma, prevedendo l’arrivo di un raffreddamento globale, accompagnato da una relativa glaciazione, ammonirono sulla possibilità che in un vicino futuro la città di Venezia, sommersa dai ghiacci, potesse essere raggiunta solo con slitte trainate da renne.

Solo in seguito furono costretti a cambiare parere e ad abbracciare, insieme a gli aveva prestato fede, il riscaldamento globale.     

 

Scarsa o nessuna risonanza ebbero in seguito le profezie attribuite al popolo Maya, ben presto rivelatasi infondate.

 

Maggiore scalpore sollevarono poi le previsioni di un risibile guru nord americano che si chiamava AL GORE e che aveva la pretesa di concorrere alla presidenza degli Stati Uniti.

Illudendosi di essere un climatologo, ed illudendo altri allocchi come lui, Al o Alberto Gore, insignito, non si sa perché, del “premio Nobel per la pace” dai surgelati cervelloni svedesi, si disse certo, tra le altre lepidezze, che i ghiacci dell’Himalaya si sarebbero sciolti e che il livello dei mari di conseguenza sarebbe aumentato di ben sette metri con conseguenze non immaginabili.

 

Anche in Italia ci fu chi gli credette ed ebbe qualche seguace.

 

Veniamo ora a noi con le ultime previsioni sul clima. Sono quelle rilasciate negli ultimi mesi dal “prodotto Greta.”

Greta Thundberg è una  ragazza svedese di sedici anni, ipoevoluta, dall’espressione spenta e trasognata perché affetta da una forma di autismo. Si è seduta davanti al parlamento di Stoccolma, ed, eteroguidata in modo preciso e sapiente, tutti i  venerdì ha marinato la scuola ed ha esposto cartelli che imponevano, senza mezzi termini, di salvare il mondo dall’eccesso di CO2.

 

L’organizzazione pubblicitaria che la assiste ha funzionato in modo perfetto e la ragazzina, divenuta nota in tutto il mondo, è stata ricevuta in molte istituzioni come l’UE e l’ONU ed è stata invitata all’ultimo convegno di Davos.

 

E’ stata anche ricevuta da alcuni capi di stato tra i quali non poteva certo mancare il nostro buon Mattarella.

Accolta in senato come una specie di oracolo, Greta Thunberg non si è fatta pregare ed ha emesso la sua sentenza che recita: “fra dieci anni, 257 giorni e 13 ore, il mondo finirà se non dimezzerete il CO2”.

 

Molti allocchi in Senato ed in tutto il mondo l’anno applaudita ed hanno fede nelle sue profezie.

 

Noi siamo tranquilli e ci limitiamo ad attendere.

   

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