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Cultura e Spettacolo

Riflessioni in un'ottica d'argento

Le "rispecchianti" immagini di Mario Cresci al Centro Phos di Torino: osservando il passato, si vede il presente, per guardare al futuro

foto M.Cresci/PHOS
5 Maggio
15:00 2019

Nel giorno (anzi sera) del remoto Ei fu di manzoniana memoria napoleonica, più o meno alla medesima ora della morte del Bonaparte "sulla deserta coltrice", il Centro Phos di Torino offre lo spunto per meditare sul significato della rimembranza storico-culturale, attraverso le penetranti, pregnanti immagini di un innovativo maestro mondiale dell'obiettivo ottico, della pellicola all'alogenuro d'argento, della carta-baritata, del bianco-e-nero: Mario Cresci.

 

Le riflessioni cui allude il titolo dell'articolo e della mostra rispecchiano il significato della cogente, irrinunciabile essenzialità dell'osservazione del passato nella visione interpretativa del presente, mirante al futuro: ad esempio, le stampe degli scatti eseguiti nelle località di Tricarico (in Basilicata) e Barbarano Romano (Lazio), negli Anni '60-70, dall'artista ligure (che, tra l'altro, avrebbe partecipato con Ghirri et al. all'iconico Viaggio in Italia del 1984), in relazione alle precedenti ricerche documentaristiche antropologiche lucane di Ernesto De Martino e dei suoi collaboratori (tra cui Ando Gilardi, Franco Pinna e Arturo Zavattini), oltre il solco dell'emblematica straight photography di Dorothea Lange e Walker Evans, testimoniano di un mondo semplice, rurale, arretrato, ai margini rispetto al cosiddetto progresso del periodo del boom economico urbano (gravido delle aberrazioni e devastazioni ambientali, civili ed umane denunciate anche da Pasolini), così ben caratterizzati da quegli interni poveri e simil-borghesi, nei quali la comparsa in situ – magari sul divano nel "salotto buono"  dell'autoritratto mosso esplicita non già una narcisistica referenzialità personale  tipo selfie ma la rivelazione dell'ineludibile non-neutralità (adesso enfatizzata dal dilagante digitale) di ogni raffigurazione, riproduzione o ripresa. Qui s'innervano le radici profonde, sempre sensibili, mai archiviabili, delle dinamiche etnico-sociali dello sviluppo (ovvero involuzione) del Paese, scoperte e portate-alla-luce dallo strumento maieutico di un linguaggio senza parole, inciso chiaramente nella camera-oscura. Insomma, vi si trova forse in nuce il disperso anonimo Volkgeist nazionale del nostro Stivale.

 

Sulla stessa diramazione stradale di tale indirizzo creativo-professionale, noetico-intellettuale, poetico-filosofico, euristico – come spiega Elisabetta Buffa nel bel saggio di prefazione all'allestimento espositivo  s'innestano coerentemente le originali sperimentazioni concepite in merito al problematico tema semantico-ermeneutico, cioè dell'inevitabile "condizione di consapevolizzazione del distacco" tra teorico pensiero razionale analitico-categorico generalizzante (erklären) e singola comprensione intuitiva spirituale (verstehen) o individuale esperienza pratica/vivente (Erfahrung/Erlebnis) della concreta realtà fisica fenomenica (in sé inattingibile, inesplicabile, irriducibile, solo mediabile), su cui torna e ritorna di continuo ad interrogarsi e si arrovella ininterrottamente, "quasi ossessivamente", l'intera opera di Cresci, dall'iniziale Geometria Non Euclidea (del 1964) alle installazioni In scena (1996-2002), dalla serie Le Cave (Matera, 1974-2001) fino ai Rivolti (2013-2016); questo è giusto "il tentativo reiterato di circoscrivere criticamente e abbracciare empaticamente la sfida quotidiana in cui consiste il guardare", conclude.

 

Dobbiamo dilatare le pupille, spalancare l'iride del diaframma mentale.

 

(e.s.l.)

 

 

(*) Ricordate Riflessi in un occhio d'oro (Reflections in a Golden Eye, 1957) di John Houston, con Marlon Brandon e Elizabeth Taylor, film tratto dall'omonimo romanzo di Carson McCullers?

 

 

Mario Cresci

"Nello specchio della memoria:

ambienti, ritratti e autoritratti"

Mostra fotografica antologica personale

con la curatela critica di Elisabetta Buffa

 

Dal 5 maggio al 30 giugno 2019

 

Inaugurazione

domenica 5 maggio, ore 17,00

 

 

foto  aut./PHOS PHOS   PHOS

PHOS

Centro Fotografia Torino

Centro Polifunzionale per la Fotografia

e le Arti Visive

diretto da Enzo Obiso

Via Vico, 1 – Torino

 

Orario: dal martedì al venerdì

dalle 15,00 alle 19,30

 

Info: 011-7604867 

phos@phosfotografia.it

www.phosfotografia.it

www.phosfotografia.com/sede

www.phosfotografia.com/cresci-specchio

 

www.mariocresci.it

 

 

L'immagine a corredo dell'articolo:

sotto il titolo e in calce al testo, in locandina

Mario Cresci, autoritratto (serie "Interni mossi"), Barbarano R.no, 1978

foto b/n, stampa ai sali d'argento

© M.Cresci/PHOS

 

sopra, a destra, scorcio dell'atrio della sede del Centro Phos

in via Vico a Torino

 

© aut. / PHOS - Centro Fotografia Torino - Centro Polifunzionale per la Fotografia e le Arti Visive

 

 

 
link al precedente articolo Guardare in faccia l'orrore
relativo alla mostra personale di Stefano Carini
presso il Centro PHOS di Torino : 
 
link all'articolo Circolarità
relativo alla mostra personale di Johanna-Maria Fritz
presso il Centro PHOS di Torino : 
 
link all'articolo Un'invisibile evidenza
relativo alla mostra retrospettiva su Luigi Ghirri
presso il Centro PHOS di Torino : 
 
 
 
 
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