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La TV cattolica e la secolarizzazione

Al Festival della TV di Dogliani, il Presidente della RAI detta la nuova linea

7 Maggio
11:30 2019

Sappiamo da anni ormai che la secolarizzazione dell’Occidente sta portando progressivamente a una diminuzione sia di fedeli che di vocazioni, per lasciare spazio a una maggiore laicizzazione.

Non a caso, l’aumento delle famiglie arcobaleno, la possibilità di matrimoni tra individui dello stesso sesso, la diminuzione dei matrimoni religiosi e l’aumento dei divorzi sono alcuni dei sintomi del processo atto da diversi anni.

Durante il Festival della TV di Dogliani, il neo Presidente della RAI, Marcello Foa, ha evidenziato come sia necessario e auspicabile aumentare la programmazione a favore della parte cattolica dell’Italia, dicendo di sentirsi “un po’ stupito che, in un Paese cattolico come il nostro, la voce cattolica abbia un livello di rappresentazione che non rispecchia l’identità culturale del Paese”.

Per quel poco di TV generalista che mi capita di vedere, mi pare che le continue stagioni di serie TV come “Don Matteo” e “Che Dio ci aiuti”, in cui un prete e una suora sono protagonisti, oppure le dirette domenicali dell’Angelus del Papa precedute da programmi religiosi, o ancora il largo spazio che viene dato sul TG1 con riferimento ai viaggi e alle iniziative del Pontefice, diano la misura di quanto quella identità culturale cattolica del Paese venga più che rappresentata.

Si sa che la RAI spesso e volentieri è stata filo-governativa, e dunque a vedere Luigi Di Maio che baciava l’ampolla con il sangue di San Gennaro e Matteo Salvini che faceva comizi con in mano il Vangelo sarebbe sin troppo facile pensare che anche il neo Presidente RAI eletto di recente faccia esternazioni in linea con l’identità del Paese e dei suoi rappresentanti, ma non voglio pensare male e mi basta constatare come già oggi il pluralismo venga sufficientemente rappresentato sulla TV pubblica.

Per fortuna, da quanto c’è stato il passaggio al digitale, l’offerta generalista della TV si è allargata, e la stessa RAI, attraverso canali più tematici come RAI 5 e RAI Scuola ha aumentato l’offerta, rendendola più pluralista, per cui qualche ora in più di programmazione cattolica  non dovrebbe influenzale una differenziazione che già esiste.

La presenza, oggi, di nuove piattaforme, come Now TV e Netflix, e di una informazione più variegata, come quella di La7, rendono meno preoccupante un maggiore e potenziale sbilanciamento della TV pubblica e questo a suo modo ci rende più fiduciosi sul vero pluralismo di informazione: i Presidenti RAI passano, l’aumento dei canali informativi, invece, continua ad aumentare.

 

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