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Interviste

Eccellenze artistiche piemontesi: Beniamino Antonello "Benny", artista creativo proveniente dallo studio Testa di Torino.

12 Maggio
11:00 2019

La pubblicità è ormai parte integrante della nostra vita; nei manifesti affissi ai muri, in ogni programma televisivo, nei quotidiani e nelle riviste,  qualunque argomento venga affrontato, per importante che sia, deve cedere il passo  allo spot di turno, mirato alla vendita di questo o quell’altro prodotto. L’onnipresenza della pubblicità è indice di quanto efficace sia il meccanismo: più pubblicità viene trasmessa, più aumentano le vendite, ma solo se lo spot oltre ad essere ben realizzato, contiene una buona dose di simpatia e un pizzico di follia, quel tanto che basta ad attirare l’attenzione del telespettatore. Per ottenere questo risultato, l'ideazione del messaggio pubblicitario deve, per forza di cose,  essere affidata ad un bravo artista.

Ne parlo con Beniamino Antonello,Benny per gli amici, uno fra i migliori creativi torinesi formatosi nel mitico studio Testa, che fra le sue numerose creazioni può vantare numerosi indimenticabili personaggi degli spot presenti nei Carosello che segnavano la fine della giornata per generazioni intere di chi fu bambino negli anni sessanta. Ha contribuito infatti  alla nascita di figure mitiche, ormai parte della memoria collettiva, come “Caballero", “Carmencita”, i “Papalla” , e l'indimenticabile ippopotamo “Pippo” della Lines, geniali creazioni artistiche capaci di spingere le persone all’acquisto di questo o quel prodotto, ma anche di catturare la loro simpatia, senza mai essere invadenti.

Ci incontriamo a San Mauro,in piazza Europa,  nella costruzione simile ad un tempietto in piazza Europa sulla riva destra del Po, dove è stata sistemata in bella vista una sua creazione, il "Monumento alla Pace Universale" inaugurato nel 2011, in occasione delle manifestazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Benny, classe 1947, di corporatura robusta, il volto sorridente incorniciato da barba e baffi  bianchi  come i capelli superstiti, mi aspetta tenendo fra le mani una cartellina contenente le foto dei suoi principali lavori 

Benny, quale è la molla che l'ha spinto fin da giovanissimo, ad occuparsi di pubblicità?

"Sono arrivato nello studio Testa a 13 anni  mezzo, vestito da scugnizzo. E' successo che, mentre aiutavo mio cugino, ebanista, avevo appoggiato una pagina di giornale su di una sedia che dovevo verniciare, così ho potuto leggere un annuncio economico: "Cercasi giovane disegnatore pubblicitario".  Lo recupero strappando la pagina e, distratto da quanto stavo leggendo, non mi sono quasi accorto del ceffone di mio cugino che mi rimproverava di avergli rovinato il giornale appena acquistato. Poco dopo senza essermi nemmeno cambiato ero in via Della Rocca, sul pianerottolo di fronte alla porta dello studio Testa”.

 

“C'erano già numerose persone ben vestite, mi sentivo a disagio, ma ormai non avevo più nessuna intenzione di tornare indietro. D'un tratto esce Testa in persona, mi nota fra tutti e si sofferma a guardarmi. Dopo avermi chiesto cosa ci fecevo nello studio, saputo che era per l'assunzione, mi chiese di mostrargli  qualche mio lavoro che, ovviamente, nella fretta di uscire non avevo nemmeno pensato di prendere. Così decisi di tornare subito a casa, dicendogli che sarei tornato a breve. In preda ad una grande agitazione, non riuscivo nemmeno ad aprire il lucchetto della bici, volai a recuperare il materiale e, in un tempo record, mi trovai di nuovo di fronte a lui, assediato da una folla di aspiranti al posto, ancora accresciuta rispetto a poco prima. Rivedendomi mi fece cenno di entrare. Imbarazzato passai davanti a tutti e fui sorpreso di sentirmi spiegare da Testa in persona come non sopportasse i giovani che si recavano da lui a cercare lavoro accompagnati dai genitori”.

 

Esaminati alcuni miei lavori, all'improvviso mi sorprese dicendomi: "Va bene, ti prendo", ma siccome avevo solo tredici anni e mezzo, non potendo farmi firmare un contratto, mi fece lavorare come volontario poi, nel giorno del mio quattordicesimo compleanno, mi fece firmare il contratto di assunzione e, da quel momento, iniziai il mio lavoro in uno degli studi pubblicitari più prestigiosi in cui un giovane possa trovarsi”.

 

E poi come è proseguita la sua carriera?

Gli chiedo osservando il suo volto illuminato da un ampio sorriso, da cui si comprende la sua soddisfazione nel rammentare quell’episodio. 

 

"Sono rimasto da Testa diciotto anni, poi mi sono licenziato. Nello studio mi trovavo molto bene, ma da spirito indipendente quale sono, non mi sentivo completamente libero; nonostante questo non ho interrotto la collaborazione con il  Maestro, perché ho ottenuto un contratto privilegiato in cui si stabiliva che potevo continuare la mia collaborazione con lo studio. Ma avvertivo ancora questa situazione troppo opprimente, così ho deciso di non restare più legato a nessuno e sono diventato un libero professionista. Il lavoro non mi mancava, sono sempre riuscito ad elaborare immagini con metodiche che richiedevano una tecnica notevole, non alla portata di tutti, almeno a quell'epoca. Lavorando nel mio studio, ho restaurato l'ippopotamo della Lines, utilizzando materiali caratterizzati da una buona leggerezza, senza che il mio manufatto ne venisse penalizzato, ma ne guadagnasse  in elasticità e, soprattutto, in robustezza.   

 

Quello sotto cui ci troviamo è il "Monumento alla Pace", come è nata questa sua creazione?

 

"La "Pace Universale" nasce dalla scomposizione di un triangolo, di un cerchio e dall’unione di questi due elementi. Anche in questo caso ho voluto realizzare una struttura leggera utilizzando lattice, polistirene espanso e acciaio armonico. E' la materializzazione di un idea surrealista, che  contiene la parte della mia identità personale più importante, la mia principale caratteristica: quella di essere uno spirito libero che ama sperimentare tecniche differenti su qualsivoglia tematica".

Quel che colpisce delle sue opere sono sia l'eleganza, che il modo in cui vengono realizzate, con un tratto deciso e anche per l'essere caratterizzate da una grande luminosità. Con la luce, in particolare, Benny crea universi fantastici, accompagnando le sensazioni visive a quelle tattiche e uditive, tra musica, volumi e immagini. Molto interessante, oltre che originale,  è la sua rivisitazione del celebre ritratto della Gioconda di Leonardo, eseguito con una linea continua  che parte da un punto e ritorna a questo dopo aver riprodotto, in chiave moderna, il celebre dipinto. Questo disegno di Benny, in particolare, ha ricevuto i complimenti entusiastici di Sgarbi, quando il celebre critico ebbe modo di apprezzarla in una mostra. Fra i suoi soggetti non poteva mancare il ritratto del Maestro ArmandoTesta, anch'esso realizzato con una tecnica moderna e innovativa che rende, comunque, perfettamente riconoscibile il famoso personaggio. Dal 1990 Benny si sta cimentando nella realizzazione di un'opera mai tentata prima: la rappresentazione fotografica dei ventidue  arcani maggiori dei Tarocchi. In questo lavoro l'artista mette a frutto tutta la sua esperienza e la ricerca elaborata nelle opere precedenti, arrivando a produrre immagini di forte impatto spettacolare e ricche di un simbolismo sempre originale.

Attualmente Beniamino Antonello collabora con diverse agenzie per risolvere i problemi inerenti la realizzazione di immagini mediante la sua intatta  capacità di esecuzione, che ben pochi specialisti del settore possono vantare.Una fra le sue numerose opere più interessanti è quella intitolata "Gesù non volta le spalle a nessuno", un lavoro che nasce per essere donato al Papa. L'intenzione di Benny è quella di poterla collocare  in periodo pasquale in piazza san Pietro a Roma, in alternanza alla pianta di pino che viene a sua volta collocata nel medesimo punto, ma a Natale. Benny è riuscito, a mostrarla a papa Ratzinger quando questi, durante il suo pontificato, si era recato in val d'Aosta. Per il momento vi sono ancora alcune difficoltà che non permettono l'avanzamento di un progetto meritevole di grande attenzione, per l'indubbio significato simbolico dell'opera di un artista visionario, che continua ad inseguire i suoi pensieri, corporificandoli in opere tangibili che rispecchiano la sua anima, come dimostra l'ultima opera a cui sta dedicando le sue fatiche.

Il futuro monumento è dedicato infatti "A tutti gli Spiriti Liberi che, combattendo per la libertà, non hanno più fatto ritorno"; un'opera  nata dalla sua intima visione di una rondine che viene abbattuta mentre fa ritorno al nido. Una visione che rispecchia la difficoltà a far decollare i sogni di ognuno di noi, molti infranti dalle difficoltà della vita, ma che nonostante tutto, nessuno smette di far decollare, innalzandoli al cielo fino a che un artista capace come Benny, lo afferra e ce lo restituisce sotto forma di materia e colore irradiante luce.  

 

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