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Interviste

Regione Piemonte - Quale Sanità per i prossimi cinque anni?

Civico20 intervista Stefania Batzella, consigliera regionale uscente e candidata nella lista civica dei Moderati per Chiamparino

11 Maggio
08:00 2019

Le tematiche inerenti la Sanità ed il ruolo della donna nella società,  oggettivamente di primaria importanza, riscuotono gli interessi e le richieste di molti lettori ed elettori. Ne abbiamo parlato con la consigliera regionale Stefania Batzella, candidata nella Lista Civica dei Moderati per Chiamparino per Torino e Provincia, che in cinque anni di permanenza nel consiglio regionale del Piemonte, si è particolarmente distinta per la tenacia e competenza con le quali ha affrontato aspetti basilari del nostro sistema sanitario.

Consigliera Batzella o Stefania, se preferisce, è stata faticosa per Lei, la legislatura che si è conclusa?

Certamente, preferisco Stefania.

Sono stati cinque anni intensi e, non lo nego, faticosi, ma anche ricchi di grandi soddisfazioni. Ho sempre messo a disposizione degli altri l’impegno civile, l’entusiasmo, la competenza e la voglia di combattere soprusi e ingiustizie. Ho portato avanti con tenacia e determinazione grandi battaglie, in particolare mi sono sempre battuta per una sanità pubblica ed efficiente e per la tutela dei diritti di tutti.

Grazie alla fiducia dei cittadini, conquistata sul campo, e alla loro collaborazione, ho fatto miei tutti i problemi e tutti i disservizi che mi sono stati segnalati, con l’obiettivo di risolverli e migliorare, così, la situazione.

L’impegno diretto sul territorio è andato di pari passo con quello nelle Commissioni e nell’Aula del Consiglio Regionale, dove ho portato la voce dei più fragili, affinché venisse ascoltata. Parlo di malati, disabili, anziani, donne, minori, vittime di violenza e di discriminazione: sono stati loro al centro della mia azione politica, portata avanti con cuore, passione e impegno.

Come ci ha accennato il suo impegno si è concentrato principalmente sulla difesa del sistema sanitario piemontese nel momento in cui la regione, commissariata per l’ingente disavanzo, ha dovuto adottare la politica della scure. Cosa l’ha spinta a lavorare così duramente in favore della sanità pubblica?

Di professione faccio l’ostetrica, un lavoro che amo e che ho sempre svolto con passione e impegno. Conosco quindi da vicino i pregi e i difetti della nostra sanità e, inoltre, come utente dei servizi, so bene quanto sia necessario lavorare ancora di più per fare in modo che il servizio sanitario regionale sia davvero a misura dei cittadini.

La Giunta Chiamparino ha ereditato da quella precedente una sanità allo sfascio, fuori controllo e semi commissariata per il debito sanitario. Da marzo 2017 è ufficialmente uscita dal Piano di rientro e quindi si è potuto tornare a investire nei servizi e ad assumere personale medico e sanitario. Ho sempre chiesto con forza che venisse colmata la grave carenza di medici, infermieri, operatori socio sanitari e altro personale tecnico e amministrativo.

 Mi sono battuta per la riduzione delle lunghe liste di attesa per visite, esami e interventi chirurgici, è inconcepibile che per effettuare un controllo medico si debba attendere tanti mesi. La qualità dei servizi deve essere sempre al primo posto e in questi 5 anni mi sono battuta affinché questa fosse anche la priorità di chi amministrava la Regione.

Lei ha difeso strenuamente il mantenimento del punto nascite di Susa, anche se ciò contrastava disposizioni di Legge che travalicavano il ruolo della giunta regionale. Perché l’ha fatto?

Quella contro la chiusura del punto nascite di Susa è stata la mia grande battaglia, iniziata ancor prima di essere eletta. Come ostetrica di quel reparto sono sempre stata orgogliosa del lavoro fatto per il bene delle donne e dei bambini. Insieme ai cittadini e alle tante mamme che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso, ho fatto tutto ciò che potevo affinché il punto nascite restasse aperto.

Ho chiesto di potenziare le attività di reparto e di incrementare il numero dei parti per evitarne la chiusura o, in alternativa, di convertirlo in una Casa maternità, cioè un centro specializzato per il parto naturale. Inoltre, ho anche chiesto una deroga per tenerlo aperto che, però, non era in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale. Certo, mi sarei aspettata più collaborazione anche da parte dell’amministrazione locale di Susa nel far sentire ancora più forte la nostra voce, ma sono comunque orgogliosa della battaglia che ho combattuto.

Parliamo di una battaglia divenuta mitica: la difesa dell’Oftalmico di via Juvarra. Cos’ha da dirci in proposito?

La difesa dell’ospedale Oftalmico rientra nella mia costante battaglia in difesa della sanità pubblica. Il principio che mi ha spinto in questa direzione è un pensiero di buon senso: i buoni servizi non vanno chiusi, ma devono essere sempre potenziati.

Questo vale, ad esempio, per il punto nascite di Susa, così come per altri servizi, e vale anche per l’ospedale Oftalmico, centro di eccellenza a livello nazionale. In questi 5 anni ho sempre lottato contro la sua chiusura e lo smembramento. Ho presentato tante interrogazioni e atti di indirizzo, ho collaborato con il Comitato in difesa dell'ospedale, ho partecipato a manifestazioni e alla raccolta di firme per tenerlo aperto. Ho chiesto di non spostare il pronto soccorso in via Cherasco e di mantenerlo in via Juvarra, dove effettivamente si trova ancora. Non ho mai agito sulla base di pregiudizi politici o di merito nei confronti della Giunta Chiamparino, ma ho sempre messo al primo posto il bene comune, senza fare sconti a nessuno.

Nel suo impegno quinquennale, ci sono battaglie concluse che, a ragion veduta, la vedono vincente e soddisfatta?

Sono davvero orgogliosa dei risultati ottenuti in questi 5 anni. Grazie alle mie richieste, la Regione ha introdotto il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, ha eliminato il ticket sanitario per le donne vittime di violenza e ha istituito per loro il ‘codice rosa’ nel pronto soccorso degli ospedali, ha garantito gli assegni di cura ai malati non autosufficienti per l’assistenza a domicilio e ha avviato la stabilizzazione di 80 medici precari del 118 Piemonte.

È stata anche approvata la mia proposta di legge al Parlamento per inserire nel nuovo codice della strada i cosiddetti ‘parcheggi rosa’: un segno di grande attenzione nei confronti delle famiglie. Non posso dimenticare, poi, le piccole grandi vittorie sul territorio. Grazie al mio impegno, ad esempio, a Susa dopo due anni di sospensione, è stato ripristinato del servizio di infermiere di notte a bordo dell’ambulanza medicalizzata 118 e sono stati riattivati i servizi di densitometria ossea ed ecografia ostetrica morfologica. Inoltre, grazie ai miei innumerevoli sopralluoghi, segnalazioni e denunce, a distanza di 3 anni e mezzo dall’agibilità, a novembre 2016 sono state aperte le nuove camere mortuarie sempre a Susa. Altra vittoria è stata quella della modifica della delibera per le ambulanze immatricolate da oltre 15 anni che abbiano percorso pochi chilometri e superato positivamente tutti i controlli periodici di revisione: grazie alla mia richiesta potranno continuare ad essere utilizzate. Un provvedimento che “salva” numerosi gruppi di volontari, soprattutto nei piccoli Comuni, che hanno pochi mezzi a disposizione.

La lista degli obiettivi raggiunti è, per fortuna, lunghissima, ed è per me motivo di grande orgoglio.

La Regione è uscita dal Piano di rientro e sono state riaperte le assunzioni di medici, infermieri e tecnici. In cosa consisterà il suo impegno per i prossimi cinque anni?

Lo scorso anno la Giunta regionale ha approvato il piano di assunzioni per il personale della sanità piemontese, che andrà avanti fino alla fine del 2020 e prevede 1.400 assunzioni aggiuntive con un investimento complessivo di 59 milioni di euro. Questo è possibile proprio grazie all’uscita dal Piano di rientro. Non smetterò mai di dirlo: assumere medici e personale sanitario è fondamentale per garantire i servizi e abbattere le liste d’attesa per visite, esami e interventi chirurgici. Se avrò la possibilità di proseguire il lavoro iniziato, insisterò su questo punto: i cittadini hanno diritto di essere curati in tempi brevi e il personale sanitario deve essere messo nelle condizioni di lavorare nel modo migliore possibile.

Se dipendesse da lei e dalla lista civica nella quale si candida, quali correttivi al sistema sanitario piemontese indicherebbe? E quale sarebbe la sua priorità assoluta nel caso venisse rieletta?

Come ho già detto, la sanità pubblica deve essere trasparente ed efficiente. Bisogna abbattere le lunghe liste d’attesa, investendo ancora più risorse sia per aumentare il personale sia per estendere l’orario dei servizi, in modo da garantire tempi di cura brevi. Il servizio sanitario pubblico deve ruotare intorno ai cittadini e non viceversa: i malati, i disabili, i soggetti più fragili devono trovare risposte chiare e immediate, capaci di risolvere i problemi e non di crearne di nuovi. Sono necessari più risorse e servizi anche per le categorie protette e per tutti coloro che hanno subito abusi, ingiustizie e discriminazioni e per tutelare le persone affette da malattie rare. Meno burocrazia e più servizi di qualità: è questa la chiave per rendere il Piemonte il luogo migliore in cui potersi curare. Questa è la strada che vorrei percorrere nei prossimi 5 anni.

Grazie dottoressa Batzella

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