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Politica Nazionale

Roma/Torino - Le inchieste giudiziarie non stanno spostando i voti

Il giustizialismo dei grillini non paga

Chiara Appendino e Virginia Raggi
12 Maggio
08:00 2019

La tempesta giudiziaria che è tornata ad abbattersi sul nostro Paese ci sta rivelando nuove sorprese e le chiacchiere di contorno si sprecano.

I grillini danno fiato al loro usuale linguaggio giustizialista e forcaiolo e chi, per converso, torna ad agitare lo spettro della giustizia ad orologeria, che anche questa volta si è scatenata a ridosso di una prova elettorale come quella del 26 maggio (elezioni europee, Regionali in Piemonte e amministrative in alcune importanti città).

Ogni interpretazione è superflua per capire come evolveranno le inchieste scoppiate in Lombardia, Calabria e Umbria, che vedono coinvolti esponenti del centrodestra e del Pd e che in alcuni casi adombrano il sospetto di legami tra criminalità organizzata e ceto politico.

Ad oggi non pare che l’elettorato, stando ai sondaggi sia particolarmente colpito . L’ultimo sondaggio diffuso, a due settimane dal voto parla di una Lega di gran lunga primo partito, con il 32% dei consensi, e di un Movimento Cinque Stelle attestato attorno al 21% e insidiato da un Pd in ripresa, che sfiora anch’esso i 21 punti percentuali. I consensi ai pentastellati continuano ad essere in calo vertiginoso (oltre 12 punti in meno delle politiche di un anno fa).

L’elettore ha capito che chi vuole attribuire patenti di onestà non ha le carte in regola per farlo e che prima di una sentenza definitiva che faccia chiarezza e giustizia occorre usare prudenza. Altrimenti diventano le Procure a fare selezione politica, non i cittadini o i partiti.

I Cinque Stelle si sono presentati agli elettori con un programma fortemente incentrato sulla moralità e l’onestà dei politici, ma sono stati presi più volte “con le mani nel sacco”.

Il padre del vicepremier, Luigi Di Maio ha ricevuto un avviso di garanzia, il padre di Alessandro Di Battista, che tuona ogni giorno contro i “corrotti”, non paga i dipendenti ed è finito anch’egli nell’occhio del ciclone, la Raggi è stata processata per abuso d’ufficio e falso e quando ricevette l’avviso di garanzia avrebbe dovuto dimettersi, secondo i metri di valutazione grillini, e invece è rimasta al suo posto. Anzi, una volta assolta, ha attaccato la stampa considerandola tutta ostile e pregiudizialmente contraria ai Cinque Stelle.

Non meno gravi le accuse per le quali il sindaco di Torino, l’innominabile Chiara Appendino, è finita a processo. La si accusa di disastro colposo, omicidio, lesioni e falso ideologico. E anche il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin è indagato per omicidio colposo.

Dunque, in molti enti locali nei quali amministrano, i Cinque Stelle non hanno brillato neppure per onestà, a tacer d’altro. E quando gli avversari politici hanno invocato le loro dimissioni, loro non si sono dimessi e hanno parlato di reati meno gravi, in base alle convenienze.
 

L’inchiesta lombarda sfiora anche il governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana, indagato per abuso d’ufficio e i giustizialisti a Cinque Stelle tornano a strillare.

I fatti contestati al Presidente lombardo sono tutti da chiarire e l’inserimento della sua figura nel fascicolo riguardante tangenti e malaffari è già un chiaro segnale: probabilmente l’obiettivo è lui.

Azzoppare la sua giunta e magari provocarne la caduta potrebbe riaprire i giochi a livello nazionale e ridefinire il quadro delle alleanze politiche. Il Pirellone è saldamente nelle mani del centrodestra e scardinarne il sistema di potere potrebbe essere il vero disegno sottostante alcune inchieste.
 

Un tempo, però, le inchieste risparmiavano il Pd e la sinistra e colpivano scientificamente l’altra parte politica. Oggi sembra di assistere all’accerchiamento del mondo leghista, al quale le imminenti urne potrebbero consegnare la golden share degli equilibri politici prossimi venturi.

Un Carroccio con un consenso sopra il 30% potrebbe rivendicare un rimpasto di governo o addirittura far saltare il banco e ricostruire da una posizione di forza l’assetto tradizionale di centro-destra, già collaudato in molte importanti regioni italiane.

Con Di Maio che ritorna  a vendere gazzose allo stadio.

 

 

 

 

                   

 

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