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Di tutto un po'

Quando il “pitale”, da esclusivo oggetto igienico-domestico, si trasformò in strumento di beffardo disprezzo

Accadeva il 14 novembre 1920

Palazzo Montecitorio
16 Maggio
10:30 2019

Può succedere che la storia di eventi importanti sia attraversata da improvvise contaminazioni riportabili a iniziative spettacolari, che assumono contorni incredibilmente beffardi e comici. Un esempio potrebbe essere l’episodio che si intende prendere in considerazione e che chiama in causa un oggetto insolito: il “pitale” o meglio noto come “vaso da notte”. 

Inoltre, per entrare nel merito dell’argomento, c’è da evidenziare che in tutto l’ottocento e fino alla metà del novecento non esisteva l’attuale moderno servizio igienico, inteso come parte integrante dell’abitazione civile e che  pertanto il “pitale” aveva la funzione di soddisfare in modo immediato i bisogni fisiologici notturni.

In ogni caso il “pitale”, per la sua esclusiva funzione di contenitore, non induceva a nulla che potesse associare un ulteriore significato spregiativo o di dileggio. Tuttavia il passo per arrivare a questa nuova “interpretazione” attendeva solo  l’occasione propizia.

L’occasione arrivò con la spettacolare e incredibile impresa dell’aviatore Guido keller, che  inaugurò un nuovo ed originale strumento di beffa e di disprezzo. 

 

A questo punto è necessario fare un passo indietro nella storia e ritornare al Trattato di Rapallo che fu la causa che scatenò la fantasia del nostro guascone.

 

Il Trattato di Rapallo, firmato il 12 novembre 1920, in seguito alla fine della Grande Guerra 1915-1918, fu un accordo con il quale l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni stabilirono consensualmente, dopo estenuanti trattative, i confini dei due Regni e delle rispettive sovranità, nella concezione dei principi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli.

 

In pratica rappresentò la conclusione del processo risorgimentale di unificazione italiana con l'annessione al Regno d'Italia di Gorizia, Trieste, Pola e Zara.

 

Tuttavia restava sul tappeto la questione di Fiume città libera, che costituiva l’oggetto più esplosivo della “vittoria mutilata”, argomento che il “Comandante Gabriele D’Annunzio” e i suoi “legionari” sollevavano con iniziative di ribellione e con l’occupazione militare della città stessa.

 

Come si concluse la questione è storia nota: il Governo italiano, con il consenso del Parlamento, fece intervenire l’esercito e la marina e dopo una brevissima azione militare ci fu la resa di D’Annunzio, dei suoi legionari e il ristabilimento delle condizioni per la Città  delle clausole del Trattato stesso, cioè il ritorno allo Stato libero di Fiume.

 

Fu davanti a questa soluzione militare e traumatica che il legionario dannunziano Guido Keller maturò la volontà di punire i rappresentanti del potere politico, che avevano confermato la rinuncia di rendere la città di Fiume italiana, per rispettare gli accordi sottoscritti.

 

Guido keller (Milano, 6 febbraio 1892 – Otricoli, 9 novembre 1929) fu un personaggio stravagante, scapigliato, guascone, che si guadagnò anche la fama di raffinato dandy. La sua famiglia aristocratica era di origine svizzera.

La Prima Guerra Mondiale (1915-18) lo coinvolse con il grado di sottotenente. In seguito, dopo essere stato protagonista di azioni militari di grande audacia, passò all’aviazione dove confermò ulteriormente questa sua vocazione di spericolato uomo d’azione.

Il 1º novembre del 1917 anno passò alla 91ª Squadriglia aeroplani da caccia, comandata da Francesco Baracca, di cui si guadagnò stima e amicizia. Prova ne è che, il giorno della cerimonia funebre del suddetto, fu uno di quelli che trasportarono a spalla la salma di Baracca, come ultimo omaggio al grande eroe.

La firma del Trattato di Rapallo gli procurò un vero trauma e uno smarrimento che trovò sfogo in una protesta clamorosamente spettacolare.

 

Il 14 novembre 1920 volò su Roma a bordo di un biplano Ansaldo SVA per lanciare un mazzo di rose rosse sul Vaticano “per frate Francesco” e sul Quirinale in onore della Regina Madre, di cui ricorreva il compleanno, in segno di omaggio e un pitale di ferro smaltato con dentro un mazzo di carote e rape su Montecitorio, in segno di beffa e disprezzo, accompagnati dalla scritta " Guido Keller – Ala Azione nello splendore - dona al Parlamento e al Governo che si regge con il tempo, la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro Valore. Roma,14 del terzo mese della Reggenza".

 

Non siamo a  conoscenza degli eventuali danni materiali causati da questo speciale “lancio”, ma la cronaca del tempo ci conferma il clamore e lo stupore che questo evento suscitò a livello nazionale.

Già allora, nel turbine di quegli eventi, il Parlamento era percepito come una istituzione inconcludente, rissosa, distante dalle esigenze delle masse popolari e nello stesso tempo troppo spesso condizionato dalle istanze delle diverse minoranze intellettuali.

Pertanto la reazione di Guido Keller, discutibilissima, ma coerente con la sua personalità scapigliata, irruente, espressione dell’arditismo, lo portò a questa spettacolare azione dimostrativa che passò alla cronaca per lo scandalo e la sorpresa che destò nell’opinione pubblica.

Tuttavia come tutte le azioni che si esauriscono esclusivamente nella spettacolarità del fatto, senza incidere nella sostanze degli eventi, erano destinate ad essere archiviate tra le “bravate” da censurare e da coprire con l’oblio, anche se questo tentativo risultò vano e controproducente in quanto ne amplificò l’evento.

Ritornando all’attualità sembra che la percezione complessiva dei risultati dell’attività del nostro Parlamento non sia poi tanto dissimile da quella espressa in quel lontano 1920.

Forse il tempo ha solo cambiato l’esteriorità e le modalità comportamentali dei suoi membri, ma che la vera sostanza, ovvero i provvedimenti che incidono sulla vita reale dei cittadini, siano ancora caratterizzati dall’’inconsistenza ed inefficacia di quel lontano periodo.

In questa situazione nazionale  e non solo, che induce al pessimismo per la  mancanza di prospettive concrete per il futuro delle nuove generazioni, senza   lavoro e schiacciate dalla precarietà, il malessere che si genera nel corpo sociale può sempre diventare un terreno di incubazione per possibili manifestazioni estremistiche.

Un pericolo da non sottovalutare in quanto serpeggia, tra il malessere di troppe persone in difficoltà, un sentimento di rabbia e di disprezzo per la “politica ed i suoi rappresentanti”, un connubio inscindibile percepito come una malattia incurabile.

Pertanto non si può escludere a priori che possano apparire sulla scena nuovi emuli di Guido Keller, anche se questa tipologia di “azioni dimostrative” sarebbe da considerare inutile, inconcludente e di certo con un effetto “boomerang” per il mandate e per l’esecutore.

Infatti ci auguriamo tutti che questo non si possa mai verificare, ma nel caso di un folle gesto del genere, ci assale una legittima curiosità.

Cosa potrebbe gettare di tanto offensivo e spettacolare un nuovo “emulo” del suddetto per stare all’altezza e nella tradizione del suo illustre predecessore?

Forse un “cadeau”, equivalente del “pitale”, ovviamente con un originale e diverso contenuto o altro che in questo momento l’immaginazione non è in grado di suggerirci?

Tuttavia, parafrasando Ennio Flaiano e per restare in un contesto di simpatica leggerezza, si potrebbe dire che  la domanda che ci incuriosisce veicola, per fortuna, un contenuto che è “grave, ma non serio”.

 

 

 

Immagine di copertina da: www.opl.it; Pitale da: www.veramente.org; Guido Keller da: www.arengario.it;

 

 

 

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