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La grande dimenticata dai governanti torinesi: la tangenziale est per Torino

…… a Cesare (Sindaco) quel che è di Cesare

19 Maggio
11:00 2019

Venti anni fa ero a Lione e mi occupavo, in qualità di membro del Comitè Medical Scientifique, della gestione del Centro Scoliosi di quella città, che era un fiore all’occhiello della sanità europea. Ed era tanto importante da essersi dotato di un organismo consultivo e direttivo di carattere internazionale. In quel consesso, in cui era prevista la presenza di uno specialista ortopedico per ognuna delle nazioni europee, rappresentavo l’Italia.

 

Al termine di una riunione del Comitè, la direzione del nosocomio aveva previsto un incontro conviviale da tenersi in un castello, che distava una quarantina di km. da Lione, e dove vi era una grande tenuta ed una cantina dedicate alla produzione del vino beaujolais.

 

Tutto era andato bene fino alle quattro del pomeriggio, quando, molto preoccupato, ho dovuto fare presente ai colleghi che il treno per Torino partiva dalla stazione centrale di Lione  alle cinque, un’ora dopo. E noi eravamo a quaranta km. dal centro della città, con tutta la periferia da superare.

 

Mi fu risposto che non c’era da preoccuparsi e, dopo qualche convenevole, lasciammo il castello.

L’auto che mi ospitava entrò in una vicina autostrada, che dopo qualche kilometro imboccò un lungo tunnel dal quale sbucò venti minuti dopo per fermarsi in una ampia area di posteggio.

Chiesi quanto quel luogo distava dalla stazione ferroviaria ed il collega alla guida mi rispose: è qui sotto. Eravamo arrivati sul tetto della stazione in soli 35 minuti.

 

Ogni volta che entro nella nostra caotica Torino, penso a quel tunnel autostradale che già venti anni or sono arrivava nel cuore di una città grande come la nostra e mi domando per quale ragione si sia creato un così grande divario tra la metropoli francese e la nostra.

 

A Lione, già venti anni fa, un’autostrada sotterranea che sbuca nel centro della città e ben tre linee della metropolitana. A Torino, oggi, una sola linea di metropolitana, il mini tunnel sotto piazza Statuto e…piazza Baldissera, con la famigerata rotonda partorita dalla mente della lungocrinita ciclosindaca.

 

Ma ci sono poi altre grandi connotazioni negative. Si riferiscono alla tangenziale di Torino, che oggi continua ad essere definita “Tangenziale Sud”, anche se è l’unica esistente e cambia dopo Rivoli solo di nome prendendo il nome di Tangenziale Nord.

 

Arrivando nella nostra città o uscendo dalla stessa, è d’obbligo incontrare, tutti i giorni ed in quasi tutte le ore, delle segnalazioni stradali che avvertono: “Traffico rallentato sulla tangenziale. Code a tratti”. Per gli abitanti di Torino, ma molto meno per chi arriva da fuori per turismo o per affari, è una cosa quasi normale.

 

I torinesi più anziani, radunati nelle piazze da petulanti ex ragazze, definite madamine, sono chiamati a manifestare per la linea TAV Torino-Lione, e non pensano che, nella migliore delle ipotesi, il tunnel ferroviario non potrà essere operativo prima di una decina di anni.

 

Nessuno si preoccupa invece di fare in modo che la nostra città possa essere raggiungibile eliminando le code ed i rallentamenti abituali, mettendo in atto un sistema di tangenziali, sul modello di  quello già in funzione in quasi tutte le grandi città di Europa.

 

Ben prima dell’entrata in funzione della TAV, appare indispensabile alleggerire ogni tipo di traffico sulla città con la costruzione della dimenticata Tangenziale Est.

Che, già programmata da anni, verrebbe a completare l’anello autostradale intorno all’agglomerato urbano, alleggerendo il flusso di veicoli leggeri e pesanti che oggi congestionano e gravano sulla tangenziale sud, l’unica oggi esistente.

 

La drammatica decadenza della nostra Torino è da attribuire, anche sotto questo aspetto, al totale disinteresse manifestato per tanti anni dai sindaci e dai funzionari postcomunisti che, autocelebrandosi con l’ausilio del quotidiano La Stampa (che straparla di una città proiettata verso un fulgido avvenire) si sono succeduti al governo della nostra città.

 

Responsabilità che è  da attribuire in modo equo e solidale anche a presidenti della regione quasi tutti di sinistra che, come Sergio Chiamparino, doppiamente responsabile, prima come sindaco e poi come presidente della Regione Piemonte, hanno del tutto ignorato l’esistenza del problema e consegnato sia Torino che la Regione alla decadenza ed alla mediocrità che le caratterizzano oggi.

 

Con la conquista dell’ultimo posto tra le regioni del nord.

 

(immagini Il Messaggero - sognandoparigi.it - bdtorino.eu - torinofree.it - Si24)

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