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La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

1500 detenuti in rivolta alle Carceri «Nuove» - seconda e ultima parte

7 Giugno
11:00 2019

Mentre i lettori apprendono le rassicuranti notizie fornite venerdì 28 dicembre da “La Nuova Stampa, nelle Carceri Nuove si verificano gli episodi più gravi della sommossa, quelli descritti dal capitano dei Carabinieri Luigi Schirinzi. Il giorno seguente già dal titolo e dal sommario la cittadinanza può rendersi conto della gravità degli avvenimenti di quel 28 dicembre:

 

Le carceri occupate dalla forza pubblica

Nuovi conati di ribellione stroncati / I carabinieri sparano: due detenuti feriti

Ventitré reclusi fra i più facinorosi ammanettati e trasportati con una scorta di autoblinde al carcere di Ivrea - L’avvocato Dal Fiume bastonato dai suoi compagni di prigionia

 

Ieri mattina alle carceri Nuove altri incidenti si sono verificati e un altro tentativo di evasione è stato stroncato.

Secondo il giornale dopo il miglioramento della situazione, autorità, ufficiali dei carabinieri e della polizia avevano assicurato che la sommossa era placata. La notte era trascorsa tranquilla e al mattino del 28, le forze di polizia dovevano entrare per prendere possesso del carcere e ristabilirvi ordine e disciplina.

Sembra, invece che la notte abbia portato cattivo consiglio, perché alle 9 di ieri un notevole numerò di carcerati usciva dalle celle e si precipitava tumultuando contro i cancelli cercando da aprirli. Il dott. Nicolosi [Nicolò della squadra mobile della Questura di Torino, N.d.A.] accorreva prontamente con un gruppo di agenti e tentava di calmare i forsennati; a lui si univa nel tentativo di sedare il tumulto, ma dall’altra parte dello sbarramento l’avv. Dal Fiume. Ma otteneva un risultato ben differente da quello del giorno avanti.

Con le buone e con le cattive i rivoltosi facevano proseliti e ad un tratto, due energumeni, dopo aver accusato l’avvocato di essere una spia e di appoggiare col suo atteggiamento la polizia e i carabinieri, armatisi di randelli lo colpivano ripetutamente. Il dott. Nicolosi nell’intento di sottrarre agli inferociti detenuti l’avvocato che sarebbe stato probabilmente ucciso, perché sembrava che quelli avessero perso la ragione; socchiudeva il cancello, faceva irruzione con alcuni agenti nell’interno del corridoio e, approfittando di un momento di indecisione dei prigionieri, lo portava in salvo.

È curioso a questo punto notare che il capitano Schirinzi fornisce una versione differente dell’episodio. Scrive infatti che: «Alcuni detenuti che avevano cercato di calmare gli animi dei rivoltosi erano stati da questi malmenati e si erano tempestivamente rifugiati nei corridoi esterni insieme alle guardie carcerarie».

Verso il mezzogiorno quando stava per essere distribuito il rancio la situazione si aggravava: i detenuti (sobillati da delinquenti comuni già condannati dal tribunale) tentavano di evadere. Allora carabinieri e agenti, mettendo fine ad una situazione di compromesso insostenibile, facevano irruzione nell’interno del carcere sparando numerose raffiche.

Spaventati dall’azione decisa i rivoltosi si ritiravano precipitosamente lasciando sul terreno due feriti, e rientravano nelle celle. Immediatamente venivano occupate le rotonde, piazzate le mitragliatrici e presidiate le uscite.

Ai prigionieri era intimato di rimanere nelle celle e di non sporgere neppure il capo dallo sportello se non volevano essere fatti segno a raffiche di mitra. Con la presa di possesso anche dell’interno del carcere, l’ordine turbato così ristabilito e nessun tentativo di rivolta potrà più verificarsi senza grave spargimento di sangue.

Ventitré fomentatori di disordini sono già stati individuati, ammanettati e portati su camions scortati da autoblindo al carcere mandamentale di Ivrea.

Il giornale ricorda poi, con qualche inesattezza nell’indicarne i nomi, i due detenuti feriti ricoverati alle Molinette in gravi condizioni.

(La Nuova Stampa, 29/12/1945)

 

Il giorno seguente coll’eloquente titolo «È tornata la calma / alle carceri “nuove”», il giornale scrive:

Dopo l’azione decisa dei carabinieri l’ordine è stato ripristinato nelle carceri e viene mantenuto grazie alla ferrea disciplina instaurata. [..] Dopo il trasferimento di ventitré elementi facinorosi al carcere di Ivrea, altri sobillatori sono stati individuati e ammanettati o chiusi in cella; si tratta in genere di detenuti comuni già condannati per rapina od omicidio. Nella notte sono stati sparati alcuni colpi a scopo dimostrativo, anche se non v’era la necessità, poiché pare che la lezione subita sia stata sufficiente. Ieri mattina è stato distribuito il rancio e tutta la giornata è trascorsa senza il minimo incidente. La calma è ora assoluta e siamo certi che sommosse e tentativi di evasione non si verificheranno più. (La Nuova Stampa, domenica 30 dicembre 1945).

Si conclude così la nostra ricognizione sulla sommossa delle Carceri Nuove. Restano da considerare alcuni spunti offerti dalle cronache, in primo luogo l’analisi della figura dell’avvocato Mario Dal Fiume.

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