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Di tutto un po'

Il sorprendente “caso” di Fra Giacomo da Poirino, confessore di Cavour

Quando i grandi eventi della storia condizionano le reazioni umane

Cavour che divide il Papa Pio IX
7 Giugno
09:00 2019

 

Quando l’ideologia si identifica in un potere istituzionale non può che  concretizzarsi in forme di governo tipicamente di forte conservazione, se non autoritarie.

In pratica, l’ideologia e il potere politico-amministrativo che ne deriva, diventano un’amalgama inscindibile, un blocco di interessi la cui difesa tende a mettere in atto meccanismi che impediscono qualsiasi critica sostanziale all’ordine costituito.

La storia infatti ha offerto diversi esempi che si sono poi esauriti in tragiche realtà sociali, economiche e nella limitazione dei diritti umani.

Se poi l’ideologia è rappresentata dalla confessione religiosa, il contesto si complica ulteriormente con peculiarità esclusive.

La situazione “teorica” sopra descritta, con le dovute eccezioni e distinguo, ha trovato conferma nel momento in cui il nascente Stato Italiano accorpò lo Stato Pontificio durante il processo di unificazione nazionale.

Lo Stato Pontificio, rappresentato dal Papa-Re Pio IX  e caratterizzato dalla fusione “ideologico-confessionale” con il relativo apparato statale-burocratico-amministrativo, per esistere fisicamente, non poteva assolutamente scindere questo binomio, pena il collasso irreversibile di questo “unicum” istituzionale della storia dell’occidente. 

Infatti il tentativo, più teorico che reale nei confronti della storia, di creare i presupposti per la ricostituzione della Stato Pontificio, era quello che il Governo Piemontese (intendendo l’operato di Cavour) “ritrattasse” apertamente la politica che aveva portato al dissolvimento del potere temporale del Papa.

Tentativo che era fuori dal corso e dalla realtà storica degli eventi nazionali e internazionali, ma che in ogni caso evidenziava una “resistenza disperata” nella difesa dell’ordine antico di uno stato millenario e confessionale.

Se il tentativo a livello dell’alta politica fu inutile e fuori tempo, la residua speranza di ottenere almeno una “ritrattazione personale” da parte  del machiavellico artefice di questo terremoto geo-politico, fu portata avanti senza esitazioni di sorta, anche con metodi che potremmo definire “inusuali”.

Papa Pio IX, vittima spodestata dal potere temporale, cosciente che un’epoca storica stava per finire e che l’incertezza del futuro esponeva la Chiesa ad una situazione piena di incognite, espresse questo stato d’animo di malessere e sconfitta addirittura nel confronti del confessore Fra Giacomo da Poirino (Giacomo Marrocco), figura marginale  e senza alcuna valenza politica, che aveva “disubbidito” ai suoi doveri di religioso.

Cioè di aver commesso una gravissima mancanza: aver confessato, assolto e somministrato i sacramenti al Conte Camillo Benso di Cavour morente, senza avere preteso la “ritrattazione” completa del suo nefasto e diabolico progetto di accorpamento dello Stato Pontificio.

L’episodio, che potrebbe sembrare marginale e circoscritto ad un comportamento privato, in realtà evidenziava il travaglio personale del Papa Pio IX e la consapevolezza che ogni ulteriore tentativo di ritorno al passato sarebbe stato negato dalla irreversibilità della storia.

Una conferma definitiva del funerale del binomio Chiesa-Stato Pontificio, come allora geograficamente e internazionalmente riconosciuto.

Un episodio, del volume “Accadde nel 1861 – Cronache, indiscrezioni e retroscena dell’Unità d’Italia” – Edizioni del Capricorno – La Stampa, che riporto integralmente, illustra il sorprendente  “caso di Fra Giacomo da Poirino”.

 

 

                     Il Papa denuncia il confessore di Cavour

                               Accadeva il 25 luglio 1861

 

Giacomo Marrocco, detto “Fra Giacomo da Poirino”, già parroco di Cavour e suo confessore in punto di morte, giovedì 25 luglio 1861 è convocato da Papa Pio IX.

Vuole capire perché il religioso ha accettato di confessare chi ha reso possibile l’invasione dello Stato della Chiesa.

Vuole sapere se alla fine della vita ha ritrattato il suo operato. Fra Giacomo si prostra: “Alzatevi”, gli ordina Pio IX, ”rispondetemi. E’ vero che avete confessato Cavour?”. “Santità”, risponde Giacomo, “io confesso tutti quelli che chiedono di confessarsi da me”.

Ma il Papa va al sodo: “Questa ritrattazione di Cavour esiste o no? Se esiste pubblicatela. Altrimenti dichiarate che avete mancato al vostro dovere d’imporgliela di fare”.

Il sacerdote non sa che cosa dire. Di quale ritrattazione parla? Non ne sa nulla.

“Non sapevate”, lo incalza il Papa, “che prima di confessarlo dovevate dirgli: ritrattate Signor Conte di Cavour, tutto quello che avete fatto contro la Chiesa e poi principiate la vostra confessione?”.

Fra Giacomo tenta  di distinguere la questione politica da quella spirituale.

Dice che è dovere di un prete consolare chiunque chieda conforto religioso.

Ma Pio IX ribatte che Cavour era solo uno che, dopo aver avversato la Chiesa tutta la vita, voleva salvare l’anima in extremis. Fra Giacomo osa ripetere di aver “fatto solo il proprio dovere”. “No”, s’adira il Papa, “avevate l’obbligo di farlo ritrattare”. Pertanto lo rinvia al giudizio del Sant’Uffizio.

Se questa fu l’avventura romana di Fra Giacomo da Poirino, è doveroso ricordare la sua restante avventura terrena.

Le autorità ecclesiastiche vaticane, intimidite per il clamore sollevato sul caso dalla stampa liberale non solo italiana, autorizzarono il religioso a lasciare la citta di Roma con l’interdizione a esercitare il ministero della confessione.

Giunto a Torino, per disposizione dell’arcivescovo Fransoni e della Santa Sede, il Vicario Generale il 4 settembre 1861 lo privò anche della carica di parroco di Santa Maria degli Angeli.

Queste disposizioni prostrarono il suddetto, in parte attenuate dalla Croce dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro che il Governo di Torino gli concesse per la sua “devozione” all’Italia.

L’Enciclopedia Treccani riporta che “ … In seguito alla soppressione delle corporazioni religiose con la legge del 7 luglio 1866, per la benevolenza delle autorità locali nei suoi confronti poté continuare a occupare due piccole camere nel convento di S. Maria degli Angeli. Nel 1881 Leone XIII gli concesse nuovamente la facoltà di confessare e G. [N.d.R.: Fra Giacomo] poté così chiudere dopo vent'anni un lungo e amaro capitolo spirituale della sua vita. Morì dimenticato da tutti a Torino, il 30 settembre 1885. Il suo ricordo fu per molti anni tramandato soltanto dalla lapide nel cimitero di Poirino, dove fu sepolto il 2 ottobre dello stesso anno …”.

La profonda coerenza, onestà e il richiamo della coscienza hanno quasi sempre comportato, in tutte le circostanze importanti, la sopportazione di crudeli ingiustizie.

Come altrettanto quelle che la Storia, tramite la forza irreversibile degli eventi, riserva ai grandi protagonisti allorché, precipitati nel ruolo di attori marginali, vengono abbandonati al proprio oscuro destino.

L'immagine di copertina da: Associazione Amici della Fondazione Camillo Banso di Cavour; Fra Giacomo da Poirino da: www.ebay.it; Papa Pio IX da: Wikipedia

 

 

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