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L’uomo, i misteri e l’ignoto

possesso o godimento? – 2di3

necessità vitali imprescindibili o presunte.

11 Giugno
11:00 2019

Analizziamo ora perché dobbiamo nutrirci e da chi o che cosa dobbiamo proteggerci.

Nutrirci perché?

 

Perché altrimenti non avremo sufficiente energia per fare quello che vogliamo fare, o siamo costretti a fare, o riteniamo che sia indispensabile fare per lavorare, divertirci, andare di qui o di là, e fare un sacco di altre cose.

 

Però, se non avessimo a disposizione immediatamente tutto il cibo che ci serve per trasformarlo in energia per fare tutte quelle cose, scopriremmo, senza ombra di dubbio, senza che qualche autorità ce lo dica, quali cose ci servono davvero e quali hanno importanza secondaria o addirittura non ne hanno proprio.

 

E comprenderemmo finalmente, con stupore, che l’energia per vivere ci viene data gratis dal sole, dall’aria e dall’acqua (cose note da sempre, ma mai coscientemente considerate), indipendentemente da quello che facciamo per procurarcela.

 

Inoltre scopriremmo che la quantità di energia che ci serve per vivere è centinaia di migliaia di volte inferiore a quella che sprechiamo nel tentativo di soddisfare i nostri ipotetici bisogni o desideri, per i quali ci sembra non essere mai sufficiente e possa terminare da un momento all’altro.

 

Per esempio quella relativa alle automobili e alle strade per permetterne lo scorrimento e la sosta.

 

Calcolate quanto cibo devono aver consumato tutti coloro che, da quando sono apparse tali necessità, hanno dovuto lavorare per: pensare l’automobile, progettarla, costruire le macchine per estrarre dal suolo e lavorare i materiali di cui è costituita, studiare le tecnologie produttive, costruire le fabbriche, organizzare la produzione, la vendita e la manutenzione, costruire le strade, solo per citare alcune cose.

 

Pensate a cosa costa in cibo costruire una rete di strade che permetta alle auto di poterci scorrere in ogni momento e sostare in ogni luogo secondo il capriccio del padrone anche se ne viene fatto un uso di qualche decina di minuti giornalieri.

 

Si può ribattere che è necessario muoversi per produrre le cose che servono.

 

Certo!

 

Ma se, alla fine di ogni processo, facendo bene i conti (per esempio dopo aver lavorato quaranta anni e percorso mediamente 16.000 chilometri all’anno, cioè circa 640.000 chilometri, ovvero 16 volte il giro della terra, aver consumato 4 o 5 automobili, relativi ricambi, combustibile etc etc, oltre all’inquinamento ambientale prodotto e i rischi corsi), il risultato sarà sempre che, genio o mediocre, sarò riuscito a fare meno di quello che avrei fatto standomene fermo a casa, forse conviene che mi fermi un attimo a pensarci su almeno due volte.

 

E pensandoci su un pochino mi ricorderei di una legge naturale che dice: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

 

Già tutto si trasforma, ovvero c’è già qualcosa e noi lo trasformiamo in un altro qualcosa che poi si trasforma in un altro qualcosa e così via senza fine.

 

Va bene direte, se è necessario si deve fare.

 

Già!

 

Ma è necessario?

 

Davvero?

 

Un’altra legge, collegata alla precedente, dice che ogni trasformazione ha un rendimento inferiore a uno, cioè una parte di ciò che avevo all’inizio si perde in qualcosa di altro che non è quello che alla fine mi serve (si chiama rendimento di trasformazione).

 

Se quindi un processo di trasformazione è caratterizzato da un rendimento di 0,9, cioè di dieci parti iniziali dopo ogni trasformazione troverò l’equivalente di nove parti perché una si è perduta (per esempio sotto forma di calore ), al compiersi di ognuna di esse avrò perso una parte di ciò che avevo all’inizio. E se il numero delle trasformazioni da eseguire per arrivare al risultato finale è tale che non mi basta più l’energia iniziale disponibile, dovrò cominciare a procurarmi altre risorse e poi altre ancora e ancora (ma da dove e a chi le prendo tali risorse?), innescando una catena di santantonio infinita.

 

Allora cosa ci serve davvero?

 

E per che cosa siamo disposti a consumare la nostra vita come un cibo, come una risorsa disponibile ma che prima o poi finisce, tanto più velocemente quanto più ne giustifichiamo lo spreco a qualsiasi “intelligente e rassicurante” titolo?

 

segue nella parte 3di3

Schema e testo

Pietro Cartella

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