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Politica Nazionale

Il Governo e la coperta corta

Pochi soldi e tanto deficit: così l’esecutivo prepara la rivoluzione demagogica

14 Giugno
09:30 2019

La forza del populismo sta nel proporre ciò che i cittadini vorrebbero, senza però preoccuparsi della fattibilità di quanto si vuole attuare.

Da quando in Italia c’è il Governo giallo-verde, si è parlato di reddito di cittadinanza, salario minimo garantito, quota cento per i pensionati, flat tax per la riduzione delle tasse, taglio del cuneo fiscale, tutte idee sulle quali credo che la maggior parte dei cittadini sia d’accordo.

Peccato che, per attuare tutto ciò, ci vogliono sempre loro, i soldi, quei soldi che non abbiamo per fare tutto in una volta sola, tanto che il debito cresce, il deficit pure, e anche la perdita di pazienza degli altri Stati europei che più volte hanno evidenziato quanto l’Italia stia creando problemi alla zona euro.

La verità è che per dare corpo a una politica di quel tipo, forse si sarebbero potuti praticare due aggiustamenti più sensati.

Per quanto riguarda l’abbassamento della pressione fiscale, perché fissare un’unica aliquota, avvantaggiando i ricchi e creando una voragine delle entrare dell’Erario, quando più realisticamente si sarebbero ad esempio potute abbassare tutte le attuali aliquote di qualche punto, riducendo così la tassazione, ma al tempo stesso facendo una operazione più equa, progressiva e rispettosa del bilancio dello Stato?

Sul fronte, invece, del reddito di cittadinanza, in un Paese dove sono già presenti diversi strumenti di sostegno sociale quali il reddito di inclusione, il sussidio di disoccupazione e la cassa integrazione, perché incrementare il deficit quando il modo migliore per dare ricchezza è quello di creare lavoro vero ad esempio sbloccando i cantieri che dopo un anno di Governo, compresa la TAV, ancora non vedono la luce?

La risposta a tutto ciò è semplice: l’importante non è pensare a lungo termine, al dopodomani, ma al consenso immediato, per avere l’elettorato pronto a seguirti, salvo poi accorgersi che in Italia, ma non solo, l’elettorato è ormai sempre più volubile e quando il dopodomani arriverà, sarà pronto a votare qualcun altro.

 

 

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