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Interviste

Valli di Lanzo (TO) Riaffiorano le nubi della Guerra civile

“Civico20” intervista il professor Giovanni Ravalli.

17 Giugno
10:00 2019

A conclusione della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale del Piemonte, il , candidato nelle file di Fratelli d’Italia, ha insolitamente dedicato le 980 preferenze acquisite, alla memoria di don Giuseppe Amateis. La notizia apparsa su due settimanali locali e sui social ha destato commenti, considerata anche la notorietà del personaggio che insegna da molti anni Religione Cattolica negli Istituti superiori della zona Ciriè-Lanzo. Ne parliamo con l’interessato per capirne di più.

Professor Ravalli iniziamo dalla sua recente campagna elettorale. Com’è andata?

“Dopo due mesi di intensa campagna elettorale, dove ho dato il massimo, con quasi mille preferenze sono arrivato quarto nella lista di Fratelli d’Italia. In consiglio regionale sono entrati i primi due. Sono comunque felice di aver contribuito alla vittoria del centrodestra. Vivere la politica con passione, senza dipendere economicamente da essa, significa anche questo: gioire perché la squadra ha vinto, anche se io non ho fatto goal.”

Quindi non è stato eletto

“Non sono stato eletto, ma non sono neanche stato bocciato dal mio elettorato proveniente per lo più dall’area cattolica di centrodestra. Le risorse economiche che potevo destinare a questa avventura erano molto limitate, ho cercato di fare del mio meglio con quello che avevo. Le 980 persone che hanno scritto Ravalli alle regionali le conosco personalmente quasi tutte, è stata una preferenza di stima, nata da una conoscenza, da una relazione di amicizia. Ora continuo nell’impegno e nel lavoro con la squadra politica che è stata costruita in FdI per il nostro territorio e per difendere i valori nei quali credo: vita, famiglia e libertà. Ringrazio ancora quanti mi hanno sostenuto dimostrandomi il loro affetto e la loro amicizia”.

Ci descriva, professor Ravalli, la sua iniziativa di cui tanto si parla

“Dedico questo quarto posto, che è comunque un buon risultato, alla memoria di don Giuseppe Amateis, parroco di Coassolo, che la sera del 16 Marzo 1944 fu prelevato da San Nicolao e ucciso a colpi d’ascia sul greto del torrente Tesso. Una cellula impazzita della resistenza aveva deciso di ucciderlo perché dal pulpito aveva criticato il comunismo. I colpevoli di questo omicidio non sono mai stati arrestati e don Giuseppe è stato dimenticato da tutti. Desidero dedicare queste 980 preferenze alla sua memoria”

Iniziativa lodevole professor Ravalli, perché la memoria non deve disperdersi.

Nel corso della guerra di liberazione, il clero, in modo particolare nelle zone montane (Valli di Lanzo e Canavese, cuneese e biellese, tanto per riferirci al Piemonte) ha dato un contributo di sangue notevole, a difesa della popolazione.  La letteratura si è già occupata ed esistono documenti che attestano le violenze e i delitti messi in atto, non solo dai nazifascisti, ma, come in questo caso, dai partigiani o dalla delinquenza comune. Affiorano ogni giorno episodi anche politicamente scomodi, come quello che lei cita.

 

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