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Interviste

Oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte di Mario Soldati

“Civico20” intervista il Professor Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieri con Mario Soldati
19 Giugno
08:00 2019

Oggi, 19 giugno ricorre il ventesimo anniversario della morte di Mario Soldati. Personalità affasciante e poliedrica, Soldati ci ha lasciato impronte preziose in diversi e differenti contesti. Non possiamo dimenticare che Mario Soldati è stato presidente  per anni del Centro Pannunzio. Chiediamo quindi al Professor Pier Franco Quaglieni, direttore generale e vice presidente del Pannunzio, uno dei più autorevoli centri culturali torinesi e italiani, un ricordo personale.

 

Professor Quaglieni, ci può tratteggiare la personalità di Mario Soldati?

Soldati visto da vicino era molto meglio che visto lontano. Capita in pochissimi casi. Normalmente accade il contrario e le delusioni si hanno guardando da vicino. La prima volta che incontrai Soldati, mi parve spavaldo e persino arrogante. Quando ho cominciato a frequentarlo di più a partire dal 1980 quando divenne presidente del Centro Pannunzio, ebbi modo di conoscere un uomo con un forte spirito critico, laicamente animato dal dubbio. E conobbi un uomo dolce che sentiva il valore dell’amicizia nel massimo grado.  Capii perché giovanissimo si era gettato nelle acque del Po in piena per salvare un amico. Era un uomo dalla forte umanità ,sia per la sua humanitas letteraria sia per i sentimenti profondi che nobilitavano istintivamente l’animo. Simile a lui ho solo conosciuto Valdo Fusi, un’altra anima lunga.

 

Lei ha conosciuto e collaborato con tutti i presidenti del Centro Pannunzio, sin dagli albori, nel 1968, Qual è,  l’impronta lasciata da Soldati ?

Soldati tolse al Centro Pannunzio il carattere un po’ snob della presidenza di Luigi Firpo. Soldati, grande comunicatore televisivo, seppe inaugurare un dialogo con il grande pubblico che scoprì un Centro Pannunzio potenzialmente aperto, se non a tutti, a molti. E infatti crebbe nel numero e nella qualità dei suoi soci. Seppe anche aprire un rapporto con igiovani delle scuole. E’ stato sicuramente il più grande presidente del Centro Pannunzio.

 

Nel corso degli anni ho letto alcuni libri di Soldati e visionato i suoi film. Ne ho tratto l’impressione di un uomo libero che si applica in quel che scrive o nell’ambientazione  del film. Qual’é il suo parere?

Certo Soldati era un uomo libero. Non fu mai legato a carrozzoni del potere come tanti scrittori e registi italiani. Sapeva pensare con la sua testa, non a caso parlava di “titolari del proprio cervello”. La sua opera di scrittore e di regista non è mai stata finalizzata ad uno scopo ideologico e politico. Negli anni dell’impegno ideologico neo realista, egli non si è mai lasciato attrarre dall’oppio delle ideologie, per dirla con Aron, ma è sempre stato un battitore libero. Aveva delle idee, ma non suonò mai il piffero per la rivoluzione, come fecero altri. Aver conosciuto di persona a Napoli Togliatti- mi disse una volta – lo preservò per sempre dal diventare comunista. Per lui valevano le persone, non i partiti.

 

 Cosa potrebbe rappresentare la lettura delle opere o la visione dei film curati da Soldati per un giovane d’oggi?

Soldati amava scrivere in modo semplice, diretto e chiaro. Non amava i calligrafismi intellettuali come tanti intellettuali del suo tempo. I giovani d’oggi potrebbero trovare spunti di riflessione importanti. Soldati è stato un piccolo classico del ‘900 e non è invecchiato come, ad esempio, è capitato a Moravia ed a tanti altri. Io credo che ungiovane possa trarre da Soldati delle emozioni. Non so però se siano le stesse che cercano i giovani d’oggi.

 

Nel testo “MARIO SOLDATI LA GIOIA DI VIVERE che lei sta presentando in tutt’Italia con larga e qualificata partecipazione di pubblico, quale aspetto di Soldati tratteggia?  La sua gioia di vivere suppongo?

Il libro raccoglie tanti pensieri diversi su Soldati uomo poliedrico per eccellenza: scrittore, regista, giornalista, uomo televisivo, gourmet, critico d’arte e tanto altro. Non sapendo come criticarlo, alcuni misero in evidenza la sua dispersività, l’aver addirittura dilapidato il suo ingegno. Erano critiche ingenerose contro uno che non si era piegato alla vulgata corrente. Soldati, come dice il sottotitolo del libro, amava la vita, la gioia di vivere. Questa sua gioia si può cogliere nei suoi libri e in molti suoi film. La vitalità umana e intellettuale di Soldati è stata davvero prodigiosa.

 

A beneficio dei nostri lettori, Professor Quglieni, potrebbe evidenziarci le iniziative che il centro Pannunzio propone in Italia nei prossimi mesi in ricordo di Mario Soldati?

Sono tante in tutta Italia. Oggi pomeriggio alle 16.00 renderemo omaggio alla tomba di Mario Soldati al Cimitero Monumentale di Torino in corso Novara 135. Ci saranno il Presidente della Regione Piemonte Cirio e il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Boeti.  Interveniamo a rendere omaggio al nostro grande Presidente a vent’anni dalla sua scomparsa. A Roma in Senato ci sarà una manifestazione, nel fine settimana a Lerici e a Tellaro ricorderò Soldati su invito del Sindaco.  Durante tutta l’estate ci saranno presentazioni del libro Mario Soldati “La gioia di vivere”. Proseguiranno in autunno a Milano, Napoli e in tanti altri comuni italiani. Sellerio sta ripubblicando i suoi libri.

 

Per concludere, amici che l’hanno frequentato da vicino, mi riferiscono della sua attrazione per le donne belle ed eleganti. Mario Soldati era indubbiamente un amante della bellezza. Anche quest’aspetto è presente nei suoi ricordi?

Certamente amava le belle donne. Sua moglie Jucci era stata una donna di raro fascino di cui Mario è stato eternamente innamorato. Ebbe molta attrazione per Alida Valli protagonista di alcuni film. Gli piacque la scrittrice torinese Elisabetta Chicco che lui definiva una bellezza alla Modigliani. Era attratto dalla sessualità e dalla sensualità intese come trasgressione e appagamento dei sensi, ma anche con qualche senso di colpa che gli veniva dalla sua educazione presso i Gesuiti del “Sociale”. Le donne dovevano essere eleganti e suscitare in lui interessi intellettuali. La bellezza per la bellezza non era sufficiente.

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