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Cronaca Torino

Recupero dei boschi del Parco Naturale del Monte Tre Denti-Freidour (Torino)

Il Ministero dell’ambiente ha concesso un finanziamento per il recupero dei boschi danneggiati dall'incendio dell’ottobre 2017

Sopralluogo post-incendi Monte Tre Denti-Freidour (2017)
25 Giugno
12:00 2019

Fonte: Ufficio Stampa Città metropolitana di Torino

Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio finanzierà con uno stanziamento di 343.000 Euro il progetto di recupero e di miglioramento della resilienza delle proprietà forestali pubbliche del Comune di Cumiana interessate dai devastanti incendi dell’ottobre 2017. Il progetto interessa aree boscate che rientrano nel territorio del Parco naturale Monte Tre Denti-Freidour ed era stato elaborato nei mesi successivi agli incendi dal Servizio Pianificazione e gestione rete ecologica, aree protette e vigilanza ambientale della Città Metropolitana di Torino, che dal 1° gennaio scorso ha assunto la denominazione di Direzione Sistemi naturali. Per ottenere le risorse finanziarie la Città Metropolitana ha partecipato ad un bando del Ministero, classificandosi all’ottavo posto nella graduatoria delle proposte presentate dai parchi nazionali e regionali.

“Già alcuni mesi prima degli incendi il nostro Ente aveva approvato il Piano Forestale Aziendale, elaborato dal comune di Cumiana. - spiega Barbara AzzaràConsigliera metropolitana delegata all’ambiente, ai parchi e alle aree protette - Il documento analizzava la precedente gestione forestale, caratterizzata dall’assenza di pianificazione, individuando gli indirizzi gestionali in un orizzonte temporale di quindici anni e definendo la programmazione e la gestione degli interventi selvicolturali indispensabili. L’impatto del passaggio del fuoco è stato oggetto di approfonditi sopralluoghi da parte dei nostri tecnici, per verificare se il Piano forestale aziendale necessitava di revisioni o varianti”.

La Consigliera Azzarà sottolinea che “il progetto di intervento sulle proprietà pubbliche comunali già oggetto di pianificazione forestale è coerente con le finalità del programma ministeriale da cui trae origine il bando: il miglioramento della resilienza delle aree protette, il recupero dei servizi ecosistemici (assorbimento CO2, produzione legnosa, qualità degli habitat), la conservazione della biodiversità, la protezione del suolo e la riduzione dei rischi idrogeologici. Per l’analisi della situazione esistente è stato utilizzato il software Simulsoil, realizzato nell’ambito del progetto Life Sam 4 CP di cui la Città Metropolitana di Torino era capofila. L’attuazione degli interventi potrà ridurre il rischio di incendi e attenuerà le conseguenze del passaggio del fuoco, incrementando la funzione naturalistica dei boschi e promuovendo la gestione forestale sostenibile per la produzione di legname. Ringrazio tecnici e funzionari che, nonostante i tempi ristretti, sono riusciti a ottenere questo importante risultato”.

GRAZIE AI SATELLITI “SENTINEL 2” SI PASSA DALL’ANALISI ALLA CURA E ALLA PREVENZIONE

Nell’area protetta compresa nel territorio del Comune di Cumiana, l’incendio è stato di tipo radente, cioè si è propagato nel sottobosco della foresta, bruciando la lettiera, i cespugli, lo strato erbaceo e i detriti morti. In alcune zone circoscritte la combustione ha assunto le caratteristiche di incendio sotterraneo, interessando per lo più la lettiera. Il fuoco ha percorso 602 degli 821 ettari di superficie protetta, cioè il 73% del territorio del parco naturale. Le superfici pubbliche all’interno dell’area protetta si estendono su 436 ettari, di cui 378 sono stati percorsi dal fuoco. I tecnici della Città Metropolitana hanno constatato che il fuoco ha percorso l’area in modo non uniforme.

Gli interventi previsti dal progetto presentato nel luglio 2018 al Ministero dell’Ambiente sono stati individuati secondo un percorso logico supportato dall’impiego di strumenti GIS. Le aree oggetto dei sopralluoghi sono state individuate preventivamente con tecniche di telerilevamento satellitare, utilizzando immagini multispettrali acquisite dai satelliti “Sentinel 2”, lanciati in orbita nell’ambito del programma “Copernicus” dell’Unione europea.

Durante i rilievi in campo, si è constatato che la gravità dei danni è determinata da numerosi parametri: il tempo di residenza della fiamma, la velocità del fronte di fiamma, la tipologia di copertura forestale e le sue caratteristiche pirologiche, l’esposizione, la morfologia dei terreni. Si sono quindi classificate aree ad alta severità di danno, ritenute prioritarie a causa di una mortalità degli alberi superiore al 50%.

Le aree a bassa severità presentano comunque fenomeni evidenti di erosione areale, che richiedono il controllo del ruscellamento superficiale delle acque. Vi sono inoltre aree già percorse dal fuoco in precedenti incendi, in cui occorrono interventi di ricostituzione boschiva. Nelle aree a bassa severità di danno, in boschi con elevato valore naturalistico, è opportuno intervenire per migliorare la resilienza dell’ecosistema.

Il piano analizza infine le zone caratterizzate da fenomeni localizzati di dissesto idrogeologico. Utilizzando come riferimento tecnico-scientifico le linee guida regionali per gli interventi selvicolturali nei boschi percorsi da incendi, sono state individuate e rappresentate graficamente nella “Carta degli interventi” le aree omogenee di intervento, in funzione della destinazione prevalente, della categoria forestale e della severità del danno. Per ogni area è stata redatta una scheda d’intervento, che riporta il tipo di popolamento e la categoria forestale, la funzione prevalente del bosco, la severità del danno, la descrizione, le priorità, gli obiettivi dell’intervento e le eventuali note specifiche.

Nella progettazione esecutiva e nella realizzazione degli interventi le attività selvicolturali dovranno essere ponderate valutandone le conseguenze sull’intero ecosistema del parco naturale e dell’oasi di protezione dalla caccia. Le opere di ripristino saranno dunque circoscritte e progettate per promuovere una selvicoltura preventiva, che possa ridurre l’impatto di eventuali futuri incendi.

Le foto sono relative al sopralluogo post-incendi Monte Tre Denti-Freidour (2017).

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