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Cronaca Nazionale

I giochi invernali 2026 a Milano-Cortina. L'autogol della Torino snob

Tardiva retromarcia della città di Torino sulla disponibilità dei suoi impianti montani risalenti al 2006. Una gaffe che a qualcuno non è passata inosservata

25 Giugno
10:15 2019

24 giugno 2019, Milano e Cortina ce l’hanno fatta, l’assegnazione delle olimpiadi invernali del 2026 ha incoronato la candidatura italiana. Il mondo dello sport è in gran festa, il Presidente del CONI Malagò dichiara: “questa è una vittoria di tutta l’Italia”. Per Torino un po' meno.

Entusiasmo ovunque, suoni di campane, inno nazionale, ma per quanto riguarda la perspicacia del Piemonte qualcosa stride. Alcuni mesi fa l'area montana piemontese si defilava dalla proposta italiana, che in origine comprendeva anche Torino. Ad avviso di chi scrive fu un diniego dichiarato con avventato snob. Rammento la dichiarazione dell’attuale sindaca di Torino: “tre sedi sono troppe da un punto di vista organizzativo, Torino può farcela da sola”. Grosso modo la questione fu liquidata così.

Oggi, sulle ali della vittoria, la medesima voce si è resa disponibile nel partecipare con gli impianti già esistenti del Sestriere e con la moderna pista di Bob inutilizzata a Cesana, eredità attrezzate delle olimpiadi invernali già di Torino 2006.

L’iniziativa sarebbe piena di buon senso non fosse stato che, al momento del distacco di Torino dal triumvirato italiano candidato alle olimpiadi, i toni torinesi sono stati chiusi ad ogni successivo spiraglio. Forse qualcuno non ci credeva o forse, chi conta tra le stanze del Comune, avrebbe fatto bene a pensarci prima di parlare, a non sbattere la porta. Non ci voleva molto cervello nell’ipotizzare una pacata, ipotetica disponibilità torinese per una necessità prossima ventura, nel caso di un successo della candidatura  Lombardo-triveneta.

Il rifiuto immediato dell'offerta, da parte del comitato Milano-Cortina è comprensibile. Ci vuole tempismo nel fare marcia indietro, occorreva farlo prima dell’assegnazione, con umiltà, modestia e amor di patria, oggi in forte ritardo. Quel che succederà si vedrà nel 2026, la politica ci ha insegnato che la verità e la certezza sono due entità che si spostano a seconda della luce che nasce o tramonta all’orizzonte di future convenienze, e magari tutto cambierà.

Oggi però, da torinese mi sento imbarazzato. Quando Torino, per voce dell’attuale giunta si è sfilata dalla sportiva contesa, io non fui d’accordo né con i toni né con i modi; gli stessi impianti erano già là, disponibili per ogni intelligenza. Ecco dunque che ancora una volta, la logica dei potenti e di chi comanda si dimostra ben poco lungimirante. Quel che conta è sempre l’autocelebrazione, la frase ad effetto di chi a quel tempo sbandierava "cose più importanti da fare", figlia di un momento, tesa al consenso, e “fratelli d’Italia” è sempre meno un inno di Risorgimento nazionale, non a nord-ovest, un vero peccato.

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