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La Barriera di Lanzo tra scrocconi e delinquenti precoci

7 Luglio
10:00 2019

Torniamo a occuparci della “malvivenza” delle Barriere torinesi, sorte a seguito della costruzione, nel 1853, del muro della Cinta Daziaria. Ci occuperemo della Barriera di Lanzo. Per i torinesi attuali la Barriera di Lanzo è quella in direzione di Venaria Reale e i meglio informati citano il casotto del Dazio in piazza Stampalia. Quella è la seconda Barriera di Lanzo, quella creata dalla seconda cinta daziaria, quella del 1912. 

La vecchia Barriera di Lanzo, è collocata nella attuale piazza generale Antonio Baldissera, tristemente nota alle cronache attuali per le lunghe code di auto che provocano un delirante traffico da incubo.

 

Al tempo delle nostre storie vi si trova ancora la stazione Dora della Torino-Ceres (oggi interrata) e, di fronte, sorge l’edificio porticato del Dazio, oggi scomparso. Il muro della cinta corre lungo i corsi Vigevano e Mortara.

 

Questa “vecchia” Barriera di Lanzo che oggi si chiama Borgata Tesso, comprende una area di Madonna di Campagna compresa tra la ferrovia Torino-Milano, la Torino-Ceres (ora interrata e corrispondente al primo tratto di via Stradella fino a largo Giachino), via Orvieto e corso Mortara. La strada provinciale di Lanzo corrisponde alla attuale via Errico Giachino.

 

Lo sviluppi della borgata risale al finire degli anni Settanta dell’Ottocento, nei terreni agricoli nei pressi dello stradale di Lanzo, dove si costruiscono case di abitazione e, soprattutto, vari stabilimenti che possono fruire dell’energia idraulica fornita dal canale Ceronda. Permangono varie cascine, tra cui la cascina Fossata.

Fra gli insediamenti industriali, il lanificio Galoppo - che dà alloggio anche ai suoi operai ed impiegati - è spesso ricordato dalle cronache.

 

Si arriva alla Barriera di Lanzo percorrendo il corso Principe Oddone, che fiancheggia la ferrovia per Milano, e dove sono sorte delle costruzioni soltanto nel suo tratto iniziale.

 

Iniziamo a parlare di alcuni episodi successi sul corso Principe Oddone.

 

Verso le 4:30 del 6 ottobre 1870, il margaro Giovanni Battista Quaranta, di 22 anni, entra in Torino dalla Barriera di Lanzo mentre è addormentato sul suo carretto. Le guardie daziarie lo svegliano per la loro visita annonaria ma, superato il controllo, Quaranta continua la sua strada e si addormenta di nuovo. «Giunto presso la cinta del giardino di casa Sclopis, il cavallo mancando di direzione cadde disgraziatamente in un fosso rovesciando il carretto e l’infelice Quaranta che rimaneva schiacciato sotto di esso» («Gazzetta Piemontese», 6 ottobre 1870).

 

Il secondo episodio è invece una truffa, come si dice al tempo.

 

«Uno scroccone di quattro cotte si recava presso il giardiniere Davico, in Valdocco, e dicendosi mandato da un proprietario della Madonna di Campagna, vi faceva acquisto di un centinaio di piante da frutta, invitando il venditore a seguirlo sino alla cascina, ove il padrone avrebbe pagato. Il Davico consentì e s’avviò insieme al cliente pel corso Principe Oddone. Ad un certo punto presso la Barriera di Lanzo il sedicente compratore pretese aver a pagare ad una cascina vicina una notarella e fece per avviarsi. Ma dopo pochi passi ritornò presso al Davico dicendogli che a pagare integralmente gli mancavano 6 lire e 70 centesimi, e lo pregò di lasciarglieli a prestito: il padrone glie li avrebbe rimborsati (anche con mancia) pochi minuti dopo. Il Davico aspetta ancora adesso il compratore ed i denari affidatigli» («Gazzetta Piemontese», 26 marzo 1877).

 

Tutto sommato, questa impresa truffaldina è stata portata a termine con una certa eleganza e senza nessuna violenza. Anche l’importo della cifra ottenuta con la frode, pur non modesto, è ancora accettabile. Dobbiamo, invece, ora iniziare a vedere i cattivi comportamenti dei barabba anche alla barriera di Lanzo.

 

Uno degli sport preferiti dai barabba, come sappiamo, è il mancato pagamento del pranzo consumato nelle osterie. Eccone un esempio: «Cronaca nera - Tre giovinastri nel pomeriggio di martedì dopo d’aver mangiato e bevuto nel ristorante Ceresoli alla Barriera di Lanzo, se la svignarono senza pagare il conto. Un muratore, T… Silvestro di 36 anni, essendo corso dietro i fuggitivi per prendere le parti dell’oste, fu maltrattato e ferito di coltello alla gamba sinistra. Uno degli autori del ferimento, B… Giuseppe, di anni 18, venne arrestato lo stesso giorno» («Gazzetta Piemontese», 4 settembre 1872).

 

Fuori della Barriera di Lanzo si trovano anche spazi per divertimenti campagnoli come il bagno in una “bialera” nei pressi di un mulino.

 

Leggiamo: «Aggressione. – Ieri al giorno quattro giovinotti dai 14 ai 18 anni: Richiardi Cesare, Teano Carlo, Stefano Broda e Cavazza Domenico andarono a prendere un bagno dietro i Mulini della Barriera di Lanzo. Dopo aver guizzato come pesciolini per circa mezz’ora nelle fresche acque della…, i quattro amici uscirono tutti lieti dal fiume; ma non avevano fatto due passi sul terreno che si videro venire incontro tre giovinastri, due dei quali afferrarono il Ricchiardi per le braccia , gli appuntarono un coltello alla gola, mentre il terzo, ordinando agli altri tre compagni di non muoversi, andò a frugare nelle vesti del ricattato e lo depredò della somma di lire 60 e dell’orologio e catena d’argento valutati lire 35. Ciò fatto, gli aggressori colle armi alla mano si diedero alla fuga. Figuratevi lo stupore dei balenanti! Essi si asciugarono alla meglio, indossarono sollecitamente gli abiti e si disposero ad andare a riferire la cosa al vicino posto di guardie daziarie; il Teano però, più svelto, corse lui a dare il primo avviso. Le guardie si posero subito sulle tracce dei malandrini, e riuscirono ad arrestarne uno, certo C. Gio. Batt., di anni 16, conciatore di pelli.

 

La Questura, saputo poco dopo il fatto, mandava alcuni agenti verso quelle adiacenze per impossessarsi degli altri due aggressori, che sono pure conciatori e di giovanissima età.

 

A 16 anni grassatori! Incominciano per tempo la carriera che li deve condurre all’Ergastolo! [il riformatorio della Generala, oggi Ferrante Aporti, N.d.A.] («Gazzetta Piemontese», 31 luglio 1877).

 

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