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Recensioni

Il n. 34 di «Canavčis» č in edicola

La rivista si occupa di natura, arte, storia e tradizioni del Canavese e delle Valli di Lanzo

8 Luglio
10:00 2019

Pubblichiamo molto volentieri questo scritto dell’amico Fabrizio Dassano che illustra i contenuti del n. 34 della rivista «Canavèis» (m.j.).

 

Molto ricco il sommario di questo numero del semestrale “Canavèis” che è stato distribuito in edicole e librerie ed è giunto al 34° numero della primavera/estate 2019 con 128 pagine al costo di 12,50 €.

“Canavèis” si occupa storicamente di Canavese e Valli di Lanzo: e il volume si apre con un ricordo del decano dei fotografi di Cuorgnè Eraldo Perino firmato da Michelangelo Martinelli, da Chivasso Giuseppe Busso racconta l’opera sociale di Eugenio Clara.

Dalla Valchiusella le fucine Gattino a Prèe di Meugliano sono le protagoniste dell’articolo di Andrea Tiloca. La rifondazione settecentesca con il rinnovato splendore di Fruttuaria di San Benigno la si deve al cardinale Carlo Vittorio Amedeo Ignazio delle Lanze (1712-1784) e lo racconta Marco Notario. L’eporediese Roberto D’Angelo invece esplora il Movimento di Comunità e l’impegno politico di Adriano Olivetti.

Per le tradizioni Gianni Castagneri scrive intorno alla ferrovia di montagna Torino – Ceres con le stazioni in stile svizzero, mentre uno dei personaggi ricordati in questo volume è lo sfortunato carabiniere reale Pasquale Favo, da Milazzo a San Carlo Canavese, descritto da Alessandro Mella. Pier Vittorio Molinario svela un segreto della natura locale: le piante carnivore della Valchiusella.

Ancora in tema di commemorazioni storiche, Alberto Serena racconta la medaglia d’argento al valor militare del sottotenente del 3° Alpini Fulvio Ottorino Roscio di Pont Canavese caduto nell’attacco dal ghiacciaio di Popera al Passo della Sentinella a vent’anni nell’agosto del 1915. Fabrizio Dassano esamina alcuni nominativi di soldati di Caluso e Mazzè che combatterono e morirono per Napoleone Bonaparte tra Portogallo e Russia. Aleardo Fioccone propone invece un racconto dal titolo “Pedalare in Valchiusella”, mentre per la tradizione sindonica dipinta, Maria Cristina Lorusso affronta l’affresco di Voragno di Ceres.

Mario Merlo ricorda l’esperienza di sfollato a Casetti di Locana negli Anni ’40. Mara Macario Ban e Ilmen Gavassa parlano dell’acqua e del suo valore sacrale tra paganesimo e cristianesimo con il riferimento alle case Brancot a Corio. Per la storia delle tradizioni dei borghi, Enzo Morozzo racconta i cinquant’anni dell’associazione di Ozegna “’L Gavason”. A cura di Ivo Giustetti Podio viene proposto il documento della condanna a morte dell’omicida Michele Remogna a Oglianico nel 1803. Lino Fogliasso propone un originale scritto sulle targhe assicurative incendi, dai primi anni dell’800 ai club di collezionisti odierni.

Marilena Saudino affronta le tiritere, le storielle, le barzellette e i malefici nella parlata di Brosso. Davide Bosso apporta un documento sull’assedio e caduta di Chivasso durante la guerra di successione spagnola che testimonia la presenza di soldati irlandesi tra i soldati piemontesi e Gianni Rigodanza traccia un ritratto biografico dell’avvocato e senatore del regno Alfonso Badini Confalonieri di Caselle. Igor Ferro racconta invece della storia della pubblica illuminazione a Montanaro realizzata alla fine dell’Ottocento.

Sulle misure piemontesi di un tempo, come la “giornata”, la “tavola”, il “trabucco” e la “brenta”, ne scrive Carlo Molinaro e Teresina Bussetti racconta la storia delle mondine locali con le “squadre da ris” che partivano da Vische per il vercellese. Jose Ragona ricorda invece la storia del mitico “Dijau Russ” (Diavolo Rosso) l’inafferrabile partigiano della frazione Arè di Caluso attivo negli anni della fine della Seconda guerra mondiale in Basso Canavese. Giuliano Maggi descrive le note biografiche del bisnonno, l’avvocato Luigi Andrina di Ivrea e Giovanni Bertotti si occupa invece dei risvolti storico-giuridici delle Badie medievali canavesane.

Giorgio Clerico invece pubblica una foto-notizia che ritrae sua nonna Tersilla e le sorelle che gestivano l’Hotel-Caffè Peona su piazza Ubertini a Caluso. Silvio Ricciardone traccia un percorso sulle suggestioni iconografiche presenti nell’affresco della chiesetta di Santa Maria Maddalena a Burolo e Pierfelice Ronco racconta una storia autobiografica sulla costruzione della scuola materna per San Francesco al Campo del 1950.

Piero Vacca Cavalotto traccia le linee dell’interessante storia dell’agente consolare Attilio Castigliano, da Valperga al Lake Superior negli Usa, fondatore di una ditta di formaggi ancora oggi esistente. Federico Valle sposta l’attenzione su Nole Canavese esaminando l’importante collezione dei circa 500 ex voto dedicati a San Vito e conservati nel locale santuario. Borgà bandonà è la poesia in lingua piemontese proposta da Ada Marta Benevenuta e Pino Ferlito ricorda i giorni bui tra 25 aprile e 1° maggio del 1945 tra Torino e Cuorgnè vissuti da bambino.

Di gastronomia parlano invece Massimo Davi e Giocondo Contento con la bagna càuda e la panàda, mentre di Settimo Vittone e della valanga di neve del 1888 che si schiantò su Miseroglio, ne parla Flavio Chiarottino. Ancora di montagna con Ceresole Reale e la vita di un tempo a Chiapili di Sopra nel resoconto di Antonio Oberto. Ariela Oberto racconta di quartiere di San Maurizio Canavese, la Contrada Maestra, nei ricordi una bambina del Novecento.

Il direttore di “Canavèis”, Giancarlo Sandretto, illustra le insegne di una volta con quelle delle trattorie di Cantoira e di Monastero di Lanzo. Marco di Gennaro, autore di un libro dello stesso argomento fresco di stampa, ci porta in Valchiusella tra campanili e suoni di campane, parlando anche di campane e campanari della vallata. Claudio Santacroce si occupa invece degli eretici delle Valli di Lanzo nei processi del tardo medioevo e Mauro Rossignoli si dedica ai processi di stregoneria celebrati a Rivara e nelle Valli di Lanzo finiti con i roghi nel Quattrocento.

Ivo Giustetti Podio pubblica l’elenco dei 500 più ricchi del Dipartimento della Dora, durante l’annessione alla Francia napoleonica. Rosanna Tappero racconta di un giovane studente di Fiorano nei giorni della liberazione del 1945 e Luigi Bairo racconta degli ultimi cerri di oggi, gli alberi che ispirarono i romani nel campo militare di Ciriè. Maria Paola Capra, l’autrice di T’amo da morire. Suicidi, omicidi e accidenti d’amore, ci porta nella cronaca del 1893 con un processo clamoroso che coinvolse moglie, marito, suocera e anche un prete.

Il prossimo numero Autunno/Inverno 2019 di Canavèis sarà in edicola nel mese di novembre.

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