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Economia e finanza

Le verità nascoste del debito pubblico italiano

10 Luglio
10:00 2019

Ultimamente, e sempre più spesso, c’è chi evoca la tempesta perfetta, ricordando ogni giorno che il debito pubblico italiano aumenta, la crescita del PIL rallenta, l’Europa ci tiene sotto minaccia per una possibile procedura d’infrazione, e il governo in carica (da giugno 2018) non fa nulla in proposito.

Naturalmente i signori che dicono queste cose, e che oggi si preoccupano tanto, sono quelli, con i loro amici compiacenti di certi giornali e tv, che hanno governato dopo il famoso governo Monti del 2011, fino a marzo 2018.

Ma procediamo per gradi, e scopriamo, una per una, le verità nascoste del debito pubblico italiano.

Innanzi tutto ricordiamoci che Il debito pubblico, è il debito di uno Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri, privati o pubblici anche come altri stati, che hanno sottoscritto un credito dello Stato emittente all’atto di acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOTBTPCCTCTZ) destinati a coprire il fabbisogno monetario di cassa statale, ovvero l'eventuale deficit pubblico cumulato nel bilancio dello Stato, più la copertura degli interessi.

In Italia, il valore del debito pubblico, viene diffuso dalla Banca d'Italia attraverso il supplemento "Finanza pubblica, fabbisogno e debito" e viene annunciato con circa un mese e mezzo di ritardo.

Purtroppo è un peso enorme che ci portiamo dietro da tanti anni, e che ha raggiunto i 2.316 miliardi di euro a dicembre del 2018, il 132,1 per cento del PIL.

Infatti, per valutarne l'entità, è consuetudine rappresentarlo in percentuale rispetto alla ricchezza economica di una nazione, ossia in rapporto al PIL, il Prodotto Interno Lordo.

Un valore, ed ecco la prima verità, che è cresciuto nell’ultimo anno quando era il 131,3 per cento nel 2017, ma di poco, alla faccia delle attuali critiche al governo in carica.

E con una previsione per quest’anno 2019 di salire al 132,8 per cento del PIL a causa di una crescita nominale bassa, ma nulla di così eccezionale in negativo, malgrado tutte le voci catastrofiste che si continuano a sentire.

Anzi, con la notizia positiva, ed ecco un’altra verità nascosta, che nei prossimi anni il rapporto debito/PIL dovrebbe invece ridursi al 131,3 per cento nel 2020, 130,2 per cento nel 2021 e infine al 128,9 per cento nel 2022, secondo lo scenario programmatico dell’attuale governo.

Ma la verità nascosta più grande che voglio svelarvi, e che mai nessuno dice, è la seguente: 

“Chi ha creato un debito così mostruoso negli anni?”.

Questa è la domanda che gli italiani dovrebbero porsi, e anche chiedersi come mai solo oggi viene minacciata la procedura d’infrazione all’Italia da parte dell’Europa.

Forse perché un governo finalmente sovranista non piace agli attuali finti europeisti?

Scopriamo allora chi sono i colpevoli del “debito italiano-mostro”, che non sono certo gli attuali politici in carica da un solo anno.

Partiamo dagli anni 60, quando a seguito della promulgazione e creazione di istituzioni mirate a garantire uno stato di benessere a tutta la comunità, il nostro paese intraprese un percorso di sovvenzioni e riforme che provocarono la nascita di una spesa pubblica fuori controllo.

Vi ricordo che allora i governi erano sostanzialmente tutti di tipo democristiano, la vecchia e famosa DC.

Ma la fase che ha gettato le basi più profonde agli attuali problemi è quel decennio al quale oggi curiosamente si guarda con ammirazione, quasi fosse stato il momento d’oro dell’economia italiana, i famosi anni 80 della “Milano da bere”, quando il debito passò dal 56% del governo di Arnaldo Forlani, al 101% con cui si chiuse l’ultimo governo di Giulio Andreotti, sempre loro, i democristiani, grazie però al contributo non indifferente dei socialisti.

Un raddoppio in un decennio, o poco più, fino a quando la crisi del 1992 spazzò via tutte le illusioni, con la famosa manovra “lacrime e sangue” del nostro caro socialista Dott. Amato e “l’attacco alla Lira” che fu costretta ad uscire dallo SME, ma questa è un’altra storia.

O forse no, visto i corsi e ricorsi storici, e quindi prepariamoci.

Ma andiamo avanti nella nostra analisi sul debito.

L’impennata successiva, dal 1992 al 1994, fu dovuta moltissimo al costo degli interessi astronomici, visti i tassi ai quali era costretta a indebitarsi l’Italia con la Lira ormai svalutata.

Segui poi una stagione di calo del debito pubblico fra il 1995 e il 2007, quando il peso del fardello tornò vicino la 100% del PIL.

L’Italia ce l’aveva quasi fatta, finalmente sembrava quasi liquidata la pesante eredità degli anni 80, dei governi DC e PSI.

La soglia di normalizzazione del 100% sembrava stabile quando la crisi finanziaria globale del 2008 (fallimento Lehmann) colpì drammaticamente tutto il mondo, Italia compresa.

Ma per fortuna arrivarono i governi decisi dall’Europa, quello Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, che come potete vedere dalla tabella allegata (classifica per premier) sono stati i campioni del nostro debito.

Ecco la verità nascosta più grande, i maggiori responsabili dell’attuale situazione sono loro, quelli che adesso gridano allo scandalo, mentre loro (MONTI, LETTA, RENZI e GENTILONI) hanno prodotto ben 410 miliardi in pochi anni seguendo le rigide politiche europee dell’austerity.

Menzione d’onore ai governi BERLUSCONI che da solo è riuscito a contribuire per 550 miliardi, record assoluto, e come già vi dicevo precedentemente il caro Dott. Amato, il peggiore di tutti.

Ma intanto è sempre colpa di Salvini e dell’attuale governo.

Mica dell’Europa e delle sue politiche di austerity che per anni ci hanno propinato con i burattini Monti e suoi seguaci.

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