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Vorrei farti davvero capire che…

Il tortuoso percorso verso una Comunicazione efficace

9 Luglio
09:00 2019

Dalle colonne di un quotidiano on-line pare ancora più lecito interrogarsi, qualche volta, a proposito di Comunicazione.

Guardando all’etimo latino della parola – communis agere, ovvero mettere in comune – essa contempla un processo in cui chi comunica desidera rendere disponibile per l’altro qualcosa, sia esso una conoscenza, un’informazione o anche un sentimento.

Comunicando efficacemente vogliamo lanciare una bottiglia nel vasto mare dei rapporti fra le persone, affinché essa giunga a destinazione senza subire i marosi delle incomprensioni. E la difficoltà è davvero tutta insita in questo passaggio.

Ciascuno di noi vede e parametrizza il mondo e la realtà in base al proprio sentire e alle proprie esperienze, nella falsa convinzione che esse rappresentino una metrica universalmente condivisa e condivisibile. Purtroppo però (o per fortuna), come diceva un saggio “per capire una persona è necessario camminare prima per lungo tempo nelle sue scarpe”: cosa, questa, non sempre possibile.

Sforzarsi, vestire i panni dell’altro e mettersi dall’altra parte della barricata, reimpostare il proprio codice comunicativo alla luce del destinatario cui esso è diretto, rappresentano l’unico modo per rendere davvero il proprio agire pervasivo (e persuasivo). Parlare a noi stessi non serve, perché non aggiunge alcunché di nuovo a quello che già sappiamo, a quello che già sentiamo.

Parlare agli altri invece e soprattutto farlo in modo efficace è l’opera che forse il poeta Umberto Saba definirebbe la “più antica difficile del mondo”, perché presuppone di conoscere esattamente tanto ciò che desideriamo dire quanto il modo più corretto e diretto per esternarlo all’altro.

Non basta infatti comunicare: serve che il messaggio arrivi chiaro e cristallino e che il Pubblico cui esso è indirizzato ci dimostri di aver capito.

La Comunicazione è un meccanismo circolare, più profondo mano a mano che il compasso delle nostre parole e dei nostri gesti traccia diametri sempre più stretti, riducendo la bolla che ci separa dall’interlocutore. E al contempo marcando, nei nostri curricula scolastici, nella nostra vita professionale e nei nostri animi, segni a loro modo destinati a rimanere tutti indelebili.

Per ricordare ogni momento e per capire che, realmente, non siamo soli.

 

 (Immagine in copertina tratta da Dott.ssa Anna Maria Pisanello)

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