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Di tutto un po'

Pensieri liberi

Libere considerazioni estive senza alcuna pretesa

foto da web
12 Luglio
16:00 2019

La pausa estiva è per taluni un autentico momento di riflessione.

L'Horror vacui, che può improvvisamente palesarsi dopo una repentina interruzione delle attività  di un faticoso anno lavorativo, si manifesta come terrore per la forzata inattività, una seria patologia ben conosciuta dagli psicologi.

La strategia che taluni adottano per esorcizzare questa paura determina una sorta di iperattività funambolica che rende faticoso e stressante il, fortunatamente, breve periodo di interruzione.

Viaggi faticosissimi in tour autogestiti che prevedono tappe forzate, pasti frugali, pernottamenti improbabili in campi tendati e situazioni estreme impossibili da immaginare.

La paura dell'inattività spesso si sposa con un lavoro quotidiano frustrante o particolarmente noioso. Molti vivono per quel mese di ferie che dovrebbe rappresentare il riscatto di un intero anno, l'unica occasione per tentare di fare realmente quello che si crede possa piacere.

Si vedranno gruppi organizzati di impiegati simili alle macchiette create da Paolo Villaggio sperimentare situazioni turistiche spesso lontane dall'immaginario dei protagonisti dei viaggi organizzati. Si potranno osservare dinamiche relazionali che prevedono, per i gruppi di colleghi in viaggio vacanza, distorsioni e forzature irrispettose degli equilibri nati in ufficio e difficilmente modificabili sul luogo di lavoro. Queste nuove dinamiche eserciteranno delle pressioni sui vari gradi di confidenza che i ruoli istituzionali hanno saputo cristallizzare e rendere inamovibili nel corso degli anni.

Isola di Bergeggi  Foto G.Guerreri

Ricordo di un viaggio aziendale alle Maldive, organizzato da una nota Casa Farmaceutica, che prevedeva un corso di formazione su un nuovo prodotto.

Tutto lo staff aziendale era al completo.

Dirigenti, funzionari e impiegati di tutti i livelli si trovavano rigorosamente in costume da bagno sotto un Sole tropicale, palme da cartolina e mare caldissimo.

Il viaggio era iniziato a Malpensa e terminato all'aeroporto di Male. Il rigido inverno lombardo, noto per le nebbie inquietanti e le gelate notturne, aveva ceduto il passo al clima dei tropici, proponendo ai partecipanti un'escursione termica di oltre 40 gradi.

Tale sconfortante differenza di temperatura preoccupava di più nella fase di ritorno, all'andata sembrava solo una felice opportunità.

Il lato divertente era offerto dall'osservazione di tutte quelle dinamiche peculiari degli ambienti di lavoro, dove i gesti, i saluti e addirittura gli sguardi possono essere altrettanti codici segreti per comunicare, rafforzare o spaccare i rapporti tra i singoli membri del gruppo.

L'inconsueta situazione sembrava essere in grado di creare nuove dinamiche interne, la frequentazione obbligata in uno spazio abbastanza ristretto, determinava inevitabili occasioni ludiche che sfociavano spesso in scherzi crudeli.

Gli psicologi potrebbero spiegare molto meglio la nascita e l'evoluzione di dinamiche di gruppo che prevedevano sempre l'identificazione di una cavia umana contro la quale scatenare la propria "perfidia".

Oggi forse si parlerebbe di mobbing, allora erano solo scherzi più o meno divertenti che non offendevano mai la "vittima", anzi la rendevano protagonista di sitazioni che finivano per divertire tutti.

Tuttavia le "vacanze aziendali" che prevedono anche corsi di formazione non si possono ricondurre a delle vere e proprie occasioni di svago o di riposo, si tratta di un ibrido a costo zero che ci separa piacevolmente dalla routine.

Altre persone concepiscono la vacanza come reale momento di relax: pranzi, cene, qualche bagno o brevi passeggiate, riposino pomeridiano e tanta televisione.

La lettura impegnativa non appartiene a questi esempi di pura pigrizia, risultano prediletti i cosiddetti "discorsi da spiaggia" che rappresentano delle voragini di profonda stupidità, dove quel poco di intelligenza fossile annega tra le onde di un comune mare di sciocchezze. 

I "discorsi da spiaggia" sono singolari esempi, degni di essere inseriti in un manuale di comportamento vacanziero. Il tempo, la temperatura del mare, il caldo, il costume da bagno della simpatica vicina di ombrellone, quest'anno ancora più simpatica perchè a preso due taglie, diventano argomenti di dialogo adattabili aqualunque situazione...  

Durante le vacanze cambiano le dinamiche di coppia, si propongono nuove ed eccitanti situazioni che potranno proseguire durante l'arco di tempo futuro, destabilizzando precari equilibri coniugali.

Vacanze come momento di rottura?

In un certo senso si. Dove esistono delle condizioni differenti si potranno verificare cambiamenti anche importanti e radicali. Le vacanze sono spesso catalizzatori di situazioni nuove che rischiano di modificare alienanti equilibri consolidati.

Fortunatamente finiscono presto, spesso la loro brevità salva intere famiglie e posti di lavoro.

Qualcuno si rende perfino conto dell'assurdità di vivere male undici mesi con il solo obbiettivo di essere felici quattro settimane.

Accettare il cambiamento con tutti i rischi di trovare una situazione peggiore? O sopravvivere nella routine alienante, protetti dalle proprie paure?

Non esiste una risposta per tutti e forse non tutti desidererebbero riceverla.

Come diceva Calogero Zappalà, noto opinionista valdostano: "Quello che oggi sembra essere un problema domani potrebbe diventare una vera opportunità..."

 

 

 

 

 

 

 

 

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