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Cronaca Internazionale

Un evento importante: proposta la laurea postuma a Mileva Maricí, la prima moglie di Albert Einstein

Una vicenda che evidenza la difficile condizione della donna nel primo novecento

Albert Einstein e sua moglie Mileva Maric'
15 Luglio
10:30 2019

La notizia della proposta di attribuire la laurea postuma a Mileva Maric’ (Titel, 19 dicembre 1875 – Zurigo, 4 agosto 1948), la  prima moglie di Albert Einstein (Ulma, 14 marzo 1878 – Princeton, 18 aprile 1955), da parte del Politecnico di Zurigo, merita la massima diffusione per diversi motivi.

Il primo: rendere finalmente giustizia ad una donna di grandissimo valore umano e scientifico, che i vincoli della società sessista dell’epoca impedivano  alle stesse di accedere ai ruoli riservati esclusivamente agli uomini.

Il secondo: rivalutare il suo importante ruolo scientifico che contribuì allo sviluppo delle teorie fisico-matematiche del marito che rivoluzionarono definitivamente la visione e la comprensione del mondo fisico.

Albert Einstein, premio Nobel per la Fisica nel 1921, un gigante della scienza, con le sue teorie (Relatività Ristretta e Generale) non solo influenzò in modo determinante la Filosofia della Scienza, ma aprì la via per la comprensione moderna dell’origine dell’Universo.

La biografia di questa donna-scienziata è ampiamente nota e nel caso di un approfondimento in merito, i siti internet forniscono tutti i riferimenti utili per questa finalità.

In merito alla notizia di cui sopra, Civico 20 News rilancia l’articolo di Gabriella Greison, pubblicato su “la Repubblica – Scienze” del 13 luglio 2019, che illustra  in modo sintetico fatti, se non inediti, poco noti al grande pubblico.

Buona lettura.

 

Una laurea postuma per la moglie di Einstein, la scienziata dimenticata

Mileva Maric e i figli 

 

Il Politecnico di Zurigo sta valutando la proposta. Mileva Maric abbandonò gli studi dopo il matrimonio. Ma fu una collaboratrice fondamentale del marito

di GABRIELLA GREISON

13 luglio 2019  repubblica

QUESTA è una storia bellissima. Una storia che non ha ancora una fine. E proprio come in tutte le storie senza ancora una fine, siamo noi i protagonisti della vicenda, che con le parole, il linguaggio, la diffusione, possiamo cambiare le cose per come sono sempre andate. Perché il linguaggio è potere, e le idee non si possono cancellare. 
 Per raccontarvi questa storia devo partire da lontano. 1896, Politecnico di Zurigo, Svizzera. Mileva Maric aveva un sogno nella vita: diventare fisica. A quei tempi per le donne non era facile realizzarsi nella scienza, venivano ostacolate in tutte le maniere. Marie Curie doveva autofinanziarsi il lavoro, quando con Pierre faceva gli esperimenti sul radio; Lise Meitner poteva solo siglare i suoi articoli, per non mostrare al mondo che era una donna; Rosalind Franklin doveva entrare dal portone posto sul retro, e non da quello principale, per raggiungere il laboratorio. Mileva però si iscrive al Politecnico, riesce nell'impresa, e inizia il suo percorso come fisica. Inizia anche la storia d'amore con Albert Einstein, che conosce tra i banchi. Studiano insieme, e passano i primi esami.

Mileva ne sa molto più di Einstein, ma non è questo il punto. Mileva resta incinta. Mileva e Albert hanno il primo figlio (illegittimo, una femmina, Lieserl, muore pochi mesi dopo di malattia). Mileva riprende i corsi, si sposa con Einstein, resta incinta di nuovo, e poi di nuovo. Viene bocciata. Si iscrive di nuovo, per riuscire a finire l'ultimo anno, ma alcuni professori e la società sessista del tempo le impediscono di andare avanti. Figuriamoci: una donna, una donna perdipiù con due figli, una donna perdipiù sposata con Einstein (a quei tempi non veniva visto di buon occhio dai professori vecchio stampo, quelli che lui chiamava 'paludati cattedratici'), ma dove voleva andare... Una laurea e, oltraggio maximo, un dottorato non potevano che essere un miraggio. La storia tra Mileva e la scienza finisce così.
 Ora arrivo alla notizia di questi giorni. Io sono divulgatrice, con un passato da fisica sperimentale. Mi sono laureata a Milano e ho lavorato due anni all'École Polytechnique, tra le varie cose. Ma non siamo qui per parlare di me. Ma del fatto che la fisica, da sempre, è considerata una disciplina per uomini. La fisica nel secolo XIX era lo svago degli uomini della ricca borghesia. Gli svaghi per le donne erano altri: curare i malati, accudire i figli, tenere in ordine la casa. In particolare, ho scritto due libri su Mileva, e in generale le donne nella scienza: “Einstein e io” (Salani editore) e “Sei donne che hanno cambiato il mondo” (Bollati Boringhieri), da cui ho tratto uno spettacolo teatrale “Einstein & me” (produzione Teatro Brancaccio di Roma) in cui faccio rivivere le vicende di Mileva in prima persona. Quest'anno ho fatto quasi un centinaio di repliche, e l'autunno scorso l'ho portato anche a Zurigo, ospite dell'Istituto Italiano di Cultura. Quando sono tornata a Zurigo (le mie ricerche per scrivere il romanzo e il monologo sono partite proprio da lì) ho fatto una proposta al Politecnico: attribuire una laurea postuma a Mileva. Come segnale che le cose adesso stanno cambiando. Un simbolo, per dare conforto alle nuove generazioni.

 

 

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