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C’era una volta…e c’è ancora “L’ORO DI MOSCA”

Sotto mentite spoglie

17 Luglio
11:00 2019

La famiglia De Be, attraverso la sua Agenzia GEDI, che finanzia e mantiene alcuni ex “grandi giornali”, come qualcuno li definisce ancora, non si è resa conto che ordinando un’offensiva contro il ministro degli interni, basata su presunti finanziamenti di Mosca alla Lega, stava scatenando un vero e proprio boomerang.

 

L’assalto imposto a Matteo Salvini dai De Be ai dipendenti che ogni giorno scrivono devoti ed obbedienti su La Stampa, Repubblica e L’Espresso, appare infatti molto intempestivo ed anche controproducente. Anche se motivato in parte dalla grave emorragia di lettori che negli ultimi tempi sta infierendo sulle testate del gruppo e che falcidia di conseguenza gli introiti della società editrice elvetica.

 

Ma la ragione più importante dell’intempestività dell’accusa va ricercata nella riesumazione degli eventi che anni fa, hanno reso evidenti gli oscuri rapporti economici che erano stati stabiliti  tra l’URSS ed i dirigenti dell’allora Partito Comunista Italiano.

 

Dirigenti che erano impersonati dai nonnetti e dai precursori degli attuali Zingaretti, Renzi, Gentiloni, Delrio, Fratoianni, Speranza, Orfini, Marattin, dal successore  del Tajani, David Sassoli, da Ferrara e da Bonaccini ed anche  dal sindaco di Milano Beppe Sala.

 

Nessuno di questi attuali politicanti, eredi del PCI, non ha mai voluto sentirsi chiedere, a ragion dovuta, con quali risorse finanziarie siano state acquistate le centinaia di sedi di cui usufruiscono ancora oggigiorno per le loro riunioni e per le loro attività.

 

Nessuno di loro risponde e tutti fanno finta di non sapere che i rubli (od i dollari) che hanno finanziato per anni il loro partito sono stati portati e distribuiti in Italia da un’organizzazione internazionale gestita dal compagno Armando Cossutta, funzionario dell”ANPI.

In un periodo storico in cui era in vigore la guerra fredda e di conseguenza i rapporti tra oriente ed occidente erano tesi e caratterizzati da rischi imponderabili, veniva messa in atto un’azione sovversiva e di tradimento della nostra nazione.

 

L’assordante silenzio che ha accompagnato in Italia le rivelazioni sulla “dimension criminelle” di quasi un secolo di comunismo, cioè sugli 85 milioni di morti ammazzati, scrive Valerio Riva, “non è nulla rispetto al silenzio rimbombante che è stato steso fin qui su tutto quello che riguardava la “dimension financiere” e cioè sull’ ORO DA MOSCA.”

 

Denaro accertato, scrive ancora Valerio Riva, che è stato speso, non solo per acquisire quelle centinaia di edifici e di sedi del PCI, ma “per comperare politici, subornare movimenti e partiti, prezzolare spie, corrompere intellettuali, catechizzare folle”. “Ma soprattutto per tenere in piedi, scrive ancora Valerio Riva, e riprodurre incessantemente uno sterminato apparato di burocrati della politica e di grigi impiegati della ideologia.”

 

Oggi i successori del PCI, dopo avere cambiato ragione sociale ed essersi camuffati sotto la sigla di partito democratico, possono solo avanzare l’ipotesi, affiancati dai giornali De Be, di un presunto finanziamento di 65 milioni destinato alla Lega di Salvini da parte di emissari di Vladimir Putin. Una cifra irrisoria che per di più è ricavata soltanto da qualche ambigua intercettazione.

 

Ma è una cifra che deve essere paragonata e messa a confronto con il fiume sotterraneo di denari messi in evidenza da documenti d’archivio sovietici, reperiti in un “FONDO DI ASSISTENZA INTERNAZIONALE AI PARTITI ED ALLE ORGANIZZAZIONI OPERAIE E DI SINISTRA”, che riguardano gli anni che corrono dal  1950 al 19991.

 

Quelli, per intenderci, relativi ai periodi di dittatura di Lenin, Stalin e Gorbaciov.

 

Sono documenti che rivelano in che modo, attraverso questo fondo dedicato al finanziamento dei partiti comunisti diffusi nel mondo, che l’Unione Sovietica, ossia il PCUS, abbia speso in quarant’anni una cifra equivalente a 4000 miliardi, un quarto del quale, circa mille miliardi, destinato ai comunisti italiani. Non è difficile immaginare oggi quanto l’ORO DI MOSCA abbia permeato di sé la vita e l’economia del nostro paese.

 

Sorprende pertanto che il PD ed i giornali debenedettini non abbiano capito per tempo (e non si rendano conto tutt’ora) che una piccola registrazione fondata su pettegolezzi massmediatici , avrebbe inevitabilmente richiamato alla memoria dei nostri connazionali le vergognose vicende ed i rapporti intercorsi in passato tra l’URSS ed il partito comunista italiano, oggi nelle mani di Zingaretti e c..

 

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