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Omaggio ad Andrea Camilleri, immenso personaggio della cultura. Mancherà moltissimo

In condizioni critiche da tempo, il maestro ha lasciato la scena della vita il 17 luglio 2019. Da questo giorno, il mondo è un po' più vuoto

17 Luglio
14:30 2019

Era il 1998, anno in cui facevo il mio esordio come mediocre scrittore, e incontrando l’allora direttrice di una nota libreria di Torino, per stimolarmi a migliorare, lei mi regalò un piccolo volume: “Il birraio di Preston”. L’autore era Andrea Camilleri e la storia, che lessi con ingorda meraviglia, mi catturò per la sua struttura costruita con una eccezionale sequenza geometrica, catene di azioni che ad ogni capitolo, ritornavano su se stesse, perfettamente circolari.

Il racconto, suddiviso in paragrafi dove vicende parallele nello spazio e nel tempo si intrecciavano tra loro, poteva essere iniziato a metà del libro e concluso con la medesima, esemplare dinamica dei fatti e del pathos, esattamente al paragrafo precedente.

Non solo rimasi fulminato dalla bellezza dell’intreccio e da quella sicilianità che adornava il racconto con familiare complicità, ma tentai di rubacchiare quel magistrale modo di suddividere tempi, luoghi ed eventi senza mai perderne il filo. Ovviamente non fui mai all’altezza dell’eccelso Maestro, ma confesso che mi fu mentore e che, da quel giorno, mi rifeci a lui. La notizia della sua morte mi ha colpito moltissimo.

Non cito questi fatti per parlare di me, ma per omaggiare Andrea Camilleri e tributargli un ringraziamento strettamente personale in un contesto giornalistico dove ben illustri colleghi hanno già espresso le meritate lodi del grande uomo di molteplice cultura, protagonista assoluto della narrativa europea, con un percorso editoriale incredibile e 31 milioni di libri venduti in ogni angolo del mondo, padre del sul suo personaggio più noto e benvoluto, il commissario Montalbano. Il poliziotto acuto, riflessivo, buongustaio e lento, che ci ha portato a spasso tra gli angoli più belli dell’ipotetica Vicata, ambasciatore su tutte le tv d’Europa, di una Sicilia splendido mare, profumata, assolata, antica e ancora in anima di Magna Grecia.

Andrea Camilleri sceneggiatore Rai ai tempi del tenente Sheridan e del commissario Maigret, Andrea Camilleri professore di vita e scrittore dal 1978 in poi, maestro di metrica narrativa, impareggiabile, ironico, geniale funambolo di polizieschi “inarrivabile mano d’autore”, Andrea Camilleri voce narrante, incantevole affabulatore. Andrea Camilleri è un personaggio di cui, non solo l’Italia e la letteratura, non avrebbero mai potuto permettersi di fare a meno.

Eppure, il roteare dello spazio e del tempo reclama per tutti un gran finale e ogni vita è una storia che meriterebbe di essere scritta. Andrea Camilleri ha fatto di più. Non solo ha lasciato un indelebile percorso creativo, al quale, come è stato per me, consiglio ad ogni aspirante scrittore, di abbeverarsi a una fonte di così tanta bellezza che ha partorito siciliane, pirandelliane vicende destinate a diventare immortali.

I suoi personaggi resteranno vivi per il resto del tempo e il Maestro, nato a Porto Empedocle nel 1925, ci ha lasciato in preziosa eredità un inconfondibile linguaggio, un singolare schema descrittivo e un profondo amore per le storie della sua terra. Storie rubacchiate da dicerie e racconti, da cui distillava con rara ironia, personaggi e interpreti delle sue caleidoscopiche vicende impiantate in racconti d’una meridionale, primitiva, borbonica eleganza.

È un’eredità importante, sarebbe meraviglioso che nascesse in questo istante un altro Camilleri pronto a prenderne il testimone. Il commissario Montalbano ha ancora molti casi da sbrigare e troppe sue vicende personali sono ancora in sospeso. La criminalità non va in vacanza e nemmeno la tivù può farne a meno.

Andrea Camilleri non scriverà più, non per noi su questa Terra. Il suo volto antico, eroso e alfiere di un’altra era, resterà consegnato al ricordo da interviste, interventi culturali e ultimamente, da brevi antefatti che presentavano Montalbano, fino all’ultimo della sua lunga serie, quasi un epitaffio sussurrato tra i denti. Descrizioni meticolose del personaggio e quinte di sfuggenti particolari consegnate al pubblico con parole dipinte e lavorate; chiavi di volta di metafore e scenari paralleli celati tra le ampie stanze di ville padronali, muri a secco, lunghi e torridi panorami, e volti scavati dal tempo a spifferare menzogne o verità con fiero accento.

Sono alcuni tra i tanti fondali dell’antico sapor della Trinacria in cui mi vedo fondersi adesso lo spirito vivissimo del grande maestro. Lo immagino in un ipotetico chissà dove, luogo del mistero in cui dobbiamo credere o quantomeno sperare. Lo penso nell'"Oltre", in una nuova vita, intento a scrivere seduto a una cattedra celeste che già lo attendeva.

Pare vi sia una grande casa editrice in quel Paradiso dell’uguaglianza, ma dove lo scrivere racconti destinati al cosmo intero è concesso a pochi. Buon lavoro Maestro!

 

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